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Ikke’ ha?
Fermo restando che anche avendo una casa mia non vorrei arredarla con quelle scatole di compensato, tutte le volte che esco da Ikea subisco un inquietante fenomeno di dissociazione.
Al mio compagno, che ribattezzo Torwald, rispondo solo se mi chiama Pernilla e mi sorgono domande del tipo “Non sembra anche a te che Dio ci abbia abbandonato?” oppure “Sento che il pastore August nutre un rancore ostile nei miei confronti, da quando sua moglie Helena si e’ suicidata facendosi travolgere da un branco di renne”
Ovviamente noi non conosciamo nessun pastore e nessun branco di renne. Credo sia colpa di qualche essenza aromatica presente nel legno delle matitine. Devo resistere alla tentazione di prenderle ogni volta.
Turista, per caso?
(post per le mie amiche cubiste)
L’amenità del giorno: il capo mi vorrebbe spedire a San Paolo a imparare una tecnica.
Anzi, vorrebbe che partissi con lui il mese prossimo.
Non che io sia restia a nuove acquisizioni culturali, ma andare fino in Brasile per imparare a fotografare le cellule al SEM mi pare eccessivo.
Potrei dare la mia disponibilità per febbraio, almeno faccio in tempo a imparare la samba. O il samba. Vi manderò le foto, non delle cellule ma di me su un carro coi pennacchi in testa.
(Vi chiamo presto, tanto in Brasile non ci vado)

Pedro, que delusion!
Ero impaziente, pregustavo questo film dopo aver goduto le emozioni dei precedenti (più o meno tutti i suoi film). E invece sembra quasi che Almodovar abbia fatto un film a metà. La parte dei bambini l’ha girata lui, e quella degli adulti qualcun altro che lo imitava.
Mi ha deluso La mala educacion (in fila alla biglietteria un tizio davanti a me l’ha ribattezzato “La mala educhescion”, certa gente non dovrebbero nemmeno farla entrare nei cinema). Dopo un po’ mi è sembrato fastidioso perfino il bellone travestito, a me, che ho amato Miguel Bosé in Tacchi a spillo e ho fatto sogni proibiti sulla Lola di Tutto su mia madre. Tutti dicono che Gael Garcia Bernal sia bravissimo; non so che dire, io non l’ho sopportato. Preferivo il prete dilaniato dalla gelosia e dalla passione. Mi è piaciuta solo la parte del ricordo, quella dei bambini in collegio.
Non ho avuto nemmeno un brivido di sorpresa invece quando si è svelato l’arcano sull’identità di Ignacio.
A meno di un intervento di otoplastica (che appare quanto meno improbabile all’interno della trama), è impossibile che quel ragazzino diventasse Gael Garcia Bernal, di cui nel corso del film si vedono le orecchie scoperte e molte altre cose.
Un buffo Omarino
Ho accennato in precedenza a Omar e al suo gioco, l’ultima edizione del quale si è svolta sabato scorso.
Omar è un personaggio grandioso nel suo piccolo, e merita un po’ di pubblicità.
Credo che abbia trent’anni, e da quando lo conosco ne dimostra una ventina di più. Fa ridere. Tanto. A volte consapevolmente, il più delle volte invece provoca un’ilarità inconsulta e non voluta.
Fisicamente ricorda uno gnomo, ma più carino, panciuto e con una simpatica pappagorgia, il nasone e gli occhiali. Una descrizione più dettagliata sarebbe a rischio di querela e mi fermo qui.
Quelli che lo conoscono non lo chiamano quasi mai soltanto Omar, ma con nome e cognome tutto attaccato e qui non posso rivelarlo. Tempo fa si è messo a rintracciare tutti i suoi omonimi d’Italia, andando a conoscerli personalmente e facendosi fotografare con loro. Perché l’ha fatto? Perché lui fa queste cose.
E’ un fan di Paola e Chiara, esperto del Festival di Sanremo dalle origini ai giorni nostri, inventa giochi che spiega con una verve comica straordinaria, è un solutore abilissimo e stravince quasi sempre tutti i tornei. Possiede doti soprannaturali forse per sopperire alla mancanza di alcune naturali.
Colleziona attrezzi strani che si usano in cucina. Il “gioco di Omar” per l’appunto non è altro che un’edizione corretta dell’oggetto misterioso. Quest’anno si trattava di indovinare la funzione di sette oggetti, aiutandosi con la definizione data in forma di frase anagrammata.

[Io ne ho azzeccati quattro su sette, individuando nell’ordine: un misuratore di temperatura del vino, un taglia ricci di mare, un bollitore per carciofi e una specie di “pipetta ripetitiva” (chi ha pratica di laboratorio capirà) per fare i biscotti.
Data la scarsa applicazione degli altri concorrenti, mi è bastato per vincere il trofeo, un cappello da cuoco che nella foto potete vedere indossato dall’essere più adatto a fare la modella che ho trovato in casa]
L’anno scorso veniva a Firenze una volta al mese (abita in una località termale di una provincia limitrofa) per una serata di giochi di parole e enigmistica, e a dicembre si presentò agghindato con un berretto rosso con le lucine intermittenti.
La prossima volta indosserò il mio cappello da vincitrice e saremo una bella coppia.
Reader’s inDigest
Latito.
Perché dopo essere stata oltre cinque ore davanti a un computer, quando torno a casa non mi viene neppure l’idea di sedermi di fronte a un altro monitor. Ma necessitando di completare un 98.9% rimasto in sospeso, mi riaffaccio.
Passo quindi a un rapido aggiornamento con una serie di notizie del tutto superflue.
· Ho anticipato di ben dieci giorni l’ANSA con la notizia delle wingwomen (tanto tempo gli ci è voluto per tradurre il pezzo del New York Times).
· Sabato scorso ho vinto il “Gioco di Omar” alla manifestazione di cui al post precedente, vincendo un cappello da cuoco e l’iscrizione nell’albo d’oro dei vincitori. (Omar merita un post, ricordarsi di scriverlo).
· Rod Stewart ha dichiarato di non avere più tanta voglia. La sua fidanzata storica Britt Ekland ha ribadito che in realtà era così anche prima.
· In Thailandia una decina di uomini insoddisfatti del proprio membro (inteso come pisello), sono finiti all’ospedale perché si sono iniettati della paraffina nel pene.
· Un gruppo di donne seminude si sono picchiate in televisione. Il fatto è stato promosso a notizia dai telegiornali di varie reti.
· Sto cominciando a capire la strategia lavorativa del mio nuovo capo. E’ la stessa di Rosanna Fratello e Peppino Gagliardi alla fine della loro carriera, quando vantavano grandi successi in America Latina e Giappone perché altrove non se li filava nessuno. Mi sono informata: nel campo di cui il mio capo si occupa, l’eccellenza si trova in Svezia, Germania, Australia e U.S.A. Il mio capo ha frequenti ed esclusivi contatti in Brasile, Messico e Grecia. Recenti acquisti i turchi. Come dire: Meglio testa di gatto che coda di leone.
· Ho ripreso a leggere i romanzi. Delusa dalla realtà e annoiata dalla scienza, sono tornata alla mia amata fantascienza e ai viaggi nel tempo. Riuscirà Alan Donnell a scoprire il segreto dell’Iperspinta Chandler per ovviare alla contrazione di Fitzgerald? Vado a scoprirlo.
Segnalazione per il fine settimana

Sabato e Domenica prossima si svolgerà al Parterre di Firenze un’interessantissima manifestazione da non perdere assolutamente, sia per il valore socio-culturale sia perché la organizza mio fratello.
Molestie
Insulta su web amante della moglie. Denunciato un commerciante di Rovigo
(ANSA) - ROVIGO, 13 OTT - Aveva creato una pagina web per insultare un suo amico, divenuto l'amante di sua moglie: e' stato denunciato un commerciante di Rovigo. Una didascalia sulla pagina invitava solo uomini ad inviare e-mail con la promessa di prestazioni sessuali. L'uomo e' ora accusato di ingiurie, diffamazione, molestie telefoniche, intrusione ed accesso abusivo nel sistema informatico ai danni di un imbianchino, residente sempre nel Rodigino ed amico del commerciante.
Una quindicina d’anni fa ricevetti una telefonata da uno che aveva trovato il mio numero di telefono su un biglietto da mille lire. Oltre al numero pare che ci fosse una specie di spot pubblicitario sulla mia presunta avvenenza.
Non ho mai saputo chi si fosse divertito a farmi questo scherzo stupido, anche se un sospetto c'era. Ma a me bastò il fatto che, evidentemente, la persona che aveva avuto la banconota la distrusse come io l’avevo pregato di fare. Era un ragazzo che io convinsi con tutte le inflessioni accorate che potevo esprimere. Non fui più chiamata da nessuno sconosciuto.
Sette anni fa, quando cominciò la mia frequentazione in rete, esordii come una citrulla usando l’indirizzo e-mail del lavoro, col nome e cognome.
Purtroppo beccai un tipo di quelli che fissano gli appuntamenti e poi sgozzano le malcapitate e le abbandonano lungo i fossati delle autostrade, e poi la gente dice ecco hai visto che su Internet ci sono i maniaci?
In realtà non andò così, ovviamente, non l’ho nemmeno mai incontrato, ma quando mi resi conto che era un po’ troppo appiccicoso mi defilai da un giorno all’altro.
Problema risolto. Solo che se il mondo è piccolo, la rete a volte lo è ancora di più e dopo qualche mese lo ritrovai in una chat (ambientacci quelli). Capì che ero io e una sera (anzi, una notte) squillò il telefono. Era lui. (Dal nome al numero di telefono il passo è fin troppo breve). Iniziò un approccio piuttosto “ansimante” ed io ebbi il lampo di genio (beh, lampo… lampetto) di negare la mia identità. Feci finta di cascare dalle nuvole, di non avere idea di chi fosse, gli dissi piuttosto sostenuta che non frequentavo nessuna chat etc. Gli feci credere che qualcun’altro aveva usato il mio indirizzo, che si era spacciato per me.
Ci credette. Fui salva.
Da allora dò solo nomi falsi, numeri fittizi e racconto un sacco di balle.
Anche questo potrebbe non essere vero.
Questione di classe
Dice che gli studenti del Liceo di Avezzano, dove sono stati proibiti i pantaloni a vita bassa, domani si presenteranno col burqa in segno di protesta.
- Per inciso, i pantaloni a vita bassa, benché di moda, sono davvero brutti e non donano a nessuno; ma del resto, dopo aver indossato per anni le spalline imbottite non mi posso permettere di fare la fustigatrice di costumi (da bagno e non). -
Confesso (mea culpa) che ogni qualvolta un direttore, un preside o chi ne fa le veci, emana circolari sull’abbigliamento degli studenti, io mi sento in grande imbarazzo.
Perché sono spesso d’accordo con loro essendo una sostenitrice del valore educativo di grembiuli e divise, massificanti, parificanti e molto coprenti (sono un po’ maoista a volte).
Ma stavolta voglio provare a cambiare prospettiva.
"E' assurdo quello che è accaduto - protestano gli studenti - e a questo punto invitiamo tutte le studentesse della scuola, come atto di protesta alla circolare, a coprirsi la testa con un burqa simbolico. Il preside di una scuola - aggiungono - non può vietare alle ragazze di esprimere la propria individualità. Non si può tornare alle imposizioni dittatoriali. La scuola deve darci l'educazione. Per fortuna ci fa conoscere anche la storia e con essa l'importante valore della libertà conquistata con grande fatica".
Hanno ragione, le imposizioni sono sempre fastidiose e protestando fanno il loro dovere di adolescenti, come da contratto.
E poi parlano di libertà conquistata con grande fatica, magari pensano a lotte analoghe per
l’abolizione della schiavitù, per l’indipendenza e l’autodeterminazione dei popoli.
Non è superficialità, è un impegno concreto per il diritto di “esprimere la propria individualità”.
Non è mica colpa loro se ce l’hanno nella pancia.
Foto di classe
Le ali amiche
Negli Stati Uniti se ne sono inventati un’altra. Le “wingwomen”, che tradotto alla lettera vuol dire “donne ali”.
Originariamente i “wingmen” sono i piloti “top gun” che seguono con i loro aerei il caposquadrone per proteggerlo. In senso traslato le “donne ali” accompagnano gli uomini che ne fanno richiesta, nei locali e nelle feste per aiutarli a rimorchiare.

In pratica succede questo. Un uomo e la sua “donna ala” si incontrano fuori dal locale ed entrano insieme. Subito iniziano a guardarsi intorno e lui segnala alla sua accompagnatrice le eventuali “prede”. A questo punto sarà la “donna ala” a fare in modo di rompere il ghiaccio con la prescelta.
Uno lì per lì potrebbe pensare che sia una trovata idiota. Magari continua a pensarlo anche dopo, di fatto però esiste un razionale dietro a questo servizio. La prima cosa che viene in mente è che il tizio in questione è molto timido. Quindi la signorina servirebbe da apripista, se così si può dire.
Ma perché mai un uomo dovrebbe essere più appetibile se già accompagnato? Riprendo dal sito che pubblicizza i vantaggi di avere una “donna ala”:
· Le donne sono attratte da uomini che hanno donne intorno a sé più degli uomini che hanno altri uomini intorno.
· Le donne vogliono ciò che non possono avere.
· Le donne sono molto gelose e amano competere l’una con l’altra.
· Le donne tendono ad abbassare le loro difese di fronte a uomini che hanno altre donne intorno. La maggior parte delle donne tende a vedere questi uomini come se avessero un marchio di qualità e fossero meno ostili.
Affermazioni nude e crude, che però, generalizzando, considero abbastanza (e tristemente) vere.
Ma forse non è il genere femminile a fare la figura peggiore. Si potrebbe dedurre che spesso gli uomini da soli non ce la facciano a interessare le donne, e per questo abbiano comunque bisogno del supporto di un’altra donna.
Il servizio costa 50 dollari all’ora.
Avrei potuto fare anche il ’77, io
Una decina di anni fa, insieme all’Unità (che non era più tanto comunista) venivano già allegati libri di vario genere. Una volta il quotidiano uscì insieme a “Porci con le ali”.
Un amico abbastanza comunista, che comprava l’Unità, mi dette questo romanzo da leggere.
Io lo lessi per farlo contento e perché mi ricordavo di aver visto il film. Alla fine gli dissi: “Beh certo che tempi eh… il ‘68”. E lui mi rispose: “Macché ’68, si svolge nel 1976!” Realizzai allora di essere coetanea di Rocco e Antonia. Il film l’avevo visto in televisione in seconda serata, ricordo che lei era la figlia di Elsa Martinelli e lui era piuttosto bruttino e vestito male. Forse per questo ho pensato che si svolgesse nel ’68.
Io comunque non c’ero. O meglio esistevo da qualche parte, ma degli eventi che caratterizzarono quel periodo turbolento non ricordo assolutamente nulla.
Dov’ero e che cosa facevo nel ’77? Sono vittima di un’organizzazione segreta che cancella i ricordi, o mi sono imbattuta in un’anomalia del continuum spazio-temporale che mi ha nascosto tutto quello che succedeva intorno?
Il mio Liceo era uno dei più politicamente attivi ma a me pare di ricordare che, almeno durante le assemblee di classe, l’argomento che stimolava di più la discussione fosse la gita scolastica.
Ecco cosa c’è scritto nel sito di Rai educational (mica cotiche):
Lidia Ravera ha raggiunto una grande notorietà con il romanzo Porci con le ali, scritto a quattro mani con Marco Lombardo Radice, un affresco della generazione del sessantotto, dei suoi miti e dei suoi ideali, fotografati attraverso la storia d'amore tra i due protagonisti adolescenti, Rocco e Antonia.
L’autore deve essersi perso nel corridoio dello spazio-tempo insieme a me.
Pensiero d’amore
Visto che non possiamo vivere insieme, potremmo morire insieme. Se non altro è più duraturo.
Consigli per l’acquisto
Ho pensato di cambiare lo scooter. Il mio non è catalitico e tra poco mi sarà interdetto il centro storico. L’omino che vende e aggiusta i motorini mi ha consigliato questo qui, il People
Io so giudicare solo l’estetica e ho notato che ha il cruscotto accessoriato con l’orologio e l’indicatore delle frecce che invece il mio vecchio Liberty non ha. Inoltre è più leggero e per me è un sicuro vantaggio: io non parcheggio mai se c’è gente che guarda, perché sbuffo e sudo anche in pieno inverno.
Il colore sarebbe certamente questo qui.
Motorofili in ascolto, datemi un parere. In cambio vi porto a fare un giro a’ i Piazzale.
Continuiamo così, facciamoci del male
Qualche anno fa vidi alla televisione, non ricordo in quale programma (poteva essere “Ultimo minuto” su RaiTre), il caso di un bambino che si era attaccato al ghiaccio del frigorifero con la lingua. L’episodio poi diventò una gag di Aldo, Giovanni e Giacomo, con i personaggi Rezzonico, Gervasoni e il poliziotto Huber, svizzeri stolidi. Senza offesa per gli svizzeri. E nemmeno per gli stolidi.
Di stupidaggini ne facciamo tutti, chi più chi meno, per distrazione, per ingenuità, per ignoranza o solo per stupidità. Una volta mio fratello piccolo infilò la testa nello schienale di una sedia di cucina e siccome aveva la testa grossa, non riusciva più a toglierla. Rimase non so quanto tempo appoggiato sul sedile con la testa incastrata. Mia madre era disperata. A me la cosa parve molto umoristica, invece.
Ma si sa come sono le creature, una ne fanno, cento ne pensano (o viceversa). Come questa bambina inglese:
Scannerizza il proprio volto e le si incastra la lingua. Salvata dai pompieri
Una ragazzina di undici anni residente a Ipswich, in Gran Bretagna, dopo aver poggiato la faccia sopra la superficie di uno scanner, si è ritrovata agganciata per il labbro superiore.
Ricordo di aver letto anni fa di una ragazza che per depilarsi le gambe si era bagnata con l’alcool e poi aveva dato fuoco. Non ricordo come finì ma sicuramente ha risolto il problema dei peli superflui in modo definitivo.
E poi c’è il top della disgrazia autolesionistica, l’incidente che merita la palma dell’idiozia:
Romania, uomo si recide il pene per sbaglio, il cane lo mangia
Un anziano rumeno ha confuso il suo pene per il collo di un pollo, lo ha tagliato e il suo cane lo ha mangiato.
Difficile superarlo.
Genio o bidone?
BELGRADO - Era andato negli Stati Uniti per iscriversi alla facolta' di ingegneria elettronica, ne e' uscito in otto giorni con un master. Marko Tasic, diciannovenne di Leskovac (sud della Serbia) era stato notato da un'azienda della sua citta', che vedendolo cosi' promettente aveva deciso di investire su di lui ben 100.000 dollari per pagargli un corso al New York Institute of Technology. Arrivato in facolta', ha liquidato in pochi minuti l'esame di ammissione. I professori hanno deciso allora di sottoporlo ad altri test, fino a quello di laurea, superato brillantemente.
A quel punto, gli stupiti docenti gli hanno offerto di cimentarsi in un dottorato, e il giovane prodigio lo ha archiviato senza troppa fatica, ottenendo un punteggio stellare. (…) Marko e' anche entrato nel Mensa, l'associazione delle persone col piu' alto quoziente d'intelligenza: i risultati dei suoi test hanno lasciato esterrefatti gli esaminatori, dando un punteggio tra i piu' alti mai registrati. 05/10/2004 15:18
A parte il fatto che mi urta i nervi già solo per quel nome con la k.
A parte il fatto che nella prova preliminare al test di ammissione al Mensa ho ottenuto un punteggio solo quasi sufficiente.
Mi chiedo quali test possano assegnare a chicchessia una qualsivoglia laurea o dottorato in pochi minuti. Da cui mi vengono forti dubbi sia sui giornalisti dell’Ansa che riportano la notizia, che sul valore dei titoli di studio del New York Institute of Technology (che sia una specie di CEPU?).
Groupie! 
Non avendo il tempo, l’età ne’ il fisico per seguire le tournee di uno di questi cantanti moderni che tanto piacciono ai giovani d’oggi tipo Nek, Tiziano Ferro o Ligabue (sebbene un dietro le quinte del Liga non mi spiacerebbe) ed essendo io notoriamente pigra, invece di scegliere il gruppo preferito mi sono lasciata scegliere. E così venerdi sera ho assistito al debutto indoor di una band di ottoni che fa musica klezmer.
Di che cosa si trattasse fino a pochi mesi fa non lo sapevo. E’ una musica un po’ zingara, con un tocco di ebraismo e di tzigano. Mi hanno detto che è la musica di Goran Bregovic dei film di Emir Kusturika. Ricorda la musica del circo, solo che non ci sono i clown e gli animali, e quindi è molto più divertente ed eticamente corretta.
I suonatori sono tutti dilettanti, nel senso che si dilettano molto, ma sono piuttosto bravi. Soffiano con grande vigore, sudano, fanno le scenette e da come reagiva il pubblico del locale di Imola dove si sono esibiti si può dire che “bucano” il palcoscenico. Se poi continuano a mangiare e bere come fanno va a finire che il palcoscenico lo sfondano anche.
Il mio ruolo oltre ad essere quello di portaborse (nel senso letterale del termine) del suonatore di tromba, è quello di fotografa. Inoltre applaudo, incoraggio sorridendo e dispenso pareri sulla performance artistica come se me ne intendessi; dò consigli sui costumi di scena e fornisco altresì un supporto psico-fisico esclusivo al suonatore di cui sopra. Gli altri avranno diverse groupies addette, ché mica posso pensare io a tutti.
Inoltre tengo d’occhio le fans.
Venerdi sera durante una pausa una signorina bionda con molta carne in esposizione si è avvicinata cinguettando, spargendo complimenti sui rudi suonatori e chiedendo le date delle prossime esibizioni.
- Siete davvero molto bravi… molto particolari. Ma voi siete più adatti alla strada.
I suonatori l’hanno guardata un po’ perplessi. Ovviamente mi sono intromessa.
- Sono adatti anche per i luoghi chiusi, ma qui hanno poco spazio per muoversi.
- Beh.... Certo tu li conosci meglio, chissà quante volte li hai visti…
- Questa è la prima volta. Ma sono molto intelligente.
Stavolta si è perplessa la signorina scollata. Ho riso per far credere che fosse una battuta.
La serata si è conclusa con grandi applausi e richieste di bis. Un avventore si è avvicinato complimentandosi per la scelta di dare una connotazione “emiliana” al genere, senza voler fingersi “neri”. Quello che dapprima pareva un esperto musicologo si è quindi dimostrato brillo o solo disattento, avendo scambiato la musica baltica per rhythm ‘n’ blues.
Della serata rimane quindi il ricordo della musica, degli affettati e del vino. Soprattutto del vino.
Stormy Monday
Ero di buon umore.
Poi stamattina sono andata direttamente dalla Stazione allo Studio e il beneficio della tre giorni di trasferta musico-mercatinica è svanito.
Lavorare rende nervosi. Lo dice anche la portinaia.
Ho fatto il ’68, io
Tanti anni fa il primo ottobre era un giorno importante.
Cominciava la scuola. E i bambini che facevano la prima elementare si chiamavano remigini perché il primo ottobre si festeggia S. Remigio (auguri, Remigio).
Io fui remigina nel
Non partecipavo alle manifestazioni perché ero troppo bassa e mi sarei persa, ma leggevo il Manuale delle Giovani Marmotte e il Corrierino dei Piccoli che mi comprava il nonno. Pubblicazioni borghesi che io esaminavo con l’occhio critico della rivoluzionaria.
Pietrangeli cantava Contessa, io cantavo il “Valzer del moscerino” e “44 gatti”.
In seguito lui è finito al Maurizio Costanzo Show e io ho continuato a cantare le canzoni dello Zecchino d’Oro: questione di coerenza.
Primavera