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Note di viaggio (in ordine alfabetico per non fare torto a nessuno)

Alberghi: menzione per il palazzone celeste che ci ha ospitato alla periferia di Brno, con tracce di socialismo reale. Prezzo irrisorio, portiere monolingue con qualche capacità di grugnire in tedesco, colazione a ranghi ridotti.
Autostrade: tutte con cantieri aperti. La peggiore è quella da Praga a Brno, chilometri con fenditure trasversali, tanto che a un certo punto ci è balenata l'immagine orrifica di una ruota bucata.
Bagni: puliti e forniti di carta igienica, dappertutto. In particolare vorrei segnalare i bagni di un autogrill in Austria, tutto acciaio e specchi, con la musica in sottofondo e forniture elettroniche. Mi ci sono soffermata anche dopo i pochi minuti di effettivo utilizzo e mi è dispiaciuto doverne uscire.
Camere: dalla prima notte in albergo vicino a Bressanone fino all'ultima a Salisburgo ho avuto nostalgia dei nostri letti con le lenzuola. Lassù i letti hanno grosse federe copripiumini che hanno la caratteristica di fare troppo caldo se si tengono addosso e di fare troppo freddo se si scaraventano via a calci durante la notte. Il pilota ha lamentato la scarsa lunghezza dei giacigli. Io ho lamentato la scarsa tenuta delle tende: alle cinque del mattino ero già inondata di luce e sveglia.
Confini: a quelli cechi controllano i passaporti. Passare da un paese e l'altro senza nessun segno tranne che un cartello, come quando si cambia regione, fa un bell'effetto.
Denaro: è bello vivere in Italia, in particolare in una città come Firenze. Perché poi, dovunque si vada, sembra tutto molto conveniente.
Guida: devo confessare che ho affrontato il mio ruolo di co-pilota con una certa reticenza. ("No, dai, non voglio, ho paura, c'è troppo traffico, piove, ho sonno, non capisco i cartelli..." ad libitum). Ho effettuato anche alcuni sorpassi costretta a forza dal primo pilota che minacciava rappresaglie se avessi continuato a star dietro a TIR, autoarticolati, camper, roulotte e trasporti eccezionali. Ricordo con tenerezza il momento in cui, liberando la corsia di sorpasso, la mia piccola Seicento ha lasciato la via libera a una Ferrari che in una frazione di secondo era lontana all'orizzonte. Adesso so perfino ritirare il biglietto al casello e pagare con la viacard, parcheggiare alle stazioni di servizio e scendere dall'auto stiracchiandomi come fanno i veri autisti di lungo corso.
Persone: medaglia d'oro per la pazienza alla commessa del negozio di strumenti musicali a Praga, che si è sorbita per due giorni di fila il pilota trombettiere che ha voluto vedere tutti gli accessori presenti in negozio e ne ha comprati diversi chilogrammi, sempre sotto gli occhi attoniti della silenziosa signora bionda. A pari merito un'altra medaglia va alla signora ansiosa dell'Ufficio del Turismo di Brno, che non riusciva a trovarci una sistemazione perché tutti gli alberghi erano pieni. Un pensiero affettuoso ai camerieri che ponevano sempre l'unica birra ordinata di fronte alla persona sbagliata, perché di solito sono i maschi che bevono alcool.
Un altro pensierino al giovane avventore del romanticissimo ristorante viennese con le candele, i divanetti e il pianoforte, un bel ragazzo che ho avuto di fronte per tutta la cena ma che poi ho dovuto lasciare lì con la riccioluta ragazza con cui era al tavolo, e così mi sono dovuta accontentare di portarmi via il primo pilota, quello che non beve alcool.
Prima colazione: il mio pasto preferito negli alberghi. Evitando la zuppa di fagioli che insieme al caffè e al pane e marmellata mi crea degli scompensi gastronomici, abbiamo attinto al buffet con grande soddisfazione, rifornendoci di panini che ho imboscato in borsa con nonchalance, per il pranzo.
Seicento: ce l'ha fatta con grande dignità e forza. Ha attraversato quattro paesi e macinato ben 2600 chilometri, si è fre
giata di due bollini autostradali e ora è tappezzata da moscerini morti.
Souvenir: so resistere alla pancottiglia da turisti. Non ho comprato nemmeno una maglietta, una tazza, un orsacchiotto vestito da tirolese, nemmeno un mezzo busto di Mozart. Ho speso oltre 50 euro all'Hotel Sacher di Vienna, ma non si tratta di souvenir bensì di collezionismo. Io colleziono scatole di legno contenenti le Sacher Torte, quelle originali, appunto. Non è colpa mia se per avere le scatole devo comprare anche la torta (e mangiarla).
Strada (sbagliare): lasciando Praga abbiamo effettuato un panoramico itinerario all'interno del parcheggio del Carrefour vicino all'albergo; intendevamo raggiungere la zona del Castello, ma di fronte al cartello per Brno abbiamo deciso di dirigerci verso la città dello Spielberk (che poi non ho visitato perché fare quella salita a piedi per una prigione non mi è sembrato utile).
Viaggio: esaurito il quadernino nero Moleskine, devo pensare all'altro da riempire. Con il prossimo viaggio.
On the road
Allora è deciso. Si parte.
La carta stradale dell'Europa c'è. Andiamo su, verso destra, dovremmo incrociare l'Austria e la Repubblica Ceca. Potremmo sforare in Slovacchia, se non addirittura in Ungheria. E poi basta, ché quando la maestra ha spiegato la Romania e la Bulgaria io ero assente.
Si va in seicento. No, non è una gita aziendale, è una piccola avventura su una piccola macchina. Non abbiamo un percorso fissato, nessuna prenotazione, nessuna tabella di marcia. Andremo dove ci porta la strada e il mio scarso orientamento. Guiderò anch'io. E così al prossimo tagliando avrò un chilometraggio dignitoso.
Sarà una vacanza intensa che farà di me un vero uomo.
Rieduchescional channel
Ho un nuovo balocco. Si chiama paltalk e serve per comunicare con la "ggente" di tutto il mondo. E' solo uno dei tanti programmi di chat che permette anche di parlare col microfono.
Questo fine settimana, che ero a casa con poca voglia di fare e per fortuna poco da fare, ci ho passato delle mezz'ore intere. E' pieno di stanze a tema religioso. Io mi sono fiondata in quella dal titolo "Is your god real god or a fake? Find out here" Il fondatore è un signore ultracinquantenne di Londra che gentilmente mi ha spiegato come funziona il programma. Altre dritte le ho ricevute nella stanza "Stop the abuse of Coptic Egyptians". Meno gentili le signore della stanza dedicata agli "Psychic readers", quando ho detto che secondo me avrebbero potuto fare a meno del programma per comunicare. Eppure a me pareva un'osservazione pertinente.
Un'intera sezione comprende l'apprendimento. C'è una stanza dove si impara a fare i miracoli, ma dovevano essere in pausa perché non mi hanno insegnato nemmeno a fare una prestidigitazione come il mago Silvan. In compenso ho fatto pratica di inglese e spagnolo, ho partecipato al trivial pursuit, ma siccome non sono preparata sugli emendamenti della costituzione americana ho lasciato perdere.
Gli italiani presenti sono spesso emigrati e napoletani, non so perché. Mettono musica melodica a manetta e hanno nick tipo "cattivona", "ferbiddenparadise", "Infedele with love". Si sentiva uno che chiedeva "Bi può dire se si zente che io sto sgarigando e non zendo?". Ho notato una grande diffusione delle forme verbali di "avere" senza la famosa lettera muta. Probabilmente così come io detesto le "k" loro odiano le "h".
L'età media è alta, a volte molto alta, direi troppo. Nella stanza "Golden oldies" il sottotitolo era in memoria dell'amministratore della stanza defunto la settimana scorsa. La musica era anni '50, roba tipo Pat Boone.
Ovviamente anche io ho aperto una stanza. L'ho inserita nella categoria "distance learning" e l'ho chiamata "Italiano per tutti-Ironica in the world", perché bisogna puntare in alto, oltre ad avere buona mira. E' arrivata la gente.
Ho conosciuto una ragazza giapponese che dopo avermi implorato di cantarle "Volare" (non l'ho fatto), ha cantato lei "Parlami d'amore Mariù" e quando le ho detto che è una canzone molto vecchia non ci voleva credere, un brasiliano di origini italiane, un somalo, una colombiana e anche un paio di ragazzotti del Marocco che ho dovuto cacciare a causa dell'esuberanza linguistica (mi hanno mandato a fanculo, oltre a evocare parentele strette dedite ad attività di mercimonio del proprio corpo).
Poi è arrivato un maestro elementare di Cipro, di lingua turca, molto simpatico. Ha detto che hanno le classi sovrappopolate perché siccome sono poveri come unico divertimento fanno i bambini. Ho proposto di mandare là le nostre maestre in esubero. Insomma oltre alla lingua sto esportando posti di lavoro, se vi pare poco.
Ho intenzione di proseguire nella mia opera di acculturazione. Mi sento portata per questa missione. Porterò i punti e le virgole nel mondo, insegnerò il congiuntivo e la cultura con la Q maiuscola. E' ora che l'immagine dell'Italia nel mondo sia rinnovata e mondata dagli archetipi.
Intanto però devo imparare a memoria "'O sole mio", sennò non ci credono che sono italiana.
P.S. il mio nick è "ironicAle", che pronunciato "aironicheil", se permettete, è tutto un altro sentire.
Ticket to ride
Notizie come questa mi mandano in brodo di giuggiole. Scopro che finalmente il progetto di una vita potrebbe realizzarsi. Sono disposta a buttare via dieci dollari, appena riuscirò a ricordare il mio account paypal. Sarà un misero investimento rispetto a quello che ho in mente.
Mi faccio mandare indietro nel tempo, metà degli anni '50. A Liverpool. Faccio la talent scout, suggerisco nome e canzoni ai Beatles, li sottraggo a Brian Epstein. Prima di nascere torno nel presente e mi godo i diritti d'autore. Alla faccia scolorita di Michael Jackson.

Segreto d'ufficio
Una delle mille mansioni che mi sono richieste al lavoro è quella di controllare la posta e segnalare al capo le priorità. Faccio un bel fogliolino dal titolo "Cose da fare" (i buoni insegnamenti non si dimenticano, G.) e ci scrivo: telefonare a Tizio, rispondere a Caio, contattare Sempronio (strane frequentazioni eh?).
Stamattina vado a scaricare la posta e ti vedo una serie di email provenienti dallo stesso collega milanese del mio capo; l'oggetto era un po' inconsueto ma lì per lì non ci ho fatto caso e ho letto il primo messaggio. Era chiaramente una email privata, in cui il tizio litigava con la sua fidanzata brasiliana.
Ho segnalato la cosa al mio capo, un po' perplessa. Lui era al corrente della cosa e mi ha detto di lasciare stare che ci avrebbe pensato lui.
Ma è possibile che uno utilizzi l'indirizzo del lavoro per mettere al corrente dei propri casini amorosi l'amico?
Ovviamente io non racconterò nulla in giro. Prima di tutto perché sono una persona affidabile, riservata e non pettegola. Poi perché mi occupo della Segreteria Scientifica, che vuol dire che mantengo i segreti in modo razionale. E poi perché le email erano scritte in portoghese e non ci ho capito una cippa.
Cenerentola ha fatto flop
C'era una volta una modella del Mississippi che frequentava il "bel" mondo (gente molto ricca) e si accompagnava con un facoltosissimo imprenditore in termini non troppo chiari, forse c'era una relazione sentimentale, forse no. Di certo c'è che lei spendeva molti soldi di lui e questo di solito significa qualcosa, a meno che questo facoltosissimo imprenditore non fosse uno disposto a dare senza ricevere.
Comunque dopo dieci anni la parabola della modella intraprende la fase discendente e il legame (di qualunque natura fosse) col facoltosissimo imprenditore finisce.
Solo che lei ci aveva preso gusto a spendere e spandere, frequentare il "bel" mondo (sempre quella gente molto ricca), dormire fino a tardi, mangiare i Ferrero Rocher alle feste dell'ambasciatore etc. Sicché ora che ha la bella età di 41 anni (averceli...) e non ha più le carte di credito dell'amico milionario non si diverte più. Allora ha deciso di fargli causa, pretendendo un vitalizio di 50 mila euro al mese oppure 100 milioni di euro da pagarsi sull'unghia, senza nemmeno le comode rate.
Ora io mi domando e dico: ma benedetta figliola, non ci potevi pensare prima? Ti ritrovi in cotanta abbondanza e non ne approfitti per aprirti un libretto di risparmio, acquistare dei BOT, dei BTP, che dieci anni rendevano ancora abbastanza? Poi ti facevi regalare un quartierino accessoriato con box auto e servizio di portierato, e così ti sistemavi in modo dignitoso e senza fare tutto questo casino.
Dieci anni di tempo ha avuto, mica un mese, in dieci anni se era più furba non si limitava a fare quella "che non fa nulla e sta in villa" (citazione leonardesca a proposito dello zio Giovanni da Vinci), ma metteva su una sua attività. Una linea di cosmetici col suo nome, una casa di produzione cinematografica, un'agenzia di modelle, un'azienda vitivinicola, o magari si buttava in politica e diventava deputato di AN. Insomma una di quelle cose che fanno le signore del "bel" mondo (quelle molto, ma molto ricche).
Narissa, con quel cognome da telefilm, dice di aver rinunciato a una carriera sfavillante come modella (a occhio mi pare improbabile, oppure non è fotogenica), e allora è stata doppiamente bischera. Comunque spero che almeno i soldi per il parrucchiere li ottenga, quei 10 mila euro al mese necessari per le piccole necessità di noi donne, le calze, i rossetti, gli assorbenti. E spero anche che questa storia sia di insegnamento e di monito per le giovani generazioni di modelle: appena trovate un ricco imprenditore fatevi sposare, perché sennò perdete quella milionata di euro che vi può assicurare una vecchiaia serena.
Per tutte le altre: andate a lavorare.
Mah
Amo il progresso tecnologico. Per questo invito il Senor Pep Torres a impegnarsi in qualcosa di veramente utile. Evviva gli elettrodomestici tonti.
Notizia da leggersi col sottofondo del Trio Medusa.