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Dogville
Quest’uomo mi innervosisce.
Perché ogni volta che vedo un film di Lars Von Trier esco dal cinema con la voglia di picchiarlo?
Mi sa che da piccino è andato a scuola dai preti. I suoi film sono tutti ambientati in valli di lacrime, dove soprattutto le donne sono nate per soffrire. Le sue storie sono piene di patimenti, espiazioni, colpe, sacrifici. Anche Dogville. Stavolta però un po’ di soddisfazione me l’ha data.
Siamo negli anni ’30.
In quel tempo la vita scorreva tranquilla e sempre uguale nel piccolo paese di Dogville. E allora Iddio decise di donare alla piccola comunità l’opportunità di avvicinarsi alla luce divina, e fu così che, per metterla alla prova, inviò la Grazia, che era bionda e bella come una ballerina del Moulin Rouge.
Ma gli uomini (e le donne, e anche i bambini) erano malvagi nell’animo e allora la povera Grace patisce (ovviamente) per quasi tutto il film in un crescendo di tribolazioni che la conducono a una vita da cane (le mettono perfino il collare). 
Dopo quasi tre ore di questa solfa, arriva l’angelo sterminatore con la faccia di James Caan e il macchinone, e allora si capisce che la cattiveria non paga (però ammazza) e che il cane è il miglior amico della donna (in questo caso).
Mi è piaciuto, anche se durante il primo tempo ho fatto un pisolino, ma credo che a Lars questo non dispiacerebbe.
QUIZ DIFFICILINO

Chi lo riconosce?
Vincitori: testina & polenta.
Frivolezze
Vado matta per le giacche con le frange. Come quelle di Elvis e Little Tony.
E poi mi piacciono i diamanti. Ma anche gli strass vanno bene. Vorrei una corona, o almeno un diadema.

A un prossimo gay pride vorrei vestirmi da drag queen.
Una seratina coi fiocchi.
Supponiamo che:
1. abbiate appuntamento per assistere a uno spettacolo teatrale,
2. piova a dirotto e che ci siano ingorghi che impediscono il passaggio dei mezzi pubblici,
3. non ci siano taxi disponibili.
Supponiamo che l’autobus passi quando hanno già dato il “chi è di scena”. Fate un cazziatone al povero autista che balbetta giustificazioni a cui non crede neppure lui. Minacciate rappresaglie contro l’Azienda, chiederete il rimborso del biglietto, potevate almeno avvertire l’utenza. E poi siete anche certificati ISO 9001! (non ho mica studiato per niente). Un passeggero furibondo lancia improperi verso Berlusconi e chi l’ha votato. Una signora impellicciata, che stava anch’essa lamentandosi, borbotta che a lei di Berlusconi non importa ma che i mezzi pubblici non funzionano è uno scandalo!
Quando si arriva alla fermata, dal dragobrucoã schizzano come proiettili impazziti spettatori e spettatrici.
Arrivate in ritardo, hanno lasciato il vostro biglietto alla maschera all’ingresso. Entrate in platea affannati e spettinati e non osate disturbare lo spettacolo. Appena riballano e ricantano predo possesso del mio posto (ma guarda, è proprio in mezzo alla fila). Per fortuna c’è un posto esterno libero (anche migliore di quello che vi è stato assegnato).
Assistete al primo tempo seduti accanto a un anziano sconosciuto.
Moseca. Applausi. Intervallo: si accendono le luci.
- Ce l’ho fatta finalmente! Ciao ciao, piacere piacere.
Nel fumoir è vietato fumare (smile).
- Potete darmi uno strappo a casa dopo?
- Ma noi dopo andiamo a cena, vuoi venire?
Io ho ingollato un involtino in tre minuti e mezzo prima di uscire.
- No, grazie. Allora speriamo di trovare un taxi. (Sorridi, sei su candid camera)
Mi siedo nel mio posto incastrato nel mezzo.
Assisto al secondo tempo seduta in mezzo a due sconosciuti. Non molto anziani stavolta.
E adesso come cavolo faccio a tornare a casa? E’ tutto intasato, non ce la farò mai a prendere l’ultimo dragobrucoã, e figurati se trovo un taxi. Piove, tutti i taxi saranno occupati. Dovrò tornare a piedi, mi violenteranno, resterò choccata per tutta la vita, chissà che percentuale di invalidità potrei ottenere. Bella roba però, non c’è un cane che potrebbe venirmi a prendere, è uno schifo, potrebbero farmi a pezzi e non se ne accorgerebbe nessuno fino a domattina.Quanti soldi ho? Che mi potrebbero rubare? Il cellulare. Tanto funziona male, mi da’ errore un’altra volta, così non posso nemmeno chiamare la polizia. Basta, è l’ultima volta che succede. Sotto casa mi devono venire a prendere, non voglio fare nemmeno la salitina del cortile da sola. Nei film gli uomini vanno a prendere le donne a casa e le riaccompagnano. Qui nessuno mi vuole bene, nessuno si preoccupa per me. Nemmeno uno straccio di accompagnatore. Come diavolo ci torno a casa io? E quando finisce ‘sta scemenza?
Applausi. Bravi bravi. Andiamo via.
Piove governo ladrissimo.
-Allora se non vieni con noi a cena… ciao eh. Grazie della compagnia. (Esce)
E così restate sotto la pioggia con il cellulare che, come in uno dei miei incubi ricorrenti, non prende la linea, da’ errore, si riempie di acqua, vi si scioglie tra le mani…
E quando arriva il taxi Berna 2, salutate il taxista come se fosse un vecchio amico. Ed è allora che notate il crocifisso attaccato allo specchietto, le immaginette sacre sul cruscotto. Nella scena finale voi sospirate di sollievo e il taxista sorridendo ammiccante alla cinepresa, rivela al pubblico in sala una piccola, scintillante aureola.
The End
Se qualcuno lo avesse notato...
... sto cancellando alcuni commenti. Posso sopportare quasi tutto, perfino che Stefanone insegni alla Portinaia come appestarci con le faccine animate.
Ma quello che lascia commenti privi di senso, solo per farsi pubblicità... NO.
Capito Jack?
F.to Ironica incazzosetta.
BEHEMOTH
Il gatto, che se ne stava eretto sulle zampe posteriori tutto imbrattato di polvere, in quel mentre stava salutando Margherita. Ora al collo del gatto era apparso un cravattino bianco da frac, e al petto, appeso a un cordino, un binocolo da signora di madreperla. Oltre a ciò, i baffi del gatto erano dorati.
"Ma che roba è questa?" esclamò Woland. "Perchè ti sei dorato i baffi? E a che diavolo ti serve una cravatta se non porti nemmeno i pantaloni?"
"I pantaloni non s'addicono a un gatto, messere," rispose il gatto con grande dignità "non vorrà mica ordinarmi di indossare anche gli stivali? Un gatto con gli stivali lo si trova soltanto nelle favole, messere. Ma lei ha mai visto qualcuno senza cravatta a un ballo? Non ho intenzione di ritrovarmi in qualche buffa situazione e rischiare che me le diano tra capo e collo! Ognuno s'abbellisce come può. Faccia conto che quanto ho appena detto si riferisca anche al binocolo, messere!"
"Ma i baffi?..."
"Non capisco" obiettò secco il gatto "perchè mai quest'oggi Azazello e Korov'ëv, radendosi, si siano potuti cospargere di cipria bianca, e in che cosa essa sia migliore dell'oro? Mi sono incipriato i baffi, ecco tutto! Altra cosa sarebbe se mi fossi rasato! Un gatto rasato è effettivamente un assurdo, sono pronto ad ammetterlo cento volte. Ma in generale," e qui la voce del gatto ebbe un tremito offeso "vedo che a me vengono sollevati certi cavilli, e vedo che dinanzi a me si pone un problema molto serio, se venire o meno al ballo. Che mi dice a questo proposito, messere?"
E per l'offesa il gatto si gonfiò a tal punto, che sembrò che da un secondo all'altro potesse scoppiare.
(Michail Bulgakov, "Il Maestro e Margherita")
Quanto t’ho amato (R. Benigni, V. Cerami, N. Piovani)
(nel caso qualcuno volesse fare una serenata)
Fa Do Sib# Lam Fa Do Sib Mib6 Lam9
Lam9 Mib9
Se tu mi avessi chiesto "Come stai?"
Lam9 Mi7
se tu mi avessi chiesto "dove andiamo?"
Re9 Fam6
t'avrei risposto "bene, certo sai"
Do Lam Mi7
ti parlo però senza fiato.
Lam Lam7 Re
Mi perdo nel tuo sguardo colossale,
Sol Do Fa7+ Lam9
la stella polare sei tu, mi sfiori e ridi no, cosi non vale
Rem Rem/La Sol Sol5+
non parlo e se non parlo poi sto male.
Do Lam7 Rem Rem/La
Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai,
Fam6 Sol Do Do/Sol
e non lo sai perché non te l'ho detto mai.
Lam Rem Mi7 Lam Sol
Anche se resto in silenzio, tu lo capisci da te.
Do Lam7 Rem Rem/La
Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai,
Fam6 Mi7 Lam Midim
non l'ho mai detto e non te lo dirò mai.
Fam Do Sol Do
Nell'amor le parole non contano conta la musica.
Se tu mi avessi chiesto "Che si fa?"
se tu mi avessi chiesto "dove andiamo?"
t'avrei risposto dove il vento va
le nuvole fanno un ricamo.
Mi piove sulla testa un temporale
il cielo nascosto sei tu,
ma poi si perde in mezzo alle parole
per questo io non parlo e poi sto male.
Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
e non lo sai perché non te l'ho detto mai.
Anche se resto in silenzio, tu lo capisci da te
Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
non l'ho mai detto e non te lo dirò mai
nell'amor le parole non contano conta la musica.
Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
non l'ho mai detto ma un giorno capirai
nell'amor le parole non contano conta la musica.
SE ANCHE LUI AVESSE UN BLOG

“Dall'ultima volta che ci siamo sentiti ci sono stati, nella mia vita privata, molti mutamenti significativi, di cui stasera possiamo parlare per, come dire, valutarli.
Ho cambiato casa. Comincio dall'inizio. Prima abitavo nell'East Side, a Manhattan, ma venivo continuamente rapinato, aggredito e sadicamente picchiato nelle gengive. Allora mi sono trasferito in un palazzo di Park Avenue, uno di quei palazzi col portiere in livrea, sorvegliatissimo, costosissimo e magnifico. Ci abitavo da due settimane quando sono stato aggredito dal portiere.
Non so cos'altro c'è di nuovo… Ah sì! Dall'ultima volta che ci siamo sentiti sono diventato una Società in Accomandita. L'anno scorso, ebbi difficoltà col fisco. Volevo dedurre dal reddito imponibile la spesa per lo psicanalista, in quanto "cure mediche", ma all'Ufficio Imposte Dirette mi dissero che rientrava sotto la voce "divertimenti". Si arrivò a un compromesso, rubricandola come "contributi religiosi".
Quest'anno dunque ho fondato una società. Io ne sono il presidente, mia madre ha la vice-presidenza, mio padre ne è il segretario perpetuo, mia nonna il tesoriere. Mio zio è nel Consiglio d'Amministrazione. Si sono coalizzati e hanno cercato di dimissionarmi. Io ho stretto un'alleanza di interessi con lo zio e abbiamo mandato mia nonna in galera.
Mi sono iscritto all'università, per laurearmi in filosofia. Frequentavo corsi di filosofia teoretica, come "Verità e Bellezza" e "Introduzione a Dio", nonché "Propedeutica alla Morte". Fui espulso, alla fine del primo anno, perché sorpreso a copiare all'esame scritto di metafisica. Sbirciavo dentro l'anima del mio compagno di banco.
In seguito alla mia espulsione, mia madre - donna molto sensibile - si chiuse in bagno e si fece un'overdose di pedine della dama.
Sono stato in analisi. Questo lo saprete già, sul mio conto. Da giovane, andavo in terapia di gruppo poiché non potevo permettermi una psicanalisi individuale. Fra noialtri nevrotici si disputava un campionato di baseball. Io ero il capitano della squadra dei Paranoici Latenti. Le partite si svolgevano la domenica mattina. Memorabile l'incontro fra Rosicchiatori di Unghie e Piscialletto. Vedere dei nevrotici giocare a baseball è uno spasso. Io, se commettevo un fallo, ero oppresso da sensi di colpa.
Inoltre, ho un cugino al quale i miei genitori volevano più bene che a me, da piccoli. E questo mi ha distrutto. Laureatosi a pieni voti, mio cugino si mise a fare l'assicuratore. Si è sposato con una ragazza molto magra e sono andati ad abitare nei sobborghi, dove hanno ogni sorta di status symbols: casa di loro proprietà, automobile, pelliccia di visone, assicurazione contro il furto e l'incendio, assicurazione sulla vita. La moglie ha anche un'assicurazione sull'orgasmo. Se il marito non riesce a soddisfarla sessualmente, la polizza prevede un indennizzo mensile in denaro.
Non so cos'altro dirvi sul mio conto. Ho fatto lo scrittore e l'attore. Scrivevo per la televisione. Per diventare attore frequentai una scuola di recitazione. Come saggio finale demmo Gedeone di Paddy Chayefsky. In Gedeone io facevo la parte di Dio. Mi immedesimai tanto nella parte - secondo i canoni di quella scuola - che la vivevo anche fuori scena. Ero divino. Veramente favoloso. Andavo in giro in doppiopetto blu. Mi spostavo in tassì da un capo all'altro di New York. Davo mance da padreterno, come avrebbe fatto Lui. Una volta litigai con un tale, e lo perdonai. Sul serio. Mi aveva pestato un piede e io gli dissi: "Cresci e moltiplicati!'' Ma non mi espressi esattamente così.”
(Woody Allen, 1965)
P.S. Avevo voglia di leggere qualcosa di divertente.
Basta la parola! (replica)
Come diceva il famoso slogan, ecco qui di seguito alcune parole che mi fanno lo stesso effetto del prodotto pubblicizzato*.
* per coloro che sono nati dopo Carosello, si tratta di un confetto che favorisce l’evacuazione intestinale.
IL COL. VIRGOLA
Giovedì, sera, è, morto, l’,inquilino, del, quinto, piano, un, vecchio, colonnello, in, pensione.
Quando, era, capo-condominio, (una, carica, che, fino, a, un, anno, fa, toccava, a, rotazione a, tutte, le, famiglie, del, palazzo), lasciava, attaccati, al, portone, cartelli, di, avviso, in, cui, ogni, parola, era, separata, dall’, altra, da, una, virgola.
Non, so, per, quale, motivo, facesse, questo, uso, smodato, del, segno, di, interpunzione, credo, fosse, un, eccesso, di, zelo.
Era, l’,unico, poi, che, quando, ci, incontrava, salutava, togliendosi, il, cappello, e, accennando, un, inchino.
Non, ci, sono, più, le, virgole, di, una, volta.
PROIBITO
Molti anni fa un compagno di un corso che stavo frequentando invitò tutti a una serata mondana.
- Ragazzi, venerdi inaugurano il T***. Mia sorella ne ha curato la ristrutturazione. Siamo tutti invitati!
- Si mangia?
- Certo.
E così, baldanzosi e anche un po’ affamati, entrammo nel locale.
A parte noi, ventenni ridanciani e di belle speranze, il locale era affollato da avventori inequivocabilmente omosessuali. (En passant, vorrei specificare che il T*** era -ed è ancora- un locale dichiaratamente per gay.)
Mangiammo salatini e pizzette a sbafo, e i maschi facevano stupide battute circa lo stare sempre con le spalle al muro e altre amenità simili.
Ma la cosa più divertente era un cartello che avvertiva perentoriamente che in quel locale era vietato il gioco d’azzardo. Al piano di sotto c’erano stanze buie e chissà quali attrezzature per giochi di piacere, ma una briscola a soldi… quella proprio non si poteva fare.
CI SONO CASCATA DI NUOVO...
E' successo poche ore fa. Passeggiavo, mi guardavo le solite vetrine lungo il marciapiede che mi porta verso casa, ero un pò giù di morale in effetti, questo periodo non è il massimo. Come ogni volta che sto così, dovevo barattare qualche moneta con qualcosa di (a scelta) a.voluminoso b.profumato c.pluriuso. E non pensate alle cosacce. E insomma, camminando e guardandomi le vetrine ma pensando a tutt'altro, ad un certo punto lo vedo, due secondi e penso, devo averlo. Adesso spiegatemi perchè ogni anno mi devo far infinocchiare dall'agenda di suor Germana. Che poi ogni volta mi ritrovo con un godziliardo di ricette (chè quella è l'attrattiva) tutt'altro che semplici, ad esempio roba da lasciar riposare tre ore mentre abilmente si prepara il contorno che deve stare sul fuoco a bagnomaria un'ora e mezza. E (ogni anno, ma evidentemente lo rimuovo) mi chiedo: se uno seguisse pari pari i suoi suggerimenti di menu ogni giorno, seguirebbe un'alimentazione *così* salutare? Tra l'altro, avevo un libro coi menu, non mi ricordo quale, che ogni giorno prendeva in considerazione anche gli avanzi del giorno prima. Mica come quella scialacquona della suora.
Le frontiere della scienza.
Secondo due ricercatori della Wilkes University della Pennsylvania, l'attività sessuale farebbe aumentare l'immunoglobulina A, fortificando il sistema immunitario.
In particolare fare l'amore due volte alla settimana basterebbe a tenersi lontani dal raffreddore.
ETCIU'!
SEGNALAZIONE.
Un sito difficile da descrivere. 
Fame, I wanna live forever...
E' morto Leroy Johnson.
41 anni, e grande ballerino, Gene Anthony Ray interpretava il mio personaggio maschile preferito di "Saranno famosi".
Non sono brava a scrivere necrologi. Però mi è dispiaciuto.
Pomeriggio di vacanza.
Oggi c'è il sole e la temperatura è mite.
Faccio forca.
L'amore al tempo di MTV.
Mentre sferruzzavo il mio nuovo golfino di mohair rosa shocking, ho seguito la trasmissione di MTV "Loveline", dove si parla di sesso senza inibizioni o tabù, perché è un programma per ggiovani fatto da ggiovani su una rete ggiovane.
Insomma, c'era una stilista di biancheria intima che ha mostrato le sue mutande (non quelle indossate), poi Francesca di Bari (23 anni) ha telefonato perché l'odore dello sperma del suo ragazzo le fa schifo, mentre quello degli altri no, e voleva sapere se poteva dipendere dalla dieta.
E il sessuologo Marco Rossi le ha detto che certamente! dipende senz'altro da quello che mangia (il ragazzo, ovviamente). Così ha consigliato a Francesca di fare diverse prove col ragazzo, dopo aver selettivamente eliminato vari cibi. Come quelli che soffrono di allergia insomma.
Nel frattempo Francesca potrà continuare tranquillamente a sniffare lo sperma degli altri. (Questa mi è venuta alla maniera di Luttazzi. Daniele, non Lelio).
Questo delizioso abitino stile Paperino va in città, mi veniva fatto indossare all’età di anni tre.
Nell’immagine sono a Pistoia per mano a mia nonna, che mi stava trascinando a fare la puntura.
La mia infanzia è stata tempestata di malattie esantematiche (tutte), asma bronchiale e anche la pertosse (non mi sono fatta mancare nulla) che era proprio il morbo da cui ero afflitta all’epoca della foto.
Dopo pochi anni lo stesso completino, debitamente modificato, lo ritroviamo addosso al mio fratello minore che allora non era stato neppure concepito.
Ho il sospetto che non ce l’abbia mai perdonato.
QUIZ
Questi lucchetti si trovano, chiusi a chiave, sul Ponte Vecchio a Firenze.
Chi indovina chi li ha messi lì e perché?
Non si vince nulla, è solo che ora mi è presa la smania di inserire le mie foto.
GRAZIE DOTTORE
Sono riuscita a inserire una mia foto.
Grazie al mio Maestro che con pazienza, e senza nemmeno urlare molto, è riuscito a fare entrare in questa capoccia dura le istruzioni operative.
Val d'Orcia (Siena)
Me l’immagino questa donna scialba, sola, livida che passa trent’anni a rimuginare, a invidiare, a covare rancore nella solitudine.
Me l’immagino mentre progetta l’assassinio. Sete di sangue. Rabbia sorda e strisciante.
Invidia, invidia…
L’ha colpita furiosamente, guidata dall’invidia per quello che la vittima possedeva. La bellezza, il fascino, la casa, due figlie, l’uomo che lei stessa avrebbe voluto per marito.
Le ha quasi reciso la testa col coltello. E tutto quel sangue sui vestiti, sulle mani…
Che orrore.
Non era meglio una pistola?
25 motivi per essere nervosi.
Per motivi indipendenti dalla mia volontà, sto ridiventando insofferente a molte cose e/o comportamenti. Di seguito un elenco molto parziale delle mie antipatie (odio è troppo passionale, non se lo merita nessuno):