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Roba dell'altro secolo
A proposito dell'avere e dell'essere, tanto per chiarire.
Già ho raccontato di un'infanzia stitica e dei provvedimenti ad essa applicati, ho accennato ai problemi di asma bronchiale, non ho detto dei plantari, e neppure dell'apparecchio per i denti o che sono diventata miope a otto anni. Poi è venuta fuori la storia dell'adolescenza priva dei più ambìti (all'epoca) simboli di appartenza.
Non vorrei dare di me un'immagine di piccola fiammiferaia che crescendo è diventata una ragazzina emarginata e solitaria. Però un po' lo ero in realtà, ma ho sempre avuto molta pazienza perché sapevo che prima o poi avrei avuto la mia rivincita. Potevo rinunciare tranquillamente a causa della mia insicurezza alle "compagnie" del muretto, perché da grande le cose sarebbero cambiate. Certamente.
Sono cresciuta osservando, meditando, scrutando e studiando. Mi hanno fatto diventare sempre meno entusiasta, sempre più disillusa, sempre più ironica. Non ero un'adolescente alla moda e tenuto conto dell'epoca in cui sono cresciuta non ho perso molto. Purtroppo poi ho avuto vent'anni negli anni '80 e quindi è stato ancora peggio, se ripenso a tutta quella gommapiuma che portavo sulle spalle.
Ovviamente non tutto è andato secondo le previsioni. Il giro si è interrotto ed io, stavolta felicemente, ne sono rimasta fuori. Le mie compagne, quelle del "giro", hanno figliato tutte. Secondo la statistica io e la mia compagna di banco delle medie abbiamo due figli e mezzo a testa. Quel mezzo figlio è quello che mi preoccupa di più, a me è toccata la parte di sotto, è sbadato, distratto, non si mai dove ha la testa.
In seguito sono rimasta molto delusa dagli adulti, li facevo più seri, e invece ho scoperto che anche da grandi si è dentro o fuori, che si cerca sempre la via più comoda, che si desiderano le cose perché sono più facili da ottenere.
Per questo mi sono comprata quei vecchi occhiali che non metto mai, per svuotare definitivamente di ogni significato un oggetto, per prendere ulteriormente le distanze da un ricordo, da un desiderio piccino, da un'età che non voglio dimenticare ma solo ridimensionare.
E poi perché magari domenica prossima li rivendo al mercatino e ci guadagno anche qualcosa.
Natura in-festa
Germania.
Quei costosi oggetti del desiderio
Il post dell'amico Wolverine sui jeans a peso d'oro ha fatto riaffiorare memorie lontane di quando andavo alle medie e, per essere considerati nel "giro", era obbligatorio (e sottolineo obbligatorio) possedere almeno le tre seguenti cose: i jeans Levi's, le scarpe Adidas e gli occhiali Ray-Ban (quelli a goccia).
Senza arrivare agli eccessi denunciati dall'articolo citato nel post, ricordo che anche allora gli oggetti del desiderio erano piuttosto costosi, abbastanza per dare l'impressione a chi li possedeva di appartenere ad un'elite. Mutatis mutandis (cioè cambiate le marche) il meccanismo è sempre lo stesso.
Io non avevo nessuna di queste cose e da tredicenne, benché intuissi che l'ostentazione di tali oggetti (che allora non sapevo che fossero status symbol) in fondo fosse un segno di omologazione e di superficialità, li desideravo anch'io.
Il mio primo paio di Levi's lo conquistai che già facevo il ginnasio.
Il primo paio di Adidas me le sono comprate durante l'Università.
Posseggo i Ray-Ban a goccia da quindici giorni. Li ho trovati in un mercatino delle cose vecchie a 30 euro. Non ho potuto farne a meno, ma ora ho finalmente sopito anche questo anacronistico richiamo adolescenziale irrisolto.
Sono pronta a farmi mancare altre cose da adulti, tipo il videofonino, il suv e il lifting e restare - stavolta senza nessun'uggia recondita - fuori dal giro.
P.S. Oltretutto questi (vedi sopra) ray ban sono da uomo e mi stanno grandi...
Grazie a tutti
Vorrei cogliere l'occasione (tanto per dire, non c'è nessuna occasione da cogliere) per salutare e ringraziare tutti quelli che mi hanno gentilmente inserito tra i loro link preferiti. Ogni tanto capita che a sopresa scopra di essere presente anche nei blog di lettori sconosciuti e quindi ringrazio tanto anche loro.
(Detto fra noi, non so mai come comportarmi in questi casi. Devo scrivere due righe di ringraziamento in privato, mandare dei fiori alle signore, una bottiglia di vino ai signori? Devo ricambiare aggiungendo il link tra i miei? Ho consultato con attenzione il "Saper vivere di Donna Letizia" ma non ho trovato nulla a questo proposito).
Un'altra scoperta curiosa viene dalla consultazione dello "stat-counter" da cui risulta che circa il 50% dei contatti proviene dal resto del mondo. Non mi so immaginare che idea si facciano questi signori di quello che vedono qui, comunque saluto e ringrazio molto anche loro (anche se quasi tutti si fermano per meno di 5 secondi e poi non tornano più, chissà che vorrà dire).
Utilizzando i potenti mezzi di internet sono riuscita a tradurre "Grazie per la tua visita". (Ho fatto 'sto popò di lavorone)
Per i visitatori di espressione anglosassone: Thank you for your visit.
Di espressione francofona: Merci pour votre visit.
Di espressione germanica: Dank für Ihren Besuch.
Di espressione ispanica: Gracias por su visita.
Di espressione portoghese: Agradecimentos para sua visita.
Di espressione olandese : Dank voor uw bezoek.
(Chiedo scusa agli egiziani e agli svedesi ma non ho trovato la loro lingua).
Forse lo si è capito, oggi non avevo molte cose da fare.
Ricordiamoci che dobbiamo morire
Non per allarmare qualcuno ma pare che quello eletto ieri sarà il penultimo papa. Dopo ce ne sarà un altro e poi... puff. Roma verrà distrutta e ci sarà il Giudizio Universale.
E' bene saperlo, in modo da prepararsi e non lasciare nulla di deteriorabile in frigo. Per chi ne volesse sapere di più qui c'è spiegato tutto.
Dice che il signor Malachia mille anni fa ha avuto una visione e ha fatto questa profezia. Anche io a volte dormo male e faccio sogni strani ma non sono così perfida da vaticinare morte e distruzione per tutti. E l'hanno fatto anche santo.
Ma analizziamo in dettaglio la profezia: "In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septis collis diruetur, et Judex tremendus iudicabit populum suum. Amen". Quindi Petrus Romanus sarebbe il nome del prossimo papa. Un papa che si chiama come l'amarissimo che fa benissimo? Questo è già un punto che fa vacillare la profezia. Poi dice che avrà un sacco di preoccupazioni con le greggi, forse un'epidemia di febbre catarrale (più conosciuta come Lingua Blu).
Ecco che alla fine del pontificato di Pietro er Romano la città dei sette colli (e der ponentino più malandrino che ci hai) sarà distrutta. Le altre città rimarranno quindi integre? Questo vuol dire che gli affitti aumenteranno ancora e saremo invasi dai romani. Che sia questa la vera essenza dell'Apocalisse?
Ma se anche fosse così, chi è il Giudice tremendo? Perché è così tremendo? E soprattutto ci si potrà appellare alla legittima suspicione?
Con un po' di fortuna e tanta salute (la nostra) sapremo rispondere noi stessi a queste domande, e verificare se il santo che si chiama come il gatto di Paperoga (e questo direi che è decisivo) è stato preveggente o solo vittima della cattiva digestione.
Nel frattempo non so se sperare che questo papa campi parecchio oppure no. Non condivido la scelta che è stata fatta, l'unica cosa che mi piace è il nome che ha scelto, solenne e un po' retrò. Mi aspetto la reintroduzione della sedia gestatoria, della messa in latino e maggiore rigore e sobrietà tra le compagini clericali.
Non tutto il male verrà per nuocere. Se Dio vuole non vedremo più Don Mazzi e Suor Paola in televisione.
Habemus papam?
Dopo la sfilata dei votanti-candidati (però potevano mettergli una fascia col numero, oppure il nome in sovrimpressione) che hanno giurato, i 115 cardinali hanno buttato fuori i curiosi (extra omnes) e si sono messi a ponzare. Giocando al toto-papa mi sovvengono alcune riflessioni del tutto superflue e perciò ideali per essere scritte qui.
Nel caso dovesse essere scelto, consiglio a Falcao (79 anni, Brasile) il nome di Roberto Paulo I.
Mi sento di escludere, per problemi di pronuncia, l'elezione di Armand Razafindratandra e Miloslav Vlk, stessa cosa per Ricardo J. Vidal (pubblicità gratuita) ed Emmanuel Wamala (troppo pessimista).
Al contrario vedrei bene un papa Amigo (70 anni, arcivescovo di Siviglia) o un papa Bravo (79 anni, arcivescono emerito di Managua).
Appena trovo il numero per l'SMS manderò il mio televoto a Oscar Maradiaga Rodriguez di 62 anni, Honduras, poliglotta e suonatore di sax.
De profundis
C'è questa notizia oggi, che una donna di Bitonto è stata uccisa dal marito perché gli ha dato del cretino, dopo che lui le aveva detto stupida. Ovviamente la necessità di sintesi crea queste amenità giornalistiche, ma in realtà alle spalle c'è una storia di litigi, gravi incomprensioni e di ignoranza.
Supponiamo però che le cose siano andate proprio così. Lui dice a lei: "Stupida" e lei dice a lui "Sei un cretino!", così lui prende una spranga di ferro e la carica di botte fino a farla morire.
Ma la gente abitualmente tiene le spranghe di ferro in casa? Perché se io dovessi far fuori qualcuno ne sarei sprovvista. Forse potrei usare un manico di scopa, ma tommaso-la-scopa-ficcanaso è leggera e maneggevole che se la tiri in testa a qualcuno al massimo lo spettini. Da qualche parte ci dev'essere un battipanni. Ma non s'è mai sentito di qualcuno che è morto per un battipanni. "La moglie gli dà del cretino e lui tenta di ucciderla a sculacciate". La moglie non avrebbe tutti i torti.
Abbiamo la vecchia sciabola di mio padre. Quella funziona, non uccide per il taglio ma fa morire di tetano.
Mia nonna avrebbe detto "Non le devi nemmeno pensare certe cose". Non è colpa mia, è che succedono. E poi tutti questi
funerali m'ispirano. A quello di Ranieri di Monaco c'era anche il suo cane, uno spinone con la faccia triste che procedeva lento lento dietro la bara. C'era Karl Lagerfeld, anche lui con la faccia triste e con la coda. O forse era lui dietro la bara. Le cronache narrano che il principe-figlio del principe-defunto durante il funerale si è commosso. Certo che sono strani questi aristocratici, e come sono vispi i giornalisti a notarlo.
Direi che per questo mese ne abbiamo avute abbastanza, sia di cronache che di cerimonie. Riposino in pace e lascino riposare anche noi.
Playtime

Io non l'avrei indovinato.
Che cos'è questo?
Oggi nella sezione cittadina de "la Repubblica" una colonna è dedicata all'iniziativa della famiglia di un ragazzo fiorentino che sta partecipando alla trasmissione della De Filippi. Con una conferenza stampa tenuta in un grande albergo (sic!) hanno fatto appello alla voce del campanile oltre che a quella del cuore (ogni scarrafone è bravo a mamma sua). La madre del giovanotto aspirante attore si lamenta che i fiorentini non sostengono il suo figliolo, come invece fanno i meridionali e persino (persino) gli albanesi con i loro beniamini. Prosegue la genitrice che "forse è perché questa (cioè Firenze) non è una città di manica larga e gli fa fatica di spendere un euro in un sms" oppure, continua questa madre snaturata e anche un po' becera, perché "Amici" è su un canale di Berlusconi e tra la città e il cavaliere, si sa, non corre buon sangue".
Gli venisse in mente a questa povera donna che ai fiorentini non gliene importa un fico secco del suo figliolo, di votarlo, di guardarlo, oppure che magari preferiscono un altro concorrente, persino (persino) un albanese?
Nello stesso articolo il commento di Michele Serra (sempre sia lodato) che, come al solito, mi trova incondizionatamente d'accordo. "La famiglia è ancora il ricettacolo di una complicità facile, falsa: se un figlio non va bene a scuola, la colpa non è sua, ma dei prof che non lo capiscono"
Giustappunto qualche giorno fa a una mia battuta malevola sulla Moratti, il mio capo ha cominciato a sbraitare sostenendo invece la grande capacità della suddetta ministra, che di questo governo l'unica cosa che funziona è la politica scolastica, che la Moratti è una donna con le palle (e ti pareva), che sua figlia (frequenta un liceo classico dei più antichi) ha avuto un brutto voto nel tema di italiano perché la prof. è comunista. (Tanto per rendersi conto con chi ho a che fare io quotidianamente).
Certo son cose diverse un tema di italiano e una gara di ballo, però alla base c'è sempre un "familismo amorale" e un cervello bacato.
L'articolo si conclude con le parole del divin Serra che risponde all'affermazione della madre del futuro premio Oscar secondo la quale dovremmo (noi concittadini) votarlo per orgoglio fiorentino. "Se c'è una città che si inorgoglisce" dice Michele Serra "perché qualcuno è finalista ad Amici, bé, cercherò di non visitarla più".
A questo punto l'appello lo faccio io. "Michele, ti giuro sulle palle dei Medici, che i fiorentini son talmente orgogliosi per nascita, che del ragazzino che va a Canale 5 se ne fregano bellamente. Vieni a trovarci quando vuoi e casomai prima scrivimi due righe. Il mio indirizzo è qui a sinistra. Fatti sentire. Baci. - P.S. io non lo guardo nemmeno quel programma".
Messaggio per la Protezione Civile
Potete smettere di mandarmi gli SMS, perché io a Roma al funerale del papa non ho nessuna intenzione di andarci.
Un oscuro scrutare
Anche grazie al mio contributo il signor B. sente la poltrona che trema sotto il sedere.
Da brava cittadina ho prestato servizio presso il seggio n° 141. Ho scritto seicentonovantotto serie di numeri, ho scrutinato e contato con assoluta lealtà i voti di destra, sinistra e perfino della lega nord (uno). Ho trovato schede con scarabocchi, parolacce e una preferenza per Karol Wojtila (scritto così). Ho notato che il nome più comune tra le suore del vicino istituto religioso è Giuseppina, che l'elettrice più vecchia aveva (ed ha ancora, voglio sperare) 99 anni e che le foto peggiori sono sulla patente di guida.
C'è chi, per non fare torto a nessuno, ha votato Alleanza Nazionale, l'Ulivo e UDC, tutti insieme. Credo che il voto disgiunto non sia stato compreso da tutti. Neppure dal nostro presidente di seggio per la verità, che ha sudato sette camicie per riempire i verbali.
Infine spero di non essere richiamata a questo compito, a meno che non vengano date chiare indicazioni istituzionali sugli argomenti di conversazione tra gli scrutatori durante le pause. Che non siano nell'ordine: viaggi di nozze, pranzi di nozze, vestiti da sposa e come fare a convincere il fidanzato a sposarsi.
In quei momenti ho detestato il suffragio universale.
L'ultimo spettacolo
Ci stanno candeggiando il cervello. A un mio moto di insofferenza mia madre ha ribattuto invece che è normale che sia così e poi succede raramente, come si dice, ogni morte di papa.
Però un po' di rispetto ci vorrebbe perfino per un pontefice. Trovo oscena la frenesia di tutti i tg: "speriamo che muoia proprio ora che ci sono io in diretta".
I giornalisti fanno a gara a chi fa la faccia più addolorata. Una su Canale 5 ieri si è messa perfino a singhiozzare e non è riuscita a finire il servizio.
Continuano a mandare in onda filmati montati con la musica in sottofondo, il meglio di 26 anni di pontificato; pare che invece che la vita questo papa stia per abbandonare un reality show.
Fatelo morire prima di fargli il funerale, non siate impazienti e smettetela con questo circo. L'ultima trovata è quella di fare illazioni sulle ultime parole, o pensieri del morente. Pare, sembrerebbe, forse. Il suo portavoce si è intrecciato in una serie di ipotetiche stamattina, che secondo me si vergognava di quello che stava dicendo.
Non sono molto devota, anzi non lo sono affatto, e oltre al rispetto e al dolore generico per un uomo che muore non posso ammettere di più. Quando mio padre è morto aveva vent'anni meno del papa e il dolore mi sta appollaiato sulla spalla da allora. Guarda te come un misero accento può fare tutta questa differenza.
A gentile richiesta (post scatologico, sconsigliato a signorini/e e diarroici)
Ieri sera verso mezzanotte ho controllato la posta e ho trovato questo messaggio che qui riporto fedelmente:
"ho visto il tuo splendido blog, complimenti !
Affronti anche il tema "clisteri" ? mi piacerebbe tanto partecipare !
Un abbraccio affettuoso, -omissis-"
(Omissis non è la firma)
In effetti era molto tempo che non provavo sollievo per dei clisteri, ma grazie a questa persona ieri sera il mio spirito si è ricreato. E per ringraziare questa creatura che inconsapevolmente mi ha mosso al sorriso, affronterò subito il tema in questione.
Quando ero bambina ero sottopeso, anche se ora è difficile crederlo, asmatica, allergica, perennemente in preda alle malattie esantematiche e soprattutto stitica. Forse perché non mangiavo la verdura, forse perché esercitavo un eccessivo controllo sugli sfinteri, non so, fatto sta che ricordo bene le torture a cui ero sottoposta. In primo grado immagino che ci fossero tentativi di convincermi con le buone "Ora vai in bagno e non esci finché non l'hai fatta". Ma siccome se non uscivo per l'ora di cena deperivo sempre di più, allora si passava a mezzi più duri, come le supposte di glicerina. A volte venivano comprate in farmacia, ma ero costantemente recidiva e allora si preferiva un metodo più artigianale ed economico. Venivano intagliate nel sapone di marsiglia, me lo ricordo benissimo. Come Emil intagliava i personaggi nel legno.
Non sempre il sapone funzionava, e allora entrava il gioco quell'oggetto demoniaco che è la peretta di gomma rossa con beccuccio di plastica rigida, detto anche clistere (ehi, omissis, questo è per te).
La minaccia del "clisterino" si proponeva quando, nonostante i precedenti tentativi, il mio corpicino era ben determinato a tenersi dentro il prodotto interno lordo. Poi scattava la fase operativa, nonostante i pianti e le implorazioni.
Si levava in cucina l'odore di camomilla ed io sapevo che l'evento stava per appressarsi. Tentavo di fuggire, di nascondermi, ma braccata e poi acchiappata finivo sempre per soggiacere al tristo rito berciando e lacrimando forte.
La tortura proseguiva nei secondi successivi allo svuotamento del contenitore perché l'istinto era quello di correre a restituire il mal-inserito, rischiando però di rendere del tutto vana la fatica e l'umiliazione di quella bassa operazione. Cercavano di trattenermi ma il più delle volte il risultato non era quello cercato: riuscivo a svignarmela, frignavo e non evacuavo.
Ancora oggi l'aroma della camomilla rievoca in me un moto di repulsione, un istinto di fuga che sarebbe difficile da comprendere senza conoscere il segreto della mia infanzia costipata.
In seguito il mio rapporto coi clisteri si è molto diradato, ne ricordo uno prima di un intervento chirurgico, ma non era più come quelli di una volta. Era piccolo, monouso, veloce, impersonale.
Io avrei finito qui, però qualcosa nel mio cervello rallentato dal sonno e dalla primavera dice che forse sono andata fuori tema. Nel qual caso mi scuso con omissis, ma io di altri generi di clisteri non sono esperta.
Spero di non aver disgustato nessuno, che se così fosse state certi che non s'è fatto apposta.