sabato, 29 aprile 2006

Cambio di stagione (ovvero chi sono, da dove vengo e soprattutto dove vado?)

Voglio essere reclusa. Anche senza telecamere 24/24-7/7, che è il massimo del masochismo. Una prigione senza il premio finale. Non ne voglio sentire più, sono stanca.

Trovatemi un convento, una prigione di massima sicurezza, un faro, un'isola poco abitata. L'importante è che non ci siano antenne. Mi basta un monitor degnamente attrezzato, tanto la prima stagione di Lost sta per uscire anche in dvd. Non voglio sapere quello che succede fuori, lasciatemi qui come una cosa posata in un angolo e dimenticata.

Voglio una collocazione ufficiale alla mia alienazione, voglio scendere. Cedo la palla e pure la panchina.

Si sta avvicinando l'estate e non voglio essere coinvolta. Non m'importa di protezioni solari e prove bikini, non voglio sentire parlare di partenze intelligenti e di scaglionamenti. Non voglio nemmeno fare il cambio dell'armadio. Me ne vado in Islanda, in un villaggio di pescatori, voglio abitare in una casina tutta rosa oppure gialla, ma anche arancione va bene (verde proprio no), mangiare le aringhe a colazione e non scambiare nemmeno una parola coi vicini, perché i vicini parlano islandese.

Che nessuno mi faccia sapere se la Falchi lascia Ricucci, chi vince la Fattoria e chi sarà il ministro delle pari opportunità. Non lo voglio sapere, non mi riguarda. Basta. Da ora solo fiction e niente reality.

Stacco il telefono. In caso di bisogno, citofonare Wanda (che è la mia vicina di casa per davvero).

produzione neuronale di ironica | 29/04/2006 14:17 | commenti (17)
mercoledì, 26 aprile 2006

Divergenze parallele

Sposini non va d'accordo con Rossella e in seguito a una polemica, prima è andato in ferie e poi si è licenziato. E' venuto meno il rapporto di fiducia con la direzione.

Io non ho mai avuto un rapporto di fiducia con la direzione e le ferie le posso chiedere con un anticipo di 40 giorni, e solo in periodi in cui il mio capo è assente. Dovrei avere una discussione ben pianificata in anticipo.

Sposini dal 30 aprile è disoccupato. Ha detto che si metterà alla ricerca di un lavoro. Invierà il suo curriculum alla Rai, a Sky, a La7.

Anche ammettendo che io mi licenziassi, dovrei restare lì altri due mesi e non saprei a chi mandare il curriculum.

Sposini e sposini con me non hanno mai avuto niente in comune.

produzione neuronale di ironica | 26/04/2006 18:32 | commenti (6)
venerdì, 14 aprile 2006

Ho uno zio comunista

Non so se lo sia ancora come quando era giovane, ma di certo lo è stato per davvero, perché alla fine degli anni sessanta prese e si trasferì nella Germania dell'est, mica chiacchiere. Mio nonno era furioso che suo figlio avesse interrotto gli studi di fisica per il giornalismo, e per un giornale di partito per giunta. Ma si sa, in ogni famiglia c'è una pecora nera, noi invece avevamo la pecora rossa.

Mi ricordo che mi ero fatta l'idea che tutto là fosse terribilmente bigio, in bianco e nero, come le fotografie che ci portava mio zio. Pensavo che non ci fosse mai il sole, che tutti si vestissero per forza di grigio. Sinceramente io non avevo ben chiaro perché questo fratello minore di mia madre preferisse stare in un posto dove si doveva fare la coda per avere il pane e la verdura, abitando in una casa piccola e male arredata. Che poi, se ripenso alle tende che avevamo noi in salotto in quegli anni, a motivi geometrici gialli e verdi, credo che se avessi potuto, mi sarei trasferita anche io.
Comunque ogni volta che tornava in Italia ci portava dei regali. Conservo ancora un bambolotto di pezza con la faccia di plastica, tutto rosso (ovviamente) semidistrutto, che mi dicono io abbia amato moltissimo.

Crescendo poi ho pensato che il vero motivo per cui mio zio stava volentieri tra i tedeschi dell'est erano le tedesche dell'est. E infatti poi ne ha sposata una che, dopo che si sono trasferiti in Italia, tempo pochi anni, è diventata fanatica degli Stati Uniti e degli abiti firmati, secondo la dantesca legge del contrappasso.

Insomma io non credo che quello fosse il migliore dei mondi; ma è mai possibile che dopo quarant'anni siamo ancora qui a discutere di comunisti che mangiano i bambini bolliti (e Jonathan Swift allora?) mentre in ben altri modi sarebbe necessario occuparsi della dieta altrui? Io non sono anticomunista, non mi fanno paura. Temo e non tollero invece chi fa di se stesso il centro del mondo, chi usa il potere con arroganza, chi parcheggia in seconda fila perché è proprio lì che gli serve fermarsi. E così ho dedicato un pensiero anche al mio datore di lavoro (anticomunista ovviamente).

Buona festa.

produzione neuronale di ironica | 14/04/2006 22:21 | commenti (12)
martedì, 11 aprile 2006

Metà alla meta

Non so come sia l'umore in giro, ma a me questa vittoria risicata non piace molto. Ha detto bene Michele Serra, che queste elezioni sarebbero servite per verificare da chi siamo circondati. Ora sappiamo con certezza matematica che mezza Italia ha abboccato all'esca delle tasse da abolire. Eppure sarebbe bastato che avessero giocato una volta sola a Sim City, per capire che senza tasse non si possono costruire né strade, né stadi e neppure i giardini, e che poi aumenta l'inquinamento, la delinquenza, il traffico e la gente lascia la città. Ho alle spalle fior di agglomerati urbani distrutti per la smania di far felici cittadini ottusi e pretenziosi.

Queste elezioni, dicevo, hanno rivelato chi sono i nostri vicini. E non parlo in senso metaforico, giacché ho fatto la scrutatrice nel seggio dove voto, e quindi ho visto passare tutti i miei vicini di casa. Inoltre ho potuto rivedere gente dopo decenni, tutti disgraziati colpiti da un un inquietante e devastante fenomeno di invecchiamento. Ho poi scoperto che il padre della mia ex-compagna di banco delle elementari è militante di AN e, ligio alle direttive, ci ha assillato fino allo sfinimento per controllare, guardare, contare. Nel seggio accanto al nostro, è stato richiesto l'intervento della polizia per tenere a freno una rappresentante di Forza Italia che intralciava le operazioni di voto con la sua ossessiva e compulsiva attività di controllo. Non voleva nemmeno che entrassero nel seggio coi giornali in mano. Mi chiedo se abbia fatto storie per quelli che arrivavano direttamente dalla Messa con l'ulivo.

A proposito dei temuti (indoviniamo da chi) brogli, posso assicurare che non ci sono stati. Le schede annullate erano inconfutabili. Uno naturalmente ha scritto "Io sono un coglione" sulla scheda, dimostrando che lo era davvero. Abbiamo avuto qualche ghirigoro spiaccicato su tutta la scheda, e una strana croce multipla che pareva un simbolo satanico. Un altro ha usato la penna blu per segnare il voto. Che poi in effetti quelle matite scrivono proprio male. Meglio quelle dell'Ikea allora.

Insomma ora vediamo che succede. Berlusconi dice che vuole governare anche se ha perso. Perché non ha perso. Dice che bisogna ricontrollare tutto.

Ha ragione. Lui è uno che conta. Facciamogli ricontare le schede.

produzione neuronale di ironica | 11/04/2006 20:52 | commenti (12)
sabato, 08 aprile 2006

L'ora è giunta

Coglioni di terra, di mare e dell'aria! Uomini e donne d'Italia, ascoltate! Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria. L'ora delle decisioni irrevocabili. La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già transvola ed accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano (sic!): vincere! E vinceremo! (il popolo prorompe in altissime acclamazioni).

Anche Ironica, arruolata tra le fila di impavidi volontari, scruterà con sguardo d'aquila (e due paia di occhiali), fiera e indomita.

Allora vado. A martedì.

Speriamo bene.

produzione neuronale di ironica | 08/04/2006 12:11 | commenti (9)
martedì, 04 aprile 2006

Ebbene sì
Sono una cogliona.

produzione neuronale di ironica | 04/04/2006 21:47 | commenti (14)

 
:: template version 1.1 :: optimized for Mozilla browser :: graphic project by ThePassenger ::