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Siccome qualcuno nei commenti precedenti si è vantato di trascorsi nel mondo dello spettacolo, io non sarò da meno, rievocando la mia memorabile interpretazione in un film di portata internazionale.
Nel 1985 a Firenze venne girato "Camera con vista". Considerando che il film vinse l'Oscar per i migliori costumi, un frammento infinitesimale di quel premio è anche mio.
Alle sette e mezzo del mattino mi presentai nel locale adibito a sartoria. Con l’avventatezza dei vent’anni, o giù di lì, mi presentai con la mia amica della scuola di recitazione.
Dovevamo essere rigorosamente senza trucco, ma la mia amica faceva la modella e sapeva come truccarsi senza sembrarlo. La sua pelle era quindi levigata e con un incantevole effetto porcellana.
Io no. Ero pallida, gonfia di sonno, con un tocco di occhiaie e con uno spiacevole effetto ceramiche Pozzi.
Ma stavo comunque per debuttare nel rutilante mondo del cinema.
I costumisti Jenny Beaven e John Bright, futuri premi Oscar, ci guardarono. Non voglio sapere che cosa scattò nelle loro teste.
Alla mia amica modella fecero indossare un lungo ed elegante abito nero (ci scommetterei che era anche pieno di perline, maledizione), con la vita strizzata in un bustino, la pettinarono coi capelli corvini tirati su, e per le piazzarono in testa un vezzosissimo cappellino con la veletta. Era bellissima.
A me schiaffarono addosso un vestitaccio da contadina con lo scialletto e il grembiule. Ci rimasi malissimo. Lei da signora e io da stracciona.
Ma non era finita. Come completamento del costume di scena, a me porsero un cestino di vimini con dentro un indefinito fagotto e a lei un ombrellino rifinito di pizzo. La mia vanità rimase stordita per il colpo subito, ma feci buon viso a cattivo gioco ripetendomi quello che diceva Stanislawski: non esistono piccoli ruoli, esistono piccoli attori.
Veramente lui non fa parola a proposito di comparse e figuranti, ma immagino che sia lo stesso o quasi. Non esistono comparse vestite male, esistono comparse indisciplinate.
Io ovviamente seguii diligentemente le indicazioni della regia. Peccato che Ivory sia un regista "viscontiano", che fa ripetere ogni scena settanta volte prima di decidere qual è quella buona. Così, oltre a essere una bifolca sciatta e con la faccia slavata, diventai una ragazza sudata e col mal di piedi.
La giornata lavorativa finalmente finì e io tornai a casa stanca, ma felice. Di essermi tolta di dosso quella roba. Per la cronaca, nel film non mi si vede. A occhio nudo, intendo, perché probabilmente con un buon sussidio visivo (basta anche un telescopio per astrofili) mi si potrebbe distinguere tra i popolani in un paio di scene di massa.
In seguito mi sono presa le mie soddisfazioni, quando ho ripetuto l'esperienza in un film di Nuti (in questo caso, elegante e pettinata, ero sempre fuori dall'inquadratura), e un operatore mi disse che sembravo Angelica del Gattopardo. Lei era vestita di bianco e io di nero, ma per il resto ero uguale uguale. Capii allora che il set è finzione e non ci si deve aspettare la verità dal cinema.
E la mia carriera ebbe fine.

Durante questa scena, io c'ero.
Vecchi scarponi quanto tempo è passato...
Rassegna internazionale di cantanti sessantenni ieri sera su Rai 1. Hanno perfino riesumato Gepy (l'altro Gepy dev'essere trapassato, ahimé), le Supremes e gli Shocking blue. La drag queen che è in me approva.
Per il futuro propongo di rintracciare Santino Rocchetti, Diana Est, Leano Morelli, Laura Luca, Faust'O e soprattutto Garbo.
E altri di cui non ricordo il nome. E nemmeno la faccia.
Malinconico autunno
Sono stanca e un po' giù di morale. Per questo è una settimana che non ironizzo su nulla. La Kate (Moss) che sniffa la coca, la Edelfa (Miss Italia) che aveva già fatto delle foto ose' e forse la detronizzano. Insomma tutte queste brutte notizie mi abbattono. E poi non ho fatto in tempo ad invaghirmi del Dr. House che la serie è finita. Le casalinghe disperate invece sono antipatiche e non le guardo.
Il lavoro va che è una favola. Ora seguo almeno tre o quattro progetti tutti insieme, scrivo i testi della carta dei servizi (cosa che farei senza troppe difficoltà, se capissi esattamente di che cosa si tratta), devo mettere su una tecnica di prelievo direttamente dai poveri pazienti (anche perché dopo aver pagato i nostri conti diventano poveri), che rischiano la paresi a forza di stare con la bocca aperta, e stamattina ho dato la merenda a 18 dentisti turchi che non riescono a capire che il nostro caffè non si beve a bigonci ma a tazzine. Voglio cambiare lavoro.
Devo prendere delle decisioni fondamentali e il dubbio mi assilla e mi consuma. Mi ricompro lo scooter o sono troppo vecchia? Ho i capelli decisamente lunghi, li taglio perché sono troppo vecchia? Mi iscrivo al corso di tedesco o a quello di decoupage? Magari un corso di decoupage in tedesco.
In compenso è finita l'estate e finalmente ci si riveste. Si vede meno ciccia in giro e siamo tutti molto più bellini.
Questione di classe
Non so che pensare. Mi ha telefonato un ex compagno di scuola. Delle elementari. Cioè di un tempo talmente remoto che gli oggetti di quell'epoca li vendono ai mercatini dell'antiquariato. Non so se rendo l'idea.
Insomma questo si è messo in testa di fare un ritrovo con gli ex alunni della quinta A. Gli ho chiesto perché. Gli ho chiesto se ne è sicuro. Non so se è un ottimista inconsapevole o un autolesionista. Mi ha detto che in fondo non saremo cambiati così tanto. Io gli ho risposto che spero di sì invece. Se a questa età fossi rimasta un metro e trenta, con le treccine e appassionata di "perline e cose luccicanti" sarei un caso pietosamente clinico.
Già ero imbarazzata all'idea di rivedere i vecchi compagni di liceo, coi quali se non altro avevo condiviso una fetta di vita abbastanza adulta, ma a questi ex bambini che dico? Oltre a qualche compagno rimasto in zona, dovrò rintracciare qualche ricordo da poter fornire nell'occasione, tanto per non fare la figura della vecchia rimbambita.
Speriamo che mi stia ancora il tailleur dell'altra volta.
Donne di carta
Sull'inserto "Affari & Finanza" di Repubblica di oggi, c'è un articolo che racconta la storia di tale D'Arpizio Claudia, anni 38, partner di Bain & Company (sarà il nome del marito), esperta del meglio del meglio, dalla moda ai gioielli. Così dice l'articolo. Di preciso cosa faccia la signora non ho capito, si occupa di affari nel settore del lusso che produce fatturati milionari. 
Lei, la Claudia, dice che non c'è crisi, che anzi proprio nei momenti di difficoltà la gratificazione è importante. E qui comincio a perdere il filo. Se uno è triste perché non ce la fa ad arrivare a fine mese, se esce a comprarsi un paio di scarpe nuove poi si sente meglio? Non ho citato le scarpe a caso, perchè lei, la Claudia "ammette di provare un grande piacere a comprare e spendere e giura" - sto citando le parole della giornalista, io non c'entro- "che non mette due giorni di seguito lo stesso paio di scarpe".
Cosa ci sia scritto dopo non so. Non ce l'ho fatta a proseguire. Sono passata direttamente all'articolo sul "bloki", un mix di blog e wiki(pedia), l'ultima novità in rete. L'ha inventato una cyberartista di Varese, Formenti Franca, "che da sempre usa le tecnologie in rete in modo provocatorio" (testuale, da didascalia foto). Da tre anni la protagonista delle sue installazioni multimediali è una "biodoll" (bambola-clone). Dice la Franca: "Ho pensato a questo strumento come contaminazione estrema fra arte, moda, etica, hacker".
"Affari & Finanza" è pronto per il riciclo. Sono andata a leggere i programmi TV, non c'è più il telefilm del pomeriggio con le dottoresse, non c'è più Everwood. Novanta centesimi buttati via.
Amici vicini e lontani, buonasera.
Capita di conoscere delle persone con cui si parla, si passano le serate discutendo, litigando addirittura. Capita di frequentarle per oltre cinque anni, in modo discontinuo, in forme diverse, ma senza perderle mai di vista.
Poi un giorno si fa in modo di incontrarle, e si scopre con sollievo e grande soddisfazione di non avere giudicato male. Posso quindi testimoniare che le olive all'ascolana che ho mangiato ieri sera erano squisite come la giovane signora che me le ha donate, che se avessi vent'anni di meno vorrei fidanzarmi con lui e se ne avessi dieci di più vorrei adottarlo.
Tra quattro o cinque anni i tempi saranno maturi per conoscere qualche blogger.