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Tutte le donnine del Presidente
Avrei voluto riprendere a scrivere prima. Ma ho sempre rimandato, perché c'era troppo rumore intorno. Aspettavo che smettesse il cicaleccio. E poi avevo da fare.
Ma siccome ne succedono troppe, mi sono decisa a rompere. Gli indugi.
Ho letto, come tutti immagino, la storia del papi. In effetti è impossibile non sentirne parlare, a meno di non seguire solo certi TG che, mi dicono, tendono a dare più spazio ai consigli su come affrontare il caldo o al servizio sulla cagnetta che allatta il cucciolo di coniglio.
La storia del papi ha molto colpito il popolo italiano e straniero, ed è facile capire perché. Se Berlusconi ruba (faccio un esempio), truffa (un altro esempio), corrompe (butto lì a caso) etc... uno s'indigna ammesso che capisca l'essenza della vicenda, ma la storia è noiosa, ci s'immagina uno scambio di valigette, riunioni, telefonate in codice, roba così, intrighi di gente vestita di grigio e con la pancia.
Invece quando entrano in gioco le ragazze, le feste, le cene, i regalini, le mignotte per dirla in breve, allora cambia tutto. E poi sui giornali si vedono immagini più divertenti con gente che brinda, gente nuda e gente che brinda nuda; si capisce al volo come vadano le cose, uno se lo immagina. La mignottaggine è un concetto basso e immediato che non necessita di preparazione specifica, potrei quasi dire che fa parte di noi.
E se fosse proprio qui dove l'asino casca? Dopo tutto quello che ha combinato offre il pretesto della lussuria, che è uno di quei vizi che si ammettono ammiccando? Perfino Al Capone venne incastrato per motivi meno ridicoli.
Busy
In seguito a numerose (due) richieste, volevo rassicurare tutti che io sto bene e così spero di voi.
La mia assenza è tutta colpa di Silvio.
Qualcuno dovrebbe spiegargli che il Consiglio di cui è Presidente, è maiuscolo e che quindi non deve sentirsi in dovere di dare suggerimenti, soprattutto ai disgraziati, che siano disoccupati o terremotati. Io per fortuna sono disoccupata, e non terremotata, e quindi non devo andare al mare in qualche accogliente albergo abruzzese. Ma faccio cose, vedo gente, mi muovo; non sto con le mani in mano insomma, cerco di darmi da fare. Proprio come ci ha detto lui. Che altrimenti mica ci sarei arrivata da sola, e mi sarei messa seduta su una seggiolina, spappolandomi il cervello davanti alla tv.
E invece me lo spappolo in altri mo(n)di.
Buona Pasqua.
Scusa ma ne faccio un altro
Dopo il successo cinematografico di "Scusa ma ti chiamo amore" di Federico Moccia e l'imminente sequel "Scusa ma ti voglio sposare", trapela già il titolo del terzo episodio della serie: "Abbi pazienza ma mi voglio separare".
Nella foto, un'intensa espressione del protagonista maschile.
Fashion
Mi rendo conto che la moda è un'industria, che dà lavoro a tanta gente, e figuriamoci se non sono sensibile al tema. Mi rendo conto che la moda italiana ci fa conoscere nel mondo e porta tanti soldi. Mi rendo conto che la sperimentazione anche in questo campo porta all'evoluzione e al cambiamento. Però. 
Però quando leggo queste cose sono sopraffatta da uno sconcertato senso del ridicolo.
Colgo due notazioni:
"pantaloni in tessuti formali ma stretti e corti alle caviglie, portati senza calze e con cravatte extra lunghe."
Le cravatte sono extra lunghe per coprire la caviglia scoperta? E questi pantaloni stretti e corti a chi donano? L'uomo medio ha la pancia, l'effetto Ciccio di Nonna Papera è assicurato.
"Ai piedi, si portano scarpe Fratelli R******* con cuciture 'in carne', cioé sottopelle (...)" Non sono esperta di calzoleria, ma queste scarpe gliele cuciono direttamente sui piedi? Immagino che la calzata sia perfetta, ma quanto costa avere un chirurgo a disposizione per le suture?
Tralascio il resto dell'articolo, che pure offre spunti di discussione, e mi chiedo se chi s'inventa certe cose ci è o ci fa. Io spero che ci faccia. Intanto ci fa ridere.
L'inviato di Dio (recensione poco seria di un romanzo serio)
L'ultima produzione letteraria di Aldo Costa, brillante copywriter piemontese, è un romanzo di sapore vintage che prende vita e compie il suo svolgimento tra le superbe vette di cime innevate. (Non sono pratica di montagna, sono geneticamente inadatta alla deambulazione su superfici che non siano piane e possibilmente asfaltate, ma so che le vette sono superbe e le cime innevate).
Ed è la montagna la vera protagonista della storia, che incombe come una divinità severa e splendida sulle vicende piccole e insieme terribili degli umani. Il protagonista è un giovane medico in crisi, in cerca di risposte (per le domande dovete leggere il libro) che, suo malgrado, si trova coinvolto in un mistero la cui soluzione metterà a rischio la sua stessa vita.
La narrazione ci accompagna attraverso le descrizioni di personaggi e ambienti naturali, con il linguaggio affascinante e chiaramente affascinato di chi la montagna la ama, come la ama il nostro autore.
Un romanzo godibile sia per la parte descrittiva che per la trama avvincente, perfetta per una versione cinematografica.
Aldo Costa, "L'inviato di Dio"
ed. Biblioteca degli scrittori piemontesi. pagg. 308
L'ultimo dell'anno con uno che gioca a Travian.
Serata ricca ed elegante nella Bassa Padana. Il padrone di casa, in un disinvolto spezzato di velluto a coste blu, con maglione giallo melange e camicia bordò (un casuale omaggio alla maggica Roma A.C.), con comode ciabatte scozzesi sul rosso e blu, organizza una serata all'insegna del gusto.
Dopo aver posizionato le truppe e incoraggiato i propri generali, si concederà all'unica ospite presente, cucinatrice (ché cuoca è davvero troppo) nonché narratrice dell'evento.
Di seguito il raffinato menù:
Antipasto becero: Crostini a base di fegatini di pollo, con fondamenta di burro.
Primo mono: Trionfo di Penne del vecchio contadino con ragù toscano.
Secondo porcello: Cotechino adagiato in un letto di purè di patate
Frutta mista: mandarini e banane
Dolci: Banane alla nutella, gelato con amarene.
Caffè
Vini: Marzemino del 2007
Vino dolce Brachetto per il brindisi di mezzanotte, con accompagnamento di uva bianca propiziatrice.
Durante la serata è prevista la proiezione dei seguenti film: Million dollars baby, Il labirinto del fauno, 28 settimane dopo. Non necessariamente in quest'ordine e compatibilmente con l'attività strategica del Comandante Generale Coordinatore Supremo dell'Alleanza.
Per i rituali botti avremo lanci virtuali con le catapulte.
Che poi uno crede che si faccia dell'ironia. E invece è tutto vero.
Buon anno.
Nata-che?
Gli Americani hanno la fissa dello spirito natalizio.
Subito dopo il giorno del ringraziamento i tacchini cedono il posto a pupazzetti, bastoncini di zucchero bianchi e rossi, renne, slitte, e, naturalmente, Babbo Natale (che lì si chiama Santa Claus, ma insomma è lui). Quello che manca totalmente nello spirito natalizio degli americani è il Natale. Non ho visto un solo simbolo religioso, forse qualche angioletto spaesato che, con una candelina in mano si chiedeva che diavolo (ops) ci facesse in mezzo agli omini di pan di zenzero. Il 25 dicembre si festeggia l'arrivo di Babbo Natale (iconograficamente rivisto e corretto secondo i dettami pubblicitari di una nota bevanda gassata), e questo famoso dickensiano spirito natalizio aleggia sulle luci colorate degli alberi. Di cristianesimo non si parla. Il che potrebbe anche non essere un male.
Giungono quindi a fagiuolo due notizie dagli Stati Uniti. La prima è di quella signora che è stata licenziata perché ai clienti dell'azienda dove lavorava augurava Buon Natale invece di buone vacanze, come era stato disposto dalla direzione, che intendeva così non oltraggiare i clienti non cristiani. Ne so qualcosa io di arrampicate sugli specchi per motivare una lettera di licenziamento, ma questa è davvero grottesca. Vorrei precisare che sebbene comprenda e condivida l'intenzione dei vertici aziendali, trovo ridicolo che diventi il pretesto per liberarsi di un'impiegata inadeguata (che comunque ha già trovato un nuovo lavoro, lei).
La seconda notizia è molto più drammatica.
Un uomo in California, vestito da Babbo Natale, ha fatto una strage familiare e poi si è ucciso. I valori della famiglia (non intesi come gioielli e obbligazioni), il Natale, i buoni sentimenti, i miracoli della notte magica, e viene giù dal ciel lento un dolce canto ammaliator, e il trionfo dell'amore. Balle. Sono furioso, vi odio e vi ammazzo.
E lo spirito natalizio? Il costume rosso con la barba bianca: perché assassino sì, ma rispettando la tradizione.
Oggi, 25 dicembre.
Quest'anno Bing Crosby è rimasto zitto, col cappellino d
a Babbo Natale e il papillon di agrifoglio.
Ho la tonsilla destra che duole, non ho finito in tempo il mio maglione luccicoso e ieri sera mi sono persa "Sette spose per sette fratelli". Dice nel periodo natalizio aumentano i casi di suicidio.
Vado ad accendere lo stereo, metto su "White Christmas".
Buon Natale.
Collocamento
Il giorno 15 dicembre 2008, alle ore 1 e 46, ricevo, in una delle mie caselle di posta elettronica, il seguente messaggio:
Immantinente chiamo Carlo, che stava assaltando con le sue truppe un villaggio limitrofo, e gli mostro la missiva. Lui si dichiara d'accordo e decide da quel momento in poi mi chiamerà affettuosamente "parassita della società". Incasso il danno biologico e decido di rispondere.
Non ho ancora ricevuto risposta. Immagino che la signora stia ancora raccogliendo le offerte di lavoro, catalogandole per area geografica e/o funzionale. La ringrazio per il gran lavoro che sta facendo per me. Perché noi parassiti siamo pigri, indolenti e menefreghisti, ma sappiamo essere riconoscenti. Si faccia riconoscere dunque, signora.
Cronache dal Mondo Nuovo: il ritorno.
Purtroppo il viaggio in America si è concluso con mal di gola, tosse, raffreddore e febbre. Ho preso troppi spifferi tra l'Oceano e Times Square. Ho finto di star bene durante i numerosi controlli all'aeroporto perché avevo paura che invece del check in mi facessero un check up, e così, con gran duolo alle orecchie in fase di atterraggio, sono tornata a casa malaticcia.
Dopo essere arrivati fino alla punta di Cape Cod, grazie anche alla mia guida disinvolta (così devono essere le macchine, un pedale per andare e uno per fermarsi, gli americani sono pratici e la frizione non la fanno nemmeno dal parrucchiere) siamo rientrati nel New Jersey la sera di martedì scorso.
Abbiamo quindi dedicato due intere giornate alla City, di cui vediamo uno scorcio dall'alto (faceva un freddo birbone al 67° piano). E sono riuscita a trascinare Carlo al MoMA, provocando le solite perplessità circa il valore artistico di alcune opere.

Quando ci era stato mio fratello aveva incontrato Woody Allen con Mia Farrow, io invece in dieci giorni non ho visto nessun famoso.
Ma sull'aereo da Parigi, ho riconosciuto in una delle hostess una mia compagna di prima elementare. E però non era lei.
Cronache dal Mondo Nuovo: on the road.
A corollario del giovedi di ringraziamento, non mi sono persa neppure il Black Friday, che è come il primo giorno dei saldi negli anni '70, quando andavo con mia madre a fare la fila per rinnovare il guardaroba. Gli sconti iniziano alle 5 del mattino e la gente impazzisce. A New York la folla indemoniata ha addirittura causato la morte di un impiegato di un grande magazzino.
Noi, più modestamente, ci siamo limitati a dare inizio a una lunga serie di tragitti sbagliati, con inversioni, manovre e imprecazioni dell'autista, che, sempre per motivi di brevità chiameremo Carlo.
Per poterci spostare autonomamente abbiamo noleggiato un'automobile. Per una casualità imperscrutabile ci è toccata una Mustang rossa del 2007, con targa della Virginia. E' una di quelle vetture molto grintose per le quali il modo di dire "salgo in macchina" non vale, dato che in realtà ci si deve calare dentro ottenendo una visuale ad altezza marciapiede.
Comunque dopo qualche tentativo volenteroso ma sbagliato, siamo arrivati al centro commerciale, dove mi sono comportata benissimo, spendendo talmente con assennatezza che ora son qui che mi pento di non essermi comprata nemmeno un monile.
Approfittando del mezzo ora siamo in viaggio; ieri sera abbiamo fatto tappa in un posto che si chiama Groton e abbiamo passato la serata in una riserva indiana trasformata in un Casinò ispirato a una riserva indiana. C'erano alberi finti e lupi imbalsamati che muovevano la coda e la testa. Il resto era un'umanità multietnica e multiforme ipnotizzata da macchine che con luci e suoni spingono a rovinarsi. Carlo ha giocato alla roulette elettronica e praticamente ci siamo ripagati la cena. Se non l'avessi trascinato via avrebbe continuato in nome di non so quale teoria matematica.
Stasera (domenica 30 novembre, 6 pm ora locale), siamo in prossimità di Boston. Da quando ho divorato i romanzi di Dennis Lehane mi è venuta una gran voglia di venirci, e magari incontrarlo mentre porta a spasso il cane. Carlo questo non lo sa, sennò non mi ci portava, ché già è nervoso perché con le mie indicazioni sbaglia strada due volte sì e una pure. Non si tratta di non saper leggere le mappe, si tratta di non saper interpretare la direzione della freccina. La signorina che sta dentro il navigatore dice di andare a destra anche quando invece si deve andare a diritto. Credo che abbia dell'astio nei nostri confronti perché ogni tanto facciamo di testa nostra, per questo io devo capire quando la direzione è ingannevole. Ma io non lo capisco e così oggi abbiamo vagato sotto la pioggia nel Connecticut prima e nel Massachussets poi, che tra l'altro sono posti molto suggestivi con i boschi autunnali, la bruma, le casine bianche con la bandiera e il dondolo sulla veranda.
Ora siamo approdati in uno di quei Motel con le entrate indipendenti, frequentati da adulteri, killer e rapitori con gli ostaggi. La stanza è grande e un po' rabberciata, freddina, mi devo lavare i denti con l'acqua calda che è una cosa che odio, ma se tutto va bene i vicini sono degli ispanici malavitosi e stanotte la polizia farà irruzione.
Mi tengo la macchina fotografica sul comodino, così il reportage sarà completo.
Cronache dal Mondo Nuovo - Thanksgiving day
Nell'immaginario di chiunque si sia sciroppato centinaia di film e telefilm americani, il giorno del ringraziamento è un evento familiare e misterioso insieme. Non si sa se avvenga veramente o se faccia parte della mitologia cinematografica, come lo è stato il Presidente nero finché non lo hanno reso reale.
Ora io so.
Per gli americani, intesi come abitanti degli Stati uniti d'America è la festa più importante dell'anno, anche più del Natale. Il simbolo del giorno del ringraziamento è il tacchino e sebbene lo rappresentino colorato, col cappellino e il sorriso sul becco, la collocazione finale di un tacchino è dentro un forno, morto.
Stamattina, o meglio ieri, giovedi insomma, (alle 10 ora locale) mi trovavo intrappolata in mezzo alla folla che esultava per dei palloni gonfiati. Anche da noi succede, ma questa volta non eravamo in uno stadio. Per le strade di New York in questo giorno di grande festa avviene una sfilata di enormi palloni a forma di quello che gli viene in mente. Il nesso con la rievocazione del primo raccolto ai tempi dei Padri Pellegrini mi sfugge. Comunque dovevo essere in un qualche punto indefinito di una strada tipo la 42esima, o la Quinta, o Broadway, con tutti gli accessori di prassi, come i poliziotti grassi e neri, le famiglie ispaniche eccetera. Inutile che stia a descrivere qualcosa che tutti conosciamo benissimo.
Dopo esserci sfracellati i piedi e congelati il naso, dopo aver consumato un hot dog per la strada, un pranzo a base di patate fritte, bistecca e ancora patate fritte (tanto che il mio fegato mi ha minacciato di entrare in sciopero) ci siamo recati a casa di una cugina dell'astrombettista (che da qui in poi per brevità chiamerò col nome in codice "Carlo") dove abbiamo trascorso ben cinque ore in mezzo a una ventina di persone pressoché sconosciute, tra cui sette bambini sotto i dieci anni e un delizioso barboncino bianco che cercava di accoppiarsi con le gambe di chi gli capitava sotto (e anche di lato).
Noi eravamo gli ospiti dall'Italia, e modestamente ho fatto la mia porca figura. Ho dalla mia che quando mi chiedono di dove sono e dico "Firenze" (anzi Florence), soprattutto dalle signore presenti scatta il sospiro ululante "Oh my God! Amaaaziing!!" e io tutta soddisfatta sorrido "Ebbene sì".
Incredibilmente, almeno dal mio punto di vista, mi sono ritrovata per tre volte a dover spiegare ad interlocutori attoniti che la differenza di festeggiamento tra Italia e Stati Uniti in questo giorno così sentito, è che noi il Giorno del Ringraziamento non ce l'abbiamo. "Ma non avete nemmeno una festa cattolica?" mi ha detto uno. "Sì, certo ma non in questo periodo". E mi guardava incredulo.
Per completezza di informazione le persone in questione erano di un ceto sociale medio-alto, professionisti istruiti, benestanti e -credevo- informati. Un po' per consolarli e un po' perché non si sa mai, ho tenuto a precisare però che "Noi non ce l'abbiamo il Giorno del Ringraziamento. Per ora".
A conforto di eventuali future nuove acquisizioni, posso testimoniare che il tacchino con la salsa di mirtilli è mangiabile.
Cronache dal Nuovo Mondo - Andata
Il wireless dello zio che ci ospita mi rende possibile aggiornare qui per lì la narrazione del viaggio. Che ha avuto un inizio col botto. E non per modo di dire.
Alle ore 4 del mattino, mentre ci stavamo preparando per andare all'aeroporto, un'auto parcheggiata sotto casa dell'astrombettista ha preso fuoco. Le cause sono da accertare. A un'auto di distanza la vettura del summentovato veniva investita dall'ondata di fiamme riportando danni alla fiancata sinistra, con perdita della ruota anteriore e parte della carrozzeria. Nel gelo della cupa notte padana ho visto il mio compagno di viaggio gettarsi nel fuoco ancora in pigiama, sprezzante del pericolo, per mettere il salvo l'automobile in via di scioglimento. Per un attimo, tremando, ho aspettato l'esplosione nel momento in cui avrebbe girato la chiave dell'accensione. Il panico mi ha attraversato fin dentro le ossa, ma poi mi sono ricordata che avevo fatto l'assicurazione per la rinuncia al viaggio.
Nonostante questo ardente imprevisto siamo partiti, ma a ondate intermittenti il pensiero della macchina infortunata lo fa incupire e imprecare. Ho deciso che al mio ritorno chiederò al padrone dell'auto responsabile dell'incendio i danni biologici per la vacanza parzialmente rovinata.
In confronto all'esordio esplosivo, il viaggio è stato soporifero. Ho volato da Bologna a Parigi con un bambino calciante nel sedile dietro di me, e da Parigi a Newark con un polacco calciante e urlante. Tanto che sono arrivata a rimpiangere il muro di Berlino.
Innumerevoli naturalmente i controlli di documenti e bagagli. A Parigi gli addetti alla sicurezza (che non parlano inglese, e poi dicono di noi italiani) hanno scrutato con sospetto la mia boccetta di liquido per le lenti a contatto, probabile ricettacolo e portatore di letali armi batteriologiche.
Infine, dopo 14 ore di viaggio, tutti stropicciati siamo arrivati all'ultimo varco, dove ci hanno preso le impronte digitali e fatto la fotografia. Mi sono sentita tanto bambina rom.
La valigia sul letto, quella di un lungo viaggio.
Ho latitato, ma da quando sono disoccupata ho troppe cose da fare e poco tempo per raccontare.
Ieri sera ho compilato il questionario online per l'ingresso negli Stati Uniti d'America. Perché mercoledi io prendo il volo verso il Nuovo Mondo e quindi ho dichiarato di non avere compiuto crimini nazisti e di non avere intenzione di rapire minori. In fondo gli americani sono ingenui, basta che gli dici che non sei un terrorista e loro ci credono.
Nel frattempo ho fatto carriera in Second Life e ora sono una manager musicale. Lo so che fa ridere, ridete pure.
Ora devo controllare la lista delle cose da fare e delle cose da portare. Se mi riesce terrò un diario del viaggio in tempo abbastanza reale, mi porto il portatile (nomen omen) e prenderò appunti.
Speriamo bene. Non volo con Alitalia, ma speriamo bene lo stesso.
A-A-Abbronzatissimo
Conoscendo un po' -forza-italia-tamente- Berlusconi, sono convinta che definire "abbronzato" Obama sia stato solo un maldestro tentativo di fare uno spiritoso complimento. Per la gente come lui l'abbronzatura è un merito, un simbolo di agiatezza, evocatrice di yacht, spiagge esotiche o lettini abbronzanti. Per la gente come lui il colore della pelle davvero non conta, essendo altri i parametri di giudizio, altre le doti importanti (potere e soldi per esempio).
La battuta era leggerina e di poco conto. Io stessa feci un'osservazione analoga quando ho visto il bimbo che una mia cugina ha adottato, un delizioso e "abbronzato" piccino proveniente dalla Cambogia.
Ma lui, il Silvio, non è uno qualunque che fa la battutina in famiglia o con gli amici al baretto sotto casa. E' un Presidente che parla di un altro Presidente, in pubblico. Per questo ritengo che Berlusconi, più della sua battuta, sia da stigmatizzare senza riserve, perché è recidivo, perché ci fa fare delle pessime figure in tutto il pianeta, perché noi saremo imbecilli ma lui sembra del tutto inconsapevole e fuori dal mondo. E questo per un Presidente del Consiglio è certamente molto peggio. Auguro a lui e a tutti coloro che l'hanno votato un'ondata di vergogna.
Rien ne va plus! Il nero vince
So per certo che McCain ci è rimasto molto male, e la Palin ha pianto. Quell'animo nobile e delicato, devota madre di famiglia e sterminatrice di passerotti, tornerà al focolare domestico e all'educazione dei figli in nome di Dio e della Patria, assicurandosi che le uniche canne che entrano in casa siano quelle dei suoi fucili.
E ora l'America cambia pelle. Siamo tutti lì ad aspettare, speranzosi, guardando questo giovane (sì, giovane) Presidente che dovrebbe aggiustare tutti i guai degli Americani, e quindi un po' anche dei nostri. Ovviamente, mentre tutti si congratulano, se non altro per buona educazione e diplomazia, non è mancata una voce stonata e fuori tempo. L'onorevole senatore di cui non farò il nome, probabilmente dopo una nottata poco serena, deve aver confuso Obama con Osama e Biden con Bin Laden, e si è lasciato scappare una dichiarazione poco onorevole.Ci dobbiamo sempre far riconoscere.
Io sono contenta. Mi associo alla speranza di cambiamento, plaudo alla scelta degli americani, mi congratulo col mio giovane (giovane) coetaneo e mi preparo alla partenza. Vado a festeggiare di persona e gli porto du' cantuccini col vin santo.
Seguiranno aggiornamenti.
Equilibrio (mi sento così)
Attraversare mezza Firenze sotto la pioggia, con gli alberi di piazza Indipendenza verdi, gialli e marroni e la musica di Nick Drake nelle orecchie.
Sublime.
Li rinnego
Se ne parla molto, si raccolgono firme, e anche su facebook (naturalmente) si sono attivati. Vorrei quindi solo fare poche considerazioni che mi vengono direttamente dallo stomaco.
Ho sentito questo servizio, con le interviste a studenti del Liceo Scientifico (sottolineo, studenti di liceo, non zappatori ottantenni analfabeti) di Aversa (Caserta, Italia, Europa) e ho pensato ad altre interviste, in cui si lamenta l'assenza dello Stato, perché non ci sono servizi, perché non c'è lavoro e sono costretti ad andarsene.
Qual è il senso dello Stato per loro, che cosa stanno imparando, chi sono i loro insegnanti, che razza di genitori hanno, che libri leggono, che Liceo è quello, che cosa diventeranno?
Io non li riconosco come miei connazionali, d'ora in poi mi faccio i fatti miei e non proverò un briciolo di compartecipazione. Lasciamoli circolare in motorino senza casco, lasciamoli soli.
Saviano è 'nu scemo, e noi con lui.
Gli ereditieri
Non ho mai pensato di ammazzare i miei genitori. Forse qualche volta un pensierino sui miei fratelli ce l'ho fatto, ma mai, giuro, mai per motivi economici. Mi sarei accontentata della loro sparizione, insomma di non ritrovarmeli tra i piedi, e questo non avrebbe influito sull'eventuale spartizione dell'eredità.
Invece Ferdinando Carretta e Pietro Maso no, loro li hanno fatti fuori per avere i soldi.
Il delitto di Carretta è stato completo, perché non solo ha ammazzato babbo, mamma e fratello, ma ci ha costretti a sorbire anni di "Chi l'ha visto" con illazioni del tipo: sono andati via in camper e ora vendono il cocomero a Porto Domingo. In realtà erano cibo per i vermi del giardinetto di casa. Gli investigatori poi notarono la vegetazione particolarmente florida e gli chiesero il tipo di concime usato. Lo sventurato rispose: biologico.
L'altro invece, il Maso, è stato più avventato. Era giovane, inesperto, superficiale. L'hanno sgamato dopo soli due giorni di indagini. Me lo ricordo col foularino al collo come un vecchio puttaniere. La concezione di eleganza del ragazzo era pari al suo agire: grossolano e poco raffinato. Il lavoro è stato imperfetto e incompleto, dacché c'erano anche due sorelle da far fuori; secondo me ha sottovalutato la cosa. Un conto è essere figli unici di madre vedova, un conto è avere dover accoppare tre, quattro persone. E' roba da professionisti, o bisogna prepararsi molto, ma molto bene.
Ora tutti e due gli assassini sono tornati parzialmente in circolazione, e tutti sono indignati ovviamente. E anche un po' preoccupati.
Io no, che di soldi ne ho davvero pochi, e di figli ancora meno.
Come nel '29, però peggio (perché ci siamo noi)
Seguo con ansia e preoccupazione la grave crisi delle Borse.
Non ho capito niente di quello che sta succedendo, e me ne dispiaccio, come mi duole sempre quando non so e/o non capisco qualcosa.
C'è qualcosa di basilare che mi sfugge. Io immagino il denaro come un'energia: può avere varie forme, e passare da una all'altra. Quindi com'è possibile che tutti lo perdano? Il Nasdaq va giù, il Mib precipita, Tokio in picchiata... e siamo a tre continenti in perdita. Restano l'Africa, di cui è palese lo stato di sofferenza atavica, e l'Oceania. Non c'è che Sidney. Lì si stanno arricchendo, dev'essere così per forza. Eppure non ho letto da nessuna parte che in Australia stiano aumentando i milionari. Ma non può essere che così. Forse va forte il mercato delle pecore, delle mucche, dei boomerang, dei borsellini in pelliccia di canguro (l'ho avuto... orribile). 
Mia madre tutti i giorni chiede a me cosa dobbiamo fare dei nostri risparmi. Data la situazione mondiale, il mio stato di disoccupazione e la mia analisi dei mercati finanziari ho deciso che il mio futuro sono gli ornitorinchi. Ora chiamo lo zio Vincenzo e parto.
Ironica alla radio
Se qualcuno avesse la curiosità di sentire la mia voce, oltre a telefonarmi, può sintonizzarsi domattina dalle ore 10 alle 11, su Radio 24.
Parteciperò alla trasmissione di Gianluca Nicoletti "Melog", che domani si occupa di maghi. Ho raccontato di quella volta che ho accompagnato dal mago la mia amica in odor di separazione.
E pensare che un tempo quando dovevo parlare al telefono avevo gli attacchi di panico.
Addio Mr. Newman 
Molti anni fa la RAI aveva solo due canali (non si parlava ancora di reti), e il lunedi sera c'era un film. Dovevo essere preadolescente quando uno di quei lunedi, vidi per la prima volta "La lunga estate calda".
Il film contiene uno dei baci più emozionanti della storia del cinema. Quando Ben Quick, in camicia e papillon da commesso, si avvicina lentamente e bacia Clara nel negozio di suo padre, io, forse nemmeno teen ager, intuii che in quella faccenda ci doveva essere del buono.
Devo quindi anche a Paul Newman l'incipit della mia formazione sentimental-sensuale. E se poi le cose non sono andate come in un film, non è certo per colpa sua.
La foto è d'uopo, ma ho scelto questa dove non era più nello splendore dei suoi vent'anni, perché uno così, già un po' segnato e coi capelli grigi, io me lo sogno...
Questo l'ho già sentito
Interrompo il momentaneo silenzio per chiarire che questo non è il mio ex capo.
Però potrebbe. Parla esattamente come lui.
Per la serie: in miniera.
Una oscura showgirl ventenne e sedicente vergine, ha pubblicamente offerto la possibilità di inaugurare il suo pertugio riproduttivo a chiunque sia disposto a pagare un milione di euro. Ha detto che se l'uomo non le piacerà si aiuterà con del vino. Se poi l'aspirante defloratore fosse un vecchio bavoso e viscido, le consiglio il cloroformio direttamente.
Non so perché, ma mi farebbe piacere che nessuno le rispondesse.
World blackout
Vi segnalo l'iniziativa che ho trovato su Facebook (il mio giocattolo del momento). Mercoledi 17 settembre si chiede di spengere le luci e ogni apparecchio elettrico possibile (no, il ventilatore polmonare non va spento). I dettagli qui di seguito, compresa la spiegazione in italiano ripresa direttamente dalla pagina dell' iniziativa, prima della mia segnalazione (ora l'hanno corretto ma così è più divertente).
mercoledì 17 settembre 2008
Ora: 21.50 - 22.00
Luogo: All the World, any place you are at September 17
Indirizzo: People all over the world in their home.
Italian:
Nerezza in tutto il mondo: Il 17 settembre 2008, a partire dalle ore di 21:50 alle ore di 22:00 nell'ora locale del vostro paese. La proposta è di spegnere tutte le luci ed altretanti apparecchi elettrici come possibile, per dare al nostro pianeta un "alito". Se la partecipazione è in modo schiacciante, il risparmio di energia può essere enorme. Chiuso appena tutto giù per dieci minuti, vedere che cosa accade. Ricordi: l'unità è potere. Il Internet può così essere enorme potente - ed ancora più di quello. Sparga la parola, se avete amici all'estero, prego trasmettono questo messaggio loro.
Chiaro, no?
Survivors
E così la fine del mondo non c'è stata. Stamattina alle dieci mi sono fermata ad ascoltare: nemmeno un boato, un botto, uno scricchiolio proveniente da nord. Pare che l'esperimento del CERN sia riuscito senza la catastrofe annunciata: è stato solo un gran giramento di protoni.
Sinceramente l'idea che un avvenimento così importante per l'umanità nascesse proprio da Ginevra non mi entusiasmava. Ma come, il paese cuscinetto che si trasforma in buco nero e ci fagocita alle dieci del mattino?
Mi risulta che la fine del mondo avverrà invece nel 2012 (il 21 dicembre, per la precisione). Questo, oltre a farmi decidere di godermi la disoccupazione, mi rassicura che riuscirò a vedere l'ultima puntata di Lost.
Sono nel giro
Dal 27 agosto faccio parte di un social network che si chiama Facebook. E' come quei siti per cuori più o meno solitari, in cui ci si mette in vetrina. Un catalogo umano. Solo che questo non è espressamente un sito di incontri. E' un social network, appunto, che non vuole dire praticamente niente, se non che si può accedere ai profili ottenendo l'autorizzazione del profilato (cioè dell'esemplare in catalogo) e leggere così quello che fa gente di cui, nella maggior parte dei casi, non ci importa niente. Si può interagire in vari modi. Il peggiore è l'invio di gadget virtuali come regalini, pupazzetti, quiz, premi, giochini, "aggeggi". Ovviamente le persone più interessanti non reagiscono mai. Io infatti raramente accetto questi gadget.
Ad oggi ho accumulato 72 amici. Di cui 5 conosciuti personalmente, con 8 ho interagito almeno in modo virtuale, 14 sono personaggi più o meno famosi, e il resto sono degli sconosciuti assoluti (e prevedo che tali rimarranno).
La parte più divertente per me è ricevere le email di conferma nella posta elettronica. Sono messaggi automatici, ma il colpo d'occhio è notevole. Di seguito un'immagine catturata dalla cartella della mia posta riservata a Facebook.
Il mio fiore all'occhiello è aver messo in contatto Chuck Palahniuk con Ferzan Ozpetek. Se ne verrà fuori un film penso di meritare almeno un ruolo cameo, un invito alla Prima o almeno un biglietto con lo sconto. Ma il mio colpo grosso è aver scovato e ottenuto l'amicizia di Lee Curreri, che per quei disgraziati nati dopo di me, è nientepopodimeno che Bruno di "Fame" (film e telefilm). Per tutti gli altri è inutile che descriva lo stato di ebbrezza che mi ha procurato questo incontro virtuale. Speravo di trovare anche Carlo Imperato (alias Amatullo) e la signorina Grant (alias Debbie Allen), invece ho trovato Daniele Piombi e Marina Viro.
Non si può avere tutto dalla vita (nemmeno dalla Seconda).
Viaggio in Spagna 3: Barcellona.
Se a Valencia tutto è sotto l'egida di Calatrava, a Barcellona imperversa l'opera architettonica di Antonio Gaudì, uno che, ad analizzare grossolanamente quello che ha fatto, tanto bene col cervello non stava. 
Come si dice in questi casi, il suo talento visionario ha lasciato a Barcellona numerose e caratteristiche costruzioni. Le opere di Gaudì, come tutti sanno (quelli che lo sanno) sono caratterizzate da linee curve, forme e strutture ispirate alla natura e rivestimenti colorati perfetti in un parco, curiosamente utilizzati nell'edilizia civile (abitazioni), intollerabile (a mio parere) in quello che però viene definito un capolavoro, che è il "Tempio espiatorio della Sacra famiglia", conosciuto in lingua catalana e/o castigliana "Sagrada Familia".
Trattasi di un originalissimo e unico esempio di "gotico floreale deco art-noveau cubista forse anche un poco dadaista con un tocco". Il tocco era Gaudì, appunto, che ha trascorso gli ultimi 15 anni della sua vita dedicandosi esclusivamente al progetto di questa enorme basilica. 
I miei compagni di viaggio erano estasiati di fronte all'immane opera tutt'ora in costruzione. Io un po' meno. Avevo già visto la Sagrada Familia sedici anni fa, ma solo dall'esterno, stavolta ci entrata dentro e ho subito pensato a un incubo. 
Devo ammettere che come Tempio espiatorio è perfetto, fa proprio paura: c'è anche una statua che ricorda Belfagor il fantasma del Louvre. Il resto è di una grandiosità che tende a intimidire i credenti. A me venivano in mente i racconti di Lovecraft e Poe: secondo me quando sarà terminata la basilica, una forza demoniaca s'impossesserà del prete durante la consacrazione, e le colonne si animeranno, e si spalancherà il pavimento e tutti verranno ingoiati dall'abisso dove un mostro con mille bocche affamate risucchierà i fedeli espianti (participio presente di espiare).
Faceva molto caldo, quel giorno a Barcellona.
New toy
Facebook è quella cosa per cui può succedere che arrivi un'email con questo oggetto: Chuck Palahniuk ha accettato la tua richiesta di amicizia su Facebook.
Viaggio in Spagna 2: Valencia
Il soggiorno a Valencia si è limitato a una mattinata nella città vecchia e al pomeriggio nella città nuova.
L'impressione generale è di una città in espansione, originale e piena di sé. Biligue e fiera, elegante e piena di vestigia del passato. Una gran bella città che è stata governata per 500 anni dagli arabi quando ancora erano tolleranti quanto i cristiani, quando lo sono.
La città è attraversata dal fiume Turia che però, siccome, come fanno a volte i fiumi - e io lo so bene - ha straripato qualche volta, hanno deciso di punirlo, spostandolo fuori dal centro abitato. Quindi se un fiume si definisce come corso d'acqua, a Valencia il fiume non c'è. Eppure loro dicono di sì. Di fatto sono rimasti i ponti, e il letto è stato ristrutturato e adibito a parco cittadino attrezzato per molti tipi di sport.
L'eroe cittadino è Santiago Calatrava, l'architetto gloria locale, che, da quante volte l'ha rammentato la guida ho capito che ha progettato svariati ponti, la cosiddetta città delle arti e delle scienze, le panchine del parco, la casa della Barbie dalla nipote della sindachessa e le pensiline degli autobus. Suo è anche il discusso nuovo ponte costruito a Venezia, che tanto piace a Tinto Brass perché essendo trasparente da sotto si può sbirciare sotto le gonne delle donne (sic!).
Oltre alla paella si può gustare una tipica bevanda simile al latte di mandorle, che viene fatta con un piccolo tubero che si chiama xufa, da cui il nome orchata. (Ovvio no?).
Nella foto del 16 agosto il ponte ancora in via di completamento, in vista del GP di Formula 1 che si è svolto una settimana dopo, il 24 agosto. Ce l'hanno fatta. 