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I treni che davvero portan via non han fiori sui sedili (ma da fuori non lo sai)*
E no che non ce li hanno. Quel treno che sabato mi ha portato su, tra la neve, con carrozze usurate in odor di prodotti umani liquidi e aeriformi, sui sedili non avevano fiori, ma un paio di passeggeri torvi, inanellati e sorseggianti birra con tutto quel che ne consegue. E uno, il più cattivo certamente, occupava uno dei due posti prenotati niente popo' di meno che da me medesima.
Mi sono rivolta gentilmente (lo giuro) ai simil rapper dicendogli che quel posto era per una persona che sarebbe salita alla fermata successiva. Lui ha grugnito in malo modo e non si è mosso.
Comunque poi è andata bene. Non ci hanno accoltellato, sfregiato col vetriolo né minacciato di farci volare giù dal finestrino. Puzzavano e basta.
E' stato bello però. Quando ci siamo fermati in piena valle padana imbiancata di neve perché un treno merci in linea si era guastato, ho vissuto la suggestione della Transiberiana, ho visto il Dr. Zivago, Michele Strogoff e anche Anna Karenina sopra le rotaie. Poi il capotreno Pasquale (aveva l'accento da Pasquale, per questo lo chiamo Pasquale) ci ha avvertito, secondo il principio della comunicazione al cliente, che "contrariamente a quanto comunicato precedentemente, il treno merci è stato aggiustato".
E così siamo arrivate a Milano con l'esiguo ritardo di 120 minuti.
E' stato un incontro al vertice, nel senso che siamo state ospitate al nono piano. Tutte donne escluso Ambrogio, finché non ci è stato rivelato che perfino lui è femmina, e allora chiamiamola Ambrogia, che mica è vero che tanto per i gatti fa lo stesso. Nel giro di poche ore sono stati toccati i seguenti argomenti in ordine solo apparentemente casuale: vita, morte, miracoli, lavoro, arredamento da interni, aumento e calo ponderale, tessitura dell'epidermide dopo i 40 anni (esiste un rimedio alle rughe? te lo faresti il botulino? a che età conviene il primo lifting?), e poi ancora come accordare lo stile rococò col design fine anni '70 e i problemi del condominio, ovvero il dramma del tappetino nell'ascensore e un portiere troppo avido.
La domenica, dopo rapide incursioni in outlet convenientissimi (dove con un solo stipendio - uno solo -avrei potuto portarmi via uno scontatissimo tailleur di Dolce&Gabbana... e non dico altro) di fronte a un famoso grande magazzino di cui non farò il nome, mentre la madunina ci guardava di lontan, è avvenuto l'incontro del secolo. Perfino il cielo ha festeggiato l'evento e, mentre il giorno prima veniva giù di tutto (tutto quello che può venire giù normalmente intendo, e cioè acqua e neve, non immaginiamo le rane come in Magnolia), in quel momento solenne le guglie bianchissime svettavano verso l'azzurro quasi a voler esultare: Evviva, gioite tutti, che oggi è festa grande, che è avvenuta l'incarnazione di un essere mitologico. Con grande sollievo mio e delle mie amiche, che hanno apprezzato la comunicativa, il brio e la grande simpatia della portinaia.
Il viaggio di ritorno è stato ancora denso di comunicazione e senza ritardi (roba da scrivere nel diario).
E per finire una segnalazione cinematografica: "Lord of War", con Nicolas Cage mercante d'armi dall'aria dolente e indolente. Film di denuncia, senza tante sdolcinatezze e nemmeno troppa retorica. Tre o quattro palle. O stelle. Questione di unità di misura.
* "Irene" di Roberto Vecchioni, 1975.
Sapessi com'è strano
Non trovo il cappello. Dove l'avrò messo? Mi serve il cappello. Domani vado a Milano, non posso fare a meno del cappello. Mi hanno detto che a Milano fa freddo, molto freddo, freddissimo.
E questo cappello non salta fuori. E' un cappello in ecopelle nera, molto "Swinging London", ed è disperso in qualche armadio, sotterrato tra i maglioni e le cinture.
E' escluso che parta senza cappello, il solo cappuccio del piumino non potrà bastare. A Milano fa freddo. Vado a cercarlo ancora.
E buona domenica.
Nella foto: Ironica e l'amica M. pronte per il viaggio.
Sull'orlo di una crisi
Sono un po' preoccupata. Il mio capo è abbonato a Panorama, e anche se considero remota la possibilità di un suo interesse per questo articolo, se capitasse qui potrebbe imbattersi in qualche post compromettente.
Ora che ci penso è qualche giorno che viaggio con la lettera di dimissioni bell'e pronta da completare con la data, potrebbe essere un bel colpo di teatro, lui che mi sbatte in faccia il giornale, e io che gli sbatto la poltrona di pelle rossa che gli ha regalato la moglie per il compleanno, in testa. Non sto qui a spiegare perché coltivo propositi omicidi (in senso metaforico), ma ho un risveglio autunnale di gastrite che potrebbe condurmi a gesti sconsiderati.
Immagino che dovrei essere contenta della citazione. Sono la blogger più simpatica. Di chi non è dato sapere, ma non stiamo a guardare il capello. Grazie Gianmaria.
Ora la simpatica blogger che porta il soprannome Ironica, si ritira ingrugnata a meditare azioni di rappresaglia contro la classe dirigente prevaricatrice e arrogante.
Tornerò appena mi passa il nervoso.
Caro amico ti scrivo, così ti derubo un po'...
A tutti arrivano queste richieste di aiuto, dammi il tuo numero di conto corrente, giusto per appoggiarci due o tre miliardi, che poi il 10% sarà tuo. Di solito arrivano dall'Africa, scritti di proprio pugno da sedicenti ciambellani, primi ministri, principi ereditari e imperatori.
Stavolta mi ha scritto un oscuro programmatore della Latvia. Io, nella mia infinita ignoranza, ho pensato che fosse un paese inventato, come nelle avventure di Topolino o nelle operette. Sarà che stamattina mi sento arzilla, ho fatto come quella sventurata: ho risposto.
Gli ho detto di farla finita, lui e tutti gli imbroglioni del mondo, che acca' nisciuno è fiesso. Così ho scritto, in italiano.
Solo dopo ho scoperto che Latvia vuol dire Lettonia, che è un paese che mi ha sempre ispirato molta simpatia per quel nome così rilassante.
Quasi quasi mi dispiace di essere stata scortese. Però vorrei vedere la sua faccia quando dovrà tradurre in lèttone "ci avete rotto le palle".
Volevo fare la parrucchiera (1)
Una si alza la mattina pensando che sarà una giornata qualsiasi, e verso le ore undici scopre di essere stata inserita nel Comitato Scientifico di un Consorzio interuniversitario, pur non appartenendo a nessuna struttura universitaria.
Al momento non ho capito se da questa storia avrò un riscontro economico, comunque la cosa mi puzza di bega lontano un miglio. A coordinare il comitato è la figlia 23enne di un professore e di bello ha solo il nome di battesimo. La ragazza, spocchiosa e supponente come solo certe figlie di professori sanno essere, è incapace di verbalizzare una riunione (l'ho capito dai suoi appunti pieni di cancellature e con le parole circondate da nuvolette) e per giustificarsi ha affermato che: "Verbalizzare non serve. Quando ero nei Lyons non lo facevo mai". Neppure io lo facevo quando ero nel Club di Topolino, però non gliel'ho detto. Ovviamente i miei appunti erano bellissimi, chiarissimi e con le pagine numerate.
Ci sarà da ridere.
Che noia che barba che noia
La notizia di quella signora genovese che rubava gioielli, perché non sapeva che altro fare per passare il tempo, mi ha molto colpito. Poverina. La noia è difficile da ignorare, come la fame o la musica ribelle che ti entra nelle ossa e ti vibra nella pelle.
Non me la sento di condannarla. Lei è ricca, pensionata, e quindi con tanto tempo libero, e non ne può più di viaggiare, di andare dal parrucchiere e di giocare a canasta. Scommetto che le prendevano sempre il pozzo con jolly e pinelle. E che diamine, una si stufa.
Poi ha 59 anni, un'età in cui una donna ha ancora voglia di emozioni. Almeno credo. Poteva trovarsi un amante giovane. O anche non giovane. Uno straccio di amante, insomma. Però magari lei è una donna fedele, onesta, in un certo senso, e quindi non se la sente di tradire il marito. Esclusa quindi ogni attività lussuriosa, che secondo me sarebbe stato un ottimo passatempo, anche meglio del furto con o senza scasso. Ma del resto ognuno segue le proprie inclinazioni.
Ci sarebbe il Bungee Jumping, però dura troppo poco e poi ci si spettina.
Seriamente, che cosa si potrebbe consigliare a una signora attempata e benestante? Non lo so. Ma l'impulso è quello di invitarla a recarsi in una zona agricola dove possa dedicarsi quotidianamente alle numerosi mansioni che la terra richiede, tra cui zappare, dissodare, seminare, trebbiare e altre che non conosco.