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Consapevole di appartenere a una minoranza, dichiaro con fierezza che a me
questo freddo piace.
In occasione dell'evento luttuoso che recentemente mi ha colpito, un amico-di-blog di cui non farò il nome (perché non lo so) ha rammentato una canzone e un gruppo di cui pensavo fossimo a conoscenza solo noi autoctoni. Ho notato invece che la fama di Edipo e il suo complesso ha travalicato i limiti regionali, sia verso Nord che verso Sud.
La canzone più famosa di questo gruppo era una cover di "With or without you" degli U2. Ne ricordo due versioni, una in lingua italiana e una in lingua fiorentina che faceva così "M'è mort'i gatto, m'è mort'i gatto... come fo.. senz'i'mmi' gatto... gli è vorsuto attraversare..." me la ricordo a spizzichi e bocconi, anzi... bocconcini.
Nell'LP del 1990 ("Pura lana") che ho proprio qui, sul tavolo (come l'olio Sasso), la canzone in questione non c'è. Il fatto è che non risultò molto gradita a Bono il quale, se non ricordo male, non concesse il permesso di parodiarla. (In effetti era più scema che demenziale e poi Bono ha sempre ragione). Tanto per dare un'idea, il lato A si chiude con "Non sono in vena" che termina così: "Non farmi stare in pena, non sono in vena (4 volte) Fleboflebofleboflebofleboflebo TRASFUSION".
Nelle note, spiritosissime anch'esse, si segnala la partecipazione vocale di Garbo (alias di Renato Abate, liberamente ispirato a David Bowie e Brian Ferry).
Ma la trovata un sacco forte sta nella copertina del disco. Che è proprio una coperta di lana con tanto di frange. (Wow, cosmico!)
Nonostante questo strepitoso colpo di genio, la band si estinse così come i Windopen ("Sei in banana dura, sei in banana dura, ti ci vorrebbe proprio adrenalina pura") e le Candeggina Gang (con cui Jo Squillo aveva inciso "Stuprami, stuprami piccolo... stuprami stuprami sul metrò").
E c'è gente che esalta gli anni ottanta.
Ritardi fatali
Questa gente che si spara per il 53 mi pare esagerata.
Una volta anche io ho aspettato il 14 per un'ora, ma più che suicidarmi avrei voluto sparare all'autista.
Grazie per le condoglianze.
Abbiamo pianto per un giorno intero, e siamo tuttora in lutto stretto. Ho posto il veto sul riprendere un altro gatto. Meno esseri viventi ho nelle vicinanze, meno probabilità ho di perderli. Scartata anche l'idea della clonazione. Ella unica era e unica resterà.
Tra una lacrima e l'altra ho sostenuto l'orale del concorso molto sportivamente e con una concentrazione bassissima (dell'ordine delle picomoli direi). Ho estratto le domande come a un quiz e mi è toccato l'accertamento delle entrate, il principio di sussidiarietà e quello di trasparenza. Sui principi ho dissertato con un minimo di conoscenza e molto ragionamento logico, ma su quella faccenda delle porte ho detto poco. Che domande stupide fanno.
"Mi è andato
il cane sotto un camion quella sera
ho pianto come un vecchio sopra una bandiera,
se fosse stato un compagno basco avrei pianto di meno".
(Canzone per Francesco, R. Vecchioni, 1976)
Dedicato a Zara 2, il tassista che quando ieri ha visto che salivo con la gatta (in gabbia) mi ha detto che avrei dovuto avvertire che viaggiavo con un animale. "Qualcuno potrebbe essere allergico" "Lei è allergico?" "No" "Ha ragione, mi dispiace." Non era vero, non mi dispiaceva. Mi dispiaceva soltanto che portavo la bestia a morire.
Oggi Biji Biji non c'è più. Volevo tranquillizzare tutti i tassisti allergici di Firenze.
Post di servizio sociale
(ANSA)-FIRENZE, 14 GEN- Presentata da Ferragamo la collezione uomo per l'autunno-inverno
2005-2006, linea completamente rinnovata con qualche stravaganza in piu'.
Ma la maison non tradisce l'immagine chic ormai consolidata da anni. La rivoluzione
porta anche il nome dei nuovi membri dello staff Ferragamo. Tra le novita'
in passerella giacche piu' corte e accostate, a due bottoni, con i revers
alti e piu' stretti, i pantaloni dritti e ampi, senza eccedere, che si appoggiano
morbidamente sulla scarpa.
Casomai la notizia passasse inosservata, la riporto qui per facilitarne la
memorizzazione. E che gli uomini prendano appunti. Non ci sono più
scuse per andare in giro con giacche longuette e larghette, a tre bottoni,
con i revers bassi e larghi, i pantaloni stretti o a zampa di elefante o alla
zuava. Ricordate, dovete farli appoggiare morbidamente alla scarpa.
Morbidamente.
Una bella storia
Cornelia e Nonu Dragoman abitano in Transilvania e si sono conosciuti in Internet. Quelli non sono i nick, ma i loro veri nomi. Insomma questi due hanno avuto una relazione di qualche mese in rete. Poi si sono sposati. Il giorno di Natale hanno avuto un bambino e l'hanno chiamato Yahoo perché sono tanto grati alla rete per averli fatti incontrare.
Ma da quelle parti la gente allora è davvero un po' strana. Magari non sono vampiri ma un po' pirla sì.
Per evitare ulteriori scelte onomastiche azzardate, mi permetto di suggerire il nome per il prossimo figlio: Mirc se è maschio e Mozilla se è femmina.

Nella foto, da sinistra: la zia Zora, Cornelia col piccolo Yahoo e Nonu col nipotino Vlad.
Che fine ha fatto Ombretta Fumagalli Carulli?
Sul decreto antifumo hanno scritto e detto molto. Prevedo che continueranno a farlo.
I Tg faranno interviste agli avventori di bar e ristoranti. Li mostreranno dediti allo stupido vizio infreddoliti e ballonzolanti (si prevede un aumento dei fumenti per fumatori) sui marciapiedi, come peripatetiche da barzelletta. Alcuni si dichiareranno d'accordo con le regole per fare bella figura, altri si definiranno discriminati e ghettizzati. Credo che abbiano ragione, sono ghettizzati, vengono guardati con insofferenza, con sussiego, con alterigia, con caparbietà (il termine non è appropriato, ma questo post rientra nel progetto "Imparami l'italiano, Ironica").
Non so chi lo disse, ma qualcuno lo disse: "Baciare un fumatore è come leccare un posacenere". Personalmente non saprei, non ho mai leccato un posacenere (o portacenere che dir si voglia), ma credo di avere capito il senso.
Un tempo pensavo che l'atto del fumare desse quel certo non so che... e non sono la sola. "Che bello... non c'è che una sigaretta". "Ma se non fumi!". "Lo so non fumo. Io non aspiro perché fa venire il cancro, ma divento così incredibilmente bello con la sigaretta, che non posso non averla in mano". (Woody Allen in "Manhattan")
Ora non lo penso più. Il divieto di fumo è entrato in vigore sui treni prima che nei ristoranti, e devo dire che la gente che si catapulta giù appena si fermano in stazione, per succhiare con bramosia la sigaretta appena accesa, non ispira pensieri seduttivi o seducenti. Io li trovo piuttosto ridicoli anzichenò e li scanso infastidita.
E per rispondere all'accusa di certuni vorrei infine dire che non siamo noi ad essere razzisti, sono loro che sono fumatori.
In fila per sei
... col resto di due.
E non sono gatti.

9 gennaio, Ironica rilascia un'intervista durante la festicciola per il suo compleanno.
Zitella inside (suggerito da un commento, così la portinaia non va fuori tema)
Dice che un tempo le ironiche restavano zitelle. Che le altre invece si sposavano. Le zitelle invece non si sposavano, altrimenti non sarebbero state zitelle. Se non si sposavano era perché non erano attraenti, non perché erano ironiche. Ironiche lo diventavano per necessità, perché non avevano gli occhi azzurri e i capelli d'oro, perché non sapevano nemmeno suonare il pianoforte. Se una era bella non aveva bisogno di essere ironica. Perché l'ironia è predisposizione innata ma anche esercizio e pratica. Occhi aperti e mente sveglia. Le belle quindi sarebbero state pigre? Io sono pigra. Ma non sono sposata. Potrei anche essere bella quindi, ma allora perché sono zitella?
Dice anche che quelle attive sessualmente non fanno ridere. Dipende. Il sesso non è ironico, però può essere ridicolo.
Single non è la stessa cosa. Tecnicamente sì. Ma prendi me, per esempio: non sono single, ma mi sento zitella dentro. Ho il gene attivato. L'allele dominante. La predisposizione alla nascita. Una sorta di spirito solitario, una tenia nel tenue, un fagiolo nel baccello, un cuore e nemmeno mezza capanna. Intendiamoci, mica mi piace. No. Altrimenti non sarei ironica, sarei allegra.
Comunque vada non diventerò una zitellona. Di quelle che hanno tanti gatti, parlano con le piante e si fanno crescere i baffi. Dovesse capitare a me, i baffi li strapperò di certo.
Diario minimo
Oggi sull'autobus un ragazzo dall'aria giapponese mi ha chiesto stentatamente indicazioni per un certo albergo su un certo Lungarno. Siccome era la fermata vicino a casa mia (che quindi eviterò di specificare perché lo so che qui è pieno di maniaci e se lo scrivo poi me li ritrovo tutti sotto casa con le rose, i cioccolatini e il coltellaccio nascosto in tasca) l'ho rassicurato che l'avrei avvertito io quando scendere.
Per tutto il tragitto mi è stato nei pressi, mi guardava e quando incrociavo lo sguardo sorrideva facendo dei grandi inchini. Non era attrazione sessuale, era che aveva paura di perdere me, faro nella notte dei viandanti giapponesi, stella cometa di Magi orientali (e infatti con lui c'erano altri due suoi conterranei).
Poi è arrivato il momento e siamo scesi. Altri inchini.
Uno degli altri due aveva in mano un treppiedi per la macchina fotografica; ho sorriso commossa. Stanotte ho sognato Berlusconi e non so a chi chiedere i danni.
Donna dell'anno Arno

Da quando sono stata segnalata come fulgido esempio (gli esempi positivi sono sempre fulgidi) di lingua italiana applicata, oltre al fatto che Umberto Eco mi sta massacrando con la richiesta di correggere le sue bozze (ragazzi, non avete idea di come metta male le virgole quell'uomo), il mio blog sta ricevendo numerose visite dalle più svariate località del globo. Oltre il 20% dei contatti proviene dagli Stati Uniti (of America), e indovinate chi guiderà la sfilata di quest'anno del Columbus day a New York City?
Sarò io a inaugurare i saldi da Macy's, e sarò testimone alle prossime nozze di Ivana Trump e al prossimo processo a Michael Jackson.
Sarò presente alla cerimonia degli Academy Awards e consegnerò gli Oscar. Tutti. Anzi li riceverò.
Sono anche stata chiamata alla Casa Bianca, per la Befana del Vigile del Fuoco, mi avevano detto che sarei stata la protagonista della festa, ma quando ho capito il senso dell'invito l'ho declinato. In tutti i casi, al singolare e plurale.
Ho accettato invece di fare una serie di conferenze nelle maggiori Università sul tema "Meglio parlare tra parentesi che tra parenti?" sulla crisi della comunicazione nella famiglia occidentale.
Non ho intenzione di fermarmi qui. Dopo la Terra mi aspetta il Sistema Solare, poi la Galassia, poi l'iperspazio e via, verso nuove avventure.
Intanto mi rimetto a studiare per il concorso in Comune.
Love & Peace to all the world.
Lancia la lancia (la prossima volta)
Caro Roberto,
ho visto il tuo sguardo mentre uscivi dalla questura, era mesto e sbigottito.
Eri spaventato, Roberto. E ti sei lasciato convincere a cambiare la dichiarazione. Eppure avevi detto la pura verità, che l'hai fatto per feroce antipatia, anzi tu hai detto "Lo odio". Ma queste cose non si fanno, scommetto che te l'hanno detto da bambino che non si picchiano gli altri bambini. E adesso non puoi obiettare che non è un bambino quello che hai picchiato.
Se avessi sparato, avresti potuto dire che ti era partito un colpo mentre pulivi l'arma. Ma non c'è nessun motivo per cui un treppiedi possa partire di mano accidentalmente, Roberto.
Il tuo avvocato ha detto che siccome eri in compagnia di alcune ragazze volevi farti notare. Oggi leggo che eri anche un po' alticcio.
"E' stata una bravata"
Tanto bravo, Roberto, non sei stato, lasciatelo dire.
La mira, Roberto, hai sbagliato la mira!
Ironica