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Si è liberato un posto!
(ANSA) LONDRA, 30 GIU- Kate Winslet si ritira dal cast del nuovo film commedia di Woody Allen ambientato a Londra: vuole trascorrere piu' tempo con la sua famiglia. L'attrice ha preso questa decisione solo tre settimane prima dell'inizio delle riprese e non avrebbe spiegato i motivi al regista, ma avrebbe scritto una lunga lettera al produttore Nick Barnes in cui dice di non voler stare lontana dai suoi due figli, Mia e Joe e di essere stanca dopo aver fatto molte promozioni per il suo ultimo film 'Finding Neverland'.
2004-06-30 - 12:14:00
Io il curriculum glielo mando…

L’eroica Ironica ha oggi ottenuto l’attestato di frequenza al corso antincendio (rischio medio) ai sensi del D.Lgs. 626/94 e del D.M.10/3/1998 art.2.
Con animo impavido ha imbracciato l’estintore spegnendo un fuoco minaccioso che ardeva in un secchio a scopo dimostrativo. Temeraria come Lara Croft ha affrontato il pericolo a fronte alta e con lo sguardo fiero.
Pronta per nuove e mirabolanti imprese, prega sommessamente che non le capiti mai nella vita di dover affrontare un incendio vero.
Cronache accademiche
L’anno scorso per me non hanno fatto nemmeno una petizioncina…
Però leggendo queste notizie…

Uomo, copriti
Visto che qualcuno ha avanzato contestazioni circa la mia insofferenza riguardo un certo capo di abbigliamento maschile, ecco qui un’immagine che meglio delle parole può spiegare perché trovo le magliette senza maniche brutte e per niente eleganti.
Oserei dire (lo dico) che sono l’equivalente del perizoma in fatto di mutande.
Fuori i fuoristrada
Condivido senza se e senza ma.
E ora aspetto campagne contro:
- i pantaloni alla zuava per gli over 12;
- le magliette senza maniche per chiunque;
- le sonerie polifoniche dei cellulari;
- i cartelloni pubblicitari 10 x 10 (metri) sui palazzi storici in restauro;
- i negozi con la musica house in sottofondo e le commesse che masticano la cilingomma;
- i bambini che urlano nei luoghi pubblici;
- i modaioli di Pitti-qualcosa (brutti, ma brutti, aiutatemi a di’ brutti);
- le labbra a canotto e il sedere a scialuppa;
- quelli che chiedono di firmare contro l’AIDS;
- quelli che fino ai 25 anni ti chiedono “quando ti laurei?”;
- quelli che dopo i 25 anni ti chiedono “quando ti sposi?”;
- quelli che dopo i 40 anni non ti chiedono più nulla;
- quelli che ogni venerdi chiedono “Ma non vai al mare?”;
- quelli che dicono “e quant’altro”;
- quelli che dicono “assolutamente si”;
- quelli che non gli va mai bene niente…
A chi interessa
Ho superato le qualificazioni. Cominciano gli allenamenti per la fase successiva.
Del fare e del pensare
Sono piuttosto pigra e non disdegno le giornate in cui l’elenco delle “cose da fare” è vuoto come la zucca di certa gente che si vede in TV.
Non raggiungo i livelli di una mia amica, la quale se la si chiamava per vedersi il sabato sera, per esempio, declinava l’invito adducendo come giustificazione il fatto che sarebbe dovuta uscire il successivo martedì e si doveva preparare psicologicamente. Talmente tanto si doveva preparare che poi si è iscritta alla facoltà di Psicologia, credo per riuscire ad affrontare più di due impegni a settimana (ma ancora non ci è riuscita).
Ciò premesso, in meno di una settimana, dopo il concorso e la seduta mensile dal coiffeur pour dames, ho attraversato la penisola due volte (A/R) per lungo, collaborato fattivamente ad un trasloco Siracusa-Bologna (ne ho i postumi tradotti in acido lattico distribuito soprattutto negli arti inferiori), dopo sette anni sono tornata nelle terre dei miei avi (quanto sono calabri i miei parenti…) e ho fatto revisionare mia madre (la rottamazione è stata rimandata).
Riflessioni:
· Percorrendo incolonnati l’unica corsia dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria (autostrada solo nel senso che è una strada per auto) ripensavo a quando con la 128 blu mio padre ci trascinava d’estate in Calabria. Partivamo di notte per arrivare nel pomeriggio, con mille soste lungo la strada. Il momento dell’arrivo era traumatico perché passavamo a salutare (senza scendere dalla macchina) la zia Carmela, che era alta come me bambina, e dava dei baci umidicci sulle guance. Nel corso degli anni avevamo adottato una serie di strategie per evitare il contatto biascicoso: noi bambini facevamo a cazzotti per sederci dalla parte opposta del finestrino lato-accosto, oppure facevamo finta di dormire, o facevamo i timidi, gli scontrosi.
In quinta elementare scrissi un post… ehm, un tema, su “Le mie vacanze”. Raccontai il viaggio da Firenze a Filadelfia (così si chiama il paese) descrivendo come andando verso sud cambiassero gli autogrill e le attrezzature dell’autostrada. La maestra lo lesse a voce alta e lo passò alle altre maestre; ora che ci ripenso forse avrei potuto lucrarci su quell’articolo.
· Nessuna conversazione è assurda. Dipende dalle circostanze.
La sconosciuta signora anziana, dopo la temuta colonscopia:- Ho le emorroidi! Ho le emorroidi!
Io: - Complimenti, signora!
E mi sono ricordata la battuta del sempre geniale Woody: «Le parole più belle al mondo non sono “Ti amo”, ma “E’ benigno!”»
Comunicazioni col cuore in mano
(e coi polsini insanguinati – Alessandro Bergonzoni)
Con un certo rammarico, mi trovo costretta ad alcuni chiarimenti che non avrei mai voluto dover dare.
Primo: Ironica è un nick scelto ad hoc. (O qualcuno pensava che fosse il mio vero nome?). Di conseguenza a volte bisogna leggere tra le righe, non c'è da prendere alla lettera tutto quello che scrivo. Io mi diverto a fare le battute. Scherzo, insomma.
Si ruzza, come le galline… Per esempio il post precedente voleva essere un modo simpatico (sigh) per raccontare che ho partecipato alle prove preselettive di un concorso pubblico.
Secondo: Ovvìa, ‘un me le fate spiegare le battute, che mi deprimo. Se sono sceme abbiate pietà e fate finta di nulla… Non sono una professionista della parola. Non sono giornalista, non sono scrittrice e soprattutto non m’interessa esserlo. Non ho romanzi da pubblicare nel cassetto; io nel cassetto ci tengo la biancheria e non mi pare il caso di renderla pubblica.
Terzo: da alcuni commenti ho capito che qualcuno mi ritiene una pischella. Non lo sono. I più arguti (e dotati in aritmetica) avranno capito che se negli anni ’80 facevo l’Università, adesso ho superato i quaranta anni.
E con questa ferale notizia chiudo questo post anomalo e vi auguro un buon fine settimana. Io stasera parto e torno tra qualche giorno.
A cura dell’U.R.P.B. (Ufficio Relazioni col Pubblico del Blog)
Dal diario di Ironicha (coll'acca, come Samantha)
Stamattina ho partecipato alle selezioni per il Grande Fratello.
Eravamo più di mille, divisi in due turni. Ci hanno fatto sedere, ci hanno dato un’ora di tempo per rispondere a un questionario.
«Però… che domande strane» ho pensato.
Volevano sapere chi nomina i dirigenti del Comune, quali sono i compiti del vicesindaco, che cos’è un firewall, e se sapevamo l’inglese. C’erano anche dei test di logica. «Forse vogliono dare una svolta al programma» ho ancora pensato (sono una che pensa molto).
Ottanta quiz per apparire in TV in fondo non sono gran cosa, ma non c’era nemmeno una domanda sulle precedenti esperienze, sulle nostre aspirazioni, sul nostro carattere. Avrei potuto dire che sono una ragazza semplice e solare, e che la cosa più importante per avere successo è essere se stessi.
Alla fine abbiamo consegnato le risposte e ci hanno detto che ci faranno sapere.
Chi supera questa prova ne dovrà fare altre due, una scritta e una orale. Credo che lo facciano per vedere se siamo istruiti e disinvolti nel parlare, che è fondamentale per le televendite e per apparire nelle trasmissioni di Maurizio Costanzo.
I concorrenti erano molti, ma io credo in me stessa (anche questo è importante per sfondare). Anche mia madre ci spera. – Un posto fisso, figlia mia, è sempre la migliore cosa - mi ha detto. Boh. Non ho capito. Del resto mi ha iscritto lei al concorso. Lei lo chiama così, il concorso.
Certo che come audizione è stata strana.
Non ci hanno fatto nemmeno una polaroid, un provino video. E pensare che sono tanto foto-igienica io.
2° episodio
Naturalmente c’erano anche le lezioni di musica. Il nostro Prof. Shorofsky era un anziano pianista di stazza imponente, gran fumatore e dall’accento pesantemente fiorentino. Di fronte a noi, ragazzi degli anni ’80, sciorinava musiche da bal tabarin e da operetta, che conoscevo solo io, perché noi timidi solitari negli anni dell’adolescenza abbiamo tanto tempo per recepire e imparare di tutto, mentre i ragazzi del muretto perdono tempo tra motorini e innamoramenti.
Così nella post-adolescenza era arrivato il momento di uscire dal guscio. E con un po’ d’orecchio e buona memoria, cantavo vecchie canzoni con l’accompagnamento del maestro. Meritai di fare una “milvata” a fine corso, con l’interpretazione di Jenny dei pirati dall’Opera da tre soldi di Brecht-Weill.
Il corso durava due anni. Dopo il biennio regolamentare frequentai un terzo anno, e poi ebbi il coraggio di restare come aiuto-insegnante seguendo il detto “Chi sa fa, chi non sa insegna”.
Alla fine di ogni anno c’era il Saggio. Il Saggio finale era una specie di maratona teatrale, che durava fino a quattro ore e alla fine il pubblico (parenti e amici, che spesso diventavano ex dopo) ne usciva stremato e talvolta agonizzante.
Il primo anno si presentavano brani dai tragici greci a Shakespeare, il secondo anno dalla commedia dell’arte ai giorni nostri.
È difficile in poche parole rendere l’idea di quale calderone fosse. Un’accozzaglia improbabile di voci e accenti, costumi adattati e chilogrammi di cerone.
Uno dei pezzi che mi fu affidato il primo anno era la scena della morte di Desdemona. Otello si chiamava Andrea e faceva il modellista di pelletteria. Quando aprii gli occhi e vidi la sua faccia tirata a lucido come un paio di scarpe (testa di moro, ovviamente) riuscii a camuffare lo scoppio di riso con un gesto di sorpreso spavento.
Il secondo anno ero talmente disinvolta che decisi da sola in cosa mi sarei esibita. E così introdussi un paio di innovazioni che sarebbero rimaste anche nei corsi successivi. Per dimostrare le mia capacità eclettiche, oltre a un pezzo brillante da vera gigiona (però che godimento sentire la gente ridere…), mi costruii un monologo tratto dal film Sinfonia d’autunno di Ingmar Bergman. Era una scena piena di pathos, farcita di odio-amore-dio-sofferenza-solitudine-malattia-sconfitte-incomprensioni-accuse-dolore. Piangevo, rantolavo e sibilavo come una cuccuma in ebollizione. L’interpretazione era una grossolana imitazione della doppiatrice di Liv Ullmann, ma il pubblico mi ascoltava in silenzio (non è dato sapere se dormisse).
Il terzo anno fu la volta di Mirandolina e un’indemoniata dal Crogiuolo di Arthur Miller.
Poi ci fu l’intralcio dell’Università da finire, e sfido chiunque a preparare l’esame di fisica in camerino.
Dei miei ex compagni nessuno è diventato una stella, non ne ho visto nemmeno uno nelle fiction. È vero anche che io le fiction non le vedo.
Comunque è stato bello.
La foto è stata opportunamente censurata, alla maniera di “Cronaca vera”, nel rispetto delle norme per la tutela dell’immagine personale (cioè la mia).
Legami familiari
BERLINO (Reuters) - Una coppia che aveva incatenato il proprio figlio di 14 anni come "misura educativa" è stata accusata di violenza e maltrattamento di minori. Alcuni passanti hanno avvisato la polizia dopo avere visto i genitori picchiare il ragazzo sul balcone del loro appartamento nella città tedesca di Arnsberg. Quando
1° episodio
In quel tempo* frequentavo una scuola di recitazione.
Forse non era una fucina di talenti, però sono convinta che mezza Firenze sia passata dal palcoscenico di quel teatro a due passi dalla cupola del Brunelleschi. Nel novembre del 1994 è stato chiuso per non conformità alle norme di sicurezza, proprio il giorno della prima di un nostro spettacolo. Fino a poco tempo fa si poteva intravedere la locandina col mio nome, ora non c’è rimasto nulla.
Dalle finestre s’intravede solo il buio e la polvere nella stanza prove, quella con la sbarra.
Perché nel nostro piccolo anche noi avevamo una signorina Grant; si chiamava Rossana ed era una ex ballerina del Comunale. Senza troppe pretese la materia prendeva il nome generico di “espressione corporea”. Fu lì che mi resi conto che ero elastica come un ciocco di legno.
Per un crudele disegno del destino infatti molti dei miei muscoli non erano funzionanti. Non immaginavo neppure di averli, li avevo sempre trascurati e così il mio corpo non riusciva a esprimersi. Pochi anni dopo ebbi la mia rivincita quando, per uno spettacolo di Garcia Lorca, mi fecero recitare, cantare (in spagnolo) e danzare. Un’artista completa. Come
Liberi di non crederci, ma io le suonavo davvero. Ho i testimoni, che ovviamente non potranno mai dimenticare.
* anni ‘80
Radioactivity
Grazie all’invenzione delle radio del web, ho avuto occasione di sentire parlare alcune delle cosiddette blogstar.
Ora so perché non sono come loro.
Cento gocce di Lexotan prima di dormire
(Ironica & Woody A.)
Sarà la giornata ventosa e bigia, sarà che la mia capacità di concentrazione ha raggiunto vette di dieci secondi netti, sarà che quell’uomo in villa stanotte forse ha dormito peggio di me, sarà che le repliche estive mi hanno regalato una botta di ricordi struggenti ma oggi mi sento come una beccaccia all'apertura della stagione di caccia.
Una sensazione di imminente cataclisma mi sta appiccicata come una sanguisuga.
Dentro il torace è in atto un rave party e stanno ballando con scarponi chiodati, vanno avanti da ore. Ecco adesso stanno pogando, sono ubriachi fradici, credo che stia per scoppiare una rissa.
Riuscire a superare la notte sta diventando sempre più difficile. Ieri sera ho avuto la strana sensazione che degli uomini cercassero di irrompere nella mia stanza per farmi uno shampoo. Perché? Mi sembrava di vedere delle ombre vaghe, e alle tre del mattino la canottiera che avevo messo sullo schienale di una sedia assomigliava tremendamente al Kaiser su pattini a rotelle. Quando finalmente mi sono addormentata ho avuto il solito incubo mostruoso di quella marmotta che mi vince a tombola. Disperazione.
Credo che la mia tisi stia peggiorando. Anche l’asma. Il fischio viene e va, ho capogiri sempre più frequenti. Mi colgono attacchi di soffocazione violenta e svenimenti. La mia stanza è umida ed ho di continuo brividi freddi e palpitazioni cardiache. Ho notato che sono anche sprovvista di fazzolettini.
Quando, quando finirà?
VENT'ANNI DOPO

Da oggi 45 minuti quotidiani di pura nostalgia.
Tempo di voto
Trenta secondi per votare.
Tre minuti per ripiegare la scheda del Comune.
We don't need no education
Tanto per allungare il CV ho ottenuto un altro attestato (che mi verrà consegnato in forma solenne il prossimo 20 luglio; siete tutti invitati alla cerimonia).
Probabilmente il corso peggio organizzato e meno utile della storia del West.
In compenso sono riuscita a far apparire il logo, la presentazione ha riscosso il favore del pubblico e non si prevedono repliche.
Another brick in the wall...
Leggete Clinamen...
... e auguratemi in bocca al lupo per oggi e domani.
(Tra le due cose non c'è attinenza).
Houston, abbiamo un problema…
Ironica sta preparando una presentazione con Office Power Point 2003 per l’esame di venerdi. Ironica inserisce animazioni, foto e immagini (Ironica è molto plateale in certi casi).
Ironica copia su cd la presentazione e la porta a far vedere al tutor dello stage.
L’immagine sulla prima e sull’ultima diapositiva non si vede (si tratta del logo aziendale in jpeg). Al suo posto appare una crocetta rossa. Perché?
Ironica prova il cd a scuola, dove avverrà la presentazione, e le solite due immagini (le stesse) non si vedono e al loro posto appare una striscia nera. Perché?
Perché sul computer di Ironica le immagini si vedono tutte perfettamente e sugli altri computer no? Che cosa deve fare la povera Ironica per non fare brutte figure venerdì?
Si attendono consigli realistici (non posso trasportare il mio computer presso la sede dell’esame).
AutoGrill
Oggi ho inaugurato il climatizzatore della mia macchinina.
Ma devo avere sbagliato qualcosa, perché alla fine del viaggio ero tutta sudata e coi piedi congelati.
C’è apposta per me
Tornata da un bel fine settimana (due giorni di pace, amore e musica), ho trovato la lettera di quell’uomo. Chiamandomi Cara Signora mi ha mandato un libricino colorato con tante foto, le sue.
A pag. 8 dice che ha garantito pensioni più dignitose per i vecchi poveri e spero che non fosse un’allusione alla mia situazione, visto che per ora è quella la fine che mi si prospetta.
A pag.14 ha scritto che ha pronto un buon lavoro anche per me, però si è dimenticato di dirmi dove.
A pag. 18 parla dei provvedimenti a favore della famiglia. La sua.
Non è un buon modo per iniziare la settimana, confido in un finale migliore.
Scabroso cambio di vocale (il Moige colpisce ancora)

(ANSA) - ROMA, 4 GIU - E' stato oscurato, dopo le proteste del Moige, il canale satellitare 'Superpippa Channel', che trasmetteva in chiaro programmi erotici. L'accesso al canale era possibile semplicemente sottoscrivendo un abbonamento al pacchetto base di Sky Tv, senza possibilita' di un filtro mediante password. Per il Moige (Movimento italiano genitori), 'il problema va oltre il caso 'Superpippa'': nonostante esista la regolamentazione sui minori, mancano controlli e rispetto per i ragazzi.
2004-06-04 - 16:26:00
Ma che freddo fa
Dennis Quaid interpreta una specie di Bruce Willis che salta da una banchina all’altra mentre il ghiaccio gli si frattura pericolosamente sotto i piedi.
Di mestiere fa lo scienziato, e quindi è un po’ rude anche quando spiega all’assemblea dei potenti perché entro 100 anni (o forse 1000) il clima cambierà in modo catastrofico perché gli USA (e il Canada e il Giappone) non hanno firmato l’accordo di Kioto.
Purtroppo ha fatto male i conti, e nubi minacciose incombono sul nostro pianeta già subito dopo la terza scena.
Per farla breve, si scatena il finimondo e l’emisfero nord si prepara a una rapidissima glaciazione.
Il figlio diciassettenne del paleoclimatologo (in Italia si faticano a trovare fondi per discipline molto meno fantasiose, e poi si lamentano della fuga di cervelli) all’inizio del film va a New York con due compagni di classe e non sembra molto sveglio. Poi però diventa coraggiosissimo e ingegnosissimo per salvare la ragazza di cui è innamorato (la forza dell’amore).
Il paleoclim… sì insomma lui, si diparte da Washington per New York per salvare il figlio tonto rimasto bloccato nella Biblioteca Nazionale (o qualcosa di simile) con uno sparuto manipolo di sopravvissuti. Mentre questi bruciano preziosi tomi e incunaboli antichissimi per alimentare un fuoco, egli impavido affronta le intemperie e… Ce la farà? Non ce la farà? Moriranno tutti? Si salverà qualcuno? (In una delle scene finali si vede la nostra penisola modello surgelato). E quanto ci metteranno la ripulire la sala di pop corn e bicchieri di carta lasciati dai ragazzini che non hanno smesso mai di ridere e commentare?
