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AVVISO
Ci scusiamo per l'interruzione dovuta a motivi tecnici. Le trasmissioni saranno riprese il più presto possibile.
Nel frattempo vogliate gradire musica da ballo. 
Grazie dei fiori (e delle verdure)
Oggi negli USA è il Thankgiving day.
Ogni terzo giovedì del mese di novembre le famiglie statunitensi si riuniscono come a Natale e mangiano il tacchino ripieno di castagne con patate e prugne, e torta di zucca. (E che a nessuno venga in mente di importare anche questa festa, che di tale orrore culinario io non voglio sentire nemmeno l’odore).
Un paio di anni fa frequentavo un corso di inglese e ne approfittai per chiedere al mio insegnante americano, Fred, chi diavolo ringraziassero ogni anno e perché.
Lui mi raccontò che quando i coloni arrivarono nel Nuovo Mondo ebbero grossi problemi di ambientamento, soprattutto per quanto riguardava la coltivazione della terra. Furono i nativi, i cosiddetti Indiani, che li aiutarono, e quando riuscirono ad ottenere il primo raccolto gli europei dissero “Thank you” e poi li sterminarono. Quando la misi giù così Fred parve imbarazzato ma non protestò.
Non deve essere facile essere americani, hanno da sempre qualcosa da farsi perdonare.

Nella foto, il presidente Bush concede la grazia a questo tacchino. Ne mangerà un altro.
Le ultime parole fumose
Gli avevo detto: “Cerco un lavoro tranquillo, non posso permettermi altro stress”
E lui: “Ti metti qui (al microscopio, N.d.A.), sei autonoma, nessuno ti disturba”
Tra dieci giorni abbiamo la visita ispettiva per la certificazione ISO 9001:2000. Chi sa che cos’è capisce, chi non lo sa s’informi, che io sono troppo stanca per spiegarlo.
Non siamo certificabili, questo è chiaro. Però il Direttore, nonché Capo Supremo e Dottore e Padrone di tutti noi ha detto che lui si DEVE certificare. E basta.
A me è stato affidato un compitino facile facile: riordinare tutta la parte della progettazione dei corsi di formazione.
Sono degli incoscienti. Io non so da che parte si legge un progetto, figuriamoci se so come va scritto.
Devo ammettere che hanno molta stima e fiducia in me. Hanno visto che so perfino mandare le email con gli allegati, e ovviamente questo è molto anche per un impiegato di secondo livello. Se sapessero che so inserire le immagini e i link nei post mi passerebbero al primo livello. Per fortuna non sanno cosa sia un post.
Oggi ho mandato un sms dal web, e li ho estasiati. Non dico cos’è successo quando ho stampato da Virgilio il percorso dalla stazione all’albergo, quando il Capo è andato a Milano. Un successone.
Ad un ospite brasiliano ho mostrato come si poteva prenotare un treno dal sito di Trenitalia, e così ora la mia fama di esperta informatica ha travalicato l’Oceano Atlantico. Resto in attesa dei prossimi corsisti turchi per esibirmi in un triplo trasferimento avvitato, e anche un po’ carpiato, da hard disk a memoria portatile USB (che da qualche tempo ho preso a portarmi in borsa insieme al rossetto, è incredibile quanto mi sia utile. Il rossetto, intendo).
Ironica al lavoro. (Sono evidenti i segni di invecchiamento precoce provocato dallo stress)
Via contro vento
Enrico Mentana è stato rimosso dalla direzione del TG5.
Prende il suo posto Rossella.

Nella foto il nuovo direttore del TG5 nei camerini Mediaset.
I sing the body electric
Uomo elettrico assorbe fino a 20.000 volt. Finisce nel Guinness dei Primati
Si chiama Slavisa Pajkic, ha 47 anni ed è finito nel Guinness dei primati per una peculiarità veramente insolita: riesce a ricevere senza danni scosse fino a 20.000 volt di potenza e ad accendere lampadine sia con le mani che a distanza.
A Pajkic, soprannominato per questa sua caratteristica 'struja' (corrente elettrica), basta puntare le braccia in direzione della lampada e questa si accende, anche a
Riesce anche a riscaldare l'acqua con le mani e a bollirla per preparare il caffè: gli basta infilare due dita nella presa di corrente. 'Struja' è stato esaminato più volte dai medici che hanno cercato di chiarire i motivi delle sue straordinarie capacità, finora senza successo.
Ho capito tutto io.
Nell’episodio “Forza vitale” di Spazio 1999 un abitante della base Alpha (interpretato da Ian McShane) colpito da una misteriosa forza spaziale, assorbe calore da tutte le fonti di energia presenti. Alla fine diventa energia pura e ritorna nello spazio.
Quando passa nei corridoi si spengono tutte le luci e alla fine diventa una specie di tizzone prima della metamorfosi completa, che si può vedere nell’immagine.
A volte le spiegazioni ai fenomeni più strani vengono da dove meno ci si aspetta.
Casa dolce casa
Ci sono luoghi che mi fanno sentire a casa.
Sono tre. Anzi quattro. Ma uno non vale perché è casa.
Uno è dove andavo in vacanza. Poi c’è il teatro. E l’altro è il laboratorio dove ho trascorso undici anni di vita lavorativa.
Tornare e rivedere le cose uguali fa pensare di non essere mai mancata. Le cose diverse invece fanno sentire come in un sogno, dove le cose e le persone sono quelle che conosciamo, ma non proprio uguali. Quasi.
E ora parte la musica. Taca banda.
In My Life (The Beatles)
There are places I remember all my life,
Though some have changed
Some forever, not for better
Some have gone and some remain.
All these places have their moments
Of lovers and friends I still can recall
Some are dead and some are living
In my life I loved them all.
Stamattina sul treno
(riflessioni letterarie)
La finta bionda, col fondotinta color terracotta e l’ombretto verde luminescente trae dalla borsetta un libro. Titolo “Le ore”, sulla copertina le foto della Kidman col nasone,
La signora mostra il libro alla collega seduta di fronte con inequivocabile accento emiliano:- Volevo comprare un libro e guarda… Ho scoperto che è la cosa…
Io tiro fuori dalla borsa il libro che sto leggendo. “Invisibile Monsters” di Chuck Palanhiuk. Parla di una donna senza faccia, di un uomo gonfio di estrogeni e di una sedicente principessa di genere incerto.
Stavo per consigliarglielo, perché potesse rivalutare la linearità stilistica della Woolf. Ma poi la signora bionda ha preferito mettere ordine nella borsetta. Ha rimestato per mezz’ora tra foglietti di carta, e il suono che ne veniva era stranamente metallico. Come se contenesse barattoli di latta.
La sua amica si è messa a leggere una rivista di cavalli (inteso come equini) e lei quella dei treni in distribuzione sugli eurostar.
Io ho proseguito per qualche pagina e poi ho deciso che non mi piace. “Ninna nanna” mi aveva divertito, ma adesso mi sta venendo il sospetto che si tratti di un bluff. Palanhiuk, intendo. In fondo quel libro l’ho comprato solo per la copertina rosa.
Rifletto che ci sono blog scritti molto meglio e anche più geniali. Non dico quali per non generare broncini e inutile ipertrofia dell’ego
Basta poco per diventare italiano medio il sabato pomeriggio

Mi ero infilata in un posto bijou, libero su tre lati, col muso pronto per partire senza fare retromarcia.
Quando sono tornata ho trovato una macchina targata Roma (senza offesa) che mi si era appiccicata al sedere. Benedetto cittadino romano, o ladro di macchine romane, o chiunque tu fossi stato… ma come pensavi che io potessi aprire lo sportello posteriore della mia autovettura per inserire la spesa? O hai pensato forse che io avessi lasciato la macchina nel parcheggio sotterraneo del supermercato per andare a fare un giro in centro? O che abitassi lì, tra gli scaffali dei salumi e gli addobbi di Natale?
Ti ho chiamato imbecille a voce alta, ma tu non eri lì, ovviamente. Ti ho immaginato ignaro nel corridoio dei surgelati a scegliere la fottuta pizza novità con più mozzarella, o a pesare le meleperebanane imprecando perché aprire i sacchetti di plastichina leggera è impossibile se indossi il guanto per l’igiene, e venti minuti per aprire sacchetti nel reparto frutta e verdura è troppo perfino per un imbecille che si appoggia alle automobiline di miti e dolci e inermi creature che guidano per scommessa, e qualsiasi perturbazione sul loro cammino provoca attacchi isterici come questo.
Dalla prossima settimana si torna a cliccare il pomodoro.
Anniversario
38 anni fa abbiamo ricevuto la visita a domicilio dell’Arno.
Oggi splende il sole e ci sono
Non ci sono più le brutte stagioni di una volta.
Peccato che sia peccato

Questi due sono pastori. Cioè una specie di preti.
Mi ricordo che anni fa in vacanza, un mio amico ricevette la visita di un conoscente. Era un bel ragazzo, vestito in jeans e polo nera.
Una ragazzina del gruppo si mise a fare la svenevole, e noi eravamo imbarazzati e divertiti perché questo ragazzo era un prete. Fu bellissimo vedere la faccia della maliarda quando lui le disse che stava in una parrocchia della zona.
Io preferisco i preti vestiti con la tonaca nera lunga fino ai piedi come Don Abbondio. Che non è il modo di andare in giro vestiti da laici senza nemmeno un crocifisso, un collarino, una tiara, un’aureola.
Comunque, a proposito del capire o non capire, sarò intontita per la malattia da raffreddamento che mi ha colpito (e che mi permette di starmene a casa a perdere tempo in questo modo), ma non ho capito se questi scherzano o fanno sul serio. Vista la nazionalità propendo per la seconda ipotesi.
Bu!
(i film di paura)
Michael Night Shyamalan è un regista disgraziato. Credo che per un artista sia una grave iattura esordire (o quasi) con la perfezione, perché in seguito le possibilità sono due: o cambia mestiere e rimane nella memoria di tutti come l’artefice di un’opera da manuale, oppure si rassegna al gioco dei confronti e si sa, con la perfezione il gioco è sempre in perdita.
Considero Il Sesto Senso perfetto dal punto di vista della sceneggiatura, come lo sono raramente i film dell’orrore. Rivisto una seconda volta, quando si è superato lo stupore della rivelazione finale, ogni gesto, parola e inquadratura appare funzionale e perfettamente incastrata nel meccanismo della storia. Non c’è una sbavatura, un particolare che non torni e che non si spieghi. E poi è il film che mi ha cambiato il modo di vedere il cinema dell’orrore. Modestamente quando ho visto The Others sono arrivata alla soluzione prima del finale rivelato (non molto prima), mi ha insegnato a essere diffidente, a guardare oltre e a pensare l’impensabile. Dopo Il Sesto Senso ho perfino considerato Bruce Willis un attore.
Fine del panegirico di M. Night Shyamalan.
Saltando qualche anno (e un film che non ho visto) Shyamalan ha generato quel brutto film che è Signs, con Mel Gibson. E qui casca l’asino. Perché i fratelli Zucker non avrebbero fatto di meglio, e infatti Scary movies 3 non è altrettanto ridicolo e risibile come l’originale preso di mira.
Cercando di dimenticare gli extraterrestri tagliaerbe e dando un’altra possibilità al giovane regista di origine indiana (dell’India, non pellerossa), mi sono recata speranzosa a vedere il suo ultimo film, The Village.
Le mie buone intenzioni sono state minate alla base dal mio compagno di visione che ci ha messo lo stesso tempo a riconoscere William Hurt (gran bel vecchio però) e a capire TUTTO. Dopo dieci minuti mi ha sussurrato nell’orecchio la sua ipotesi circa le Innominabili Creature vestite di rosso che minacciano-vigilano le piccole case nella prateria.
Sicché ho passato tutto il resto del film a verificare l’ipotesi (risultata esatta).
Da cui ne traggo il seguente insegnamento: per divertirsi con i film di Shyamalan bisogna far tacere quello che capisce tutto entro la prima metà del film, sennò la sorpresa va a farsi friggere.
Purtroppo siamo lontani dagli ingranaggi oliati di Sesto Senso.
Per esempio, perché non ci va babbo Hurt a prendere le medicine e invece manda la povera cieca ad attraversare il bosco e a impattare in quello-che-c’è-oltre-al-bosco-che-non-posso-dire-sennò-addio-sorpresa?
Notevole il cast e la fotografia. La gamma dei toni autunnali rassicuranti e inquietanti al tempo stesso, che contrastano il rosso, il colore proibito (trovata poco originale ma visivamente efficace) hanno trovato fertile terreno in una malinconica di natura come me (sarà che sono un segno di terra o che ho spesso dei gran giramenti…).
E che dire poi degli attori? Hurt fa sempre la sua porca figura, nonostante il barbone, la stazza e l’aria da padre Amish, e con Sigourney Weaver fanno pensare che in fondo è possibile invecchiare con una bella fagottata di fascino. Alla faccia dei “giovani” Adrien Brody, bravo eh… lo scemo del villaggio lo fa da dio, o Michael “faccione” Pitt che fa il pauroso di vedetta nell’unica scena che mi ha fatto sobbalzare.
Brava anche la figlia di Richie Cunningham (come somiglia alla nonna Marion…), con quella faccia un po’ strana e interessante che sono curiosa di vedere nel seguito di Dogville, nel ruolo che fu dell’algida Kidman (botta di cinefilia).
Tutti bravi insomma.
Un momento. Ci vogliamo dimenticare di Joaquin Phoenix? Già visto nel precedente film già citato, nel ruolo del villico fratello di Gibson, anche qui non si smentisce.
Vorrei ricordare che il giovane (trent’anni mal portati) appartiene a una figliolata di attori. Il fratello maggiore River morì nel ’93 per overdose dopo una serie di film non del tutto malvagi, poi si registrano tre sorelle battezzate Summer, Liberty e Rain.
Il poverino qualche anno fa, sentendosi diverso, quale unico portatore di nome normale, scelse di chiamarsi Leaf Phoenix.
Dopo aver visto le sue interpretazioni direi che più che una foglia ricorda un albero intero; recita come un pezzo di sughero.
Per concludere, a me The Village è piaciuto abbastanza, ma Il Sesto Senso molto di più.