lunedì, 29 maggio 2006

Trova il Signore, prima che lui trovi te

Oggi ho goduto (è solo un modo di dire) di un giorno di ferie. Era poco prima del tocco e me ne stavo in cucina a desinare, quando suona il campanello alla porta. Mi aspettavo che fosse la vicina, e invece ti trovo due ragazzi americani con la camicia bianca a maniche corte e un libro in mano. Parlavano come Don Lurio e uno sembrava Ricky Cunningham. A malincuore ho dovuto far capire loro che non potevo prestare ascolto alla parola del Signore, in quanto stavamo pranzando. Volevano entrare lo stesso. "Non possiamo parlare pranzando?". Era evidente che non avevano afferrato il senso della parola, così ho spiegato loro che non si parla mentre si mangia, dal momento che il verbo pranzare era come mangiare, ma solo a metà giornata, essendo corrispondente al "lunch".

Entusiasti di questa breve lezione di italiano sul pianerottolo hanno rinunciato all'ecumenizzazione e se ne sono andati ringraziandomi.

Ho qui il loro biglietto, c'è scritto "Lezioni d'inglese gratuite, livelli elementare e avanzato. Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni", seguono due numeri di cellulare. Gli ultimi giorni di che? Qualcuno mi sta nascondendo qualcosa?

Io il biglietto non lo butto via, non si sa mai, in tempo di carestia ci si potrebbe adattare anche a un corso d'inglese dai mormoni.

E per finire una citazione biblica su cui riflettere:
Chi è malvagio nel profondo del cuore probabilmente la sa lunga.

produzione neuronale di ironica | 29/05/2006 20:43 | commenti (29)
venerdì, 26 maggio 2006

Lotta di classe (Post territorialmente limitato)

C'è un curioso fenomeno in atto nella mia città. Pare che alcune scuole superiori siano carenti di domande di iscrizione mentre altre abbondano. Questo porterà a traslochi e rimaneggiamenti che evidentemente non fanno piacere a genitori, docenti, studenti etc.

Capita che, per esempio, ci sia un liceo classico dove non vuole andare nessuno. Già ai miei tempi si diceva che vigesse un regime (e non uso questo termine a caso) ottusamente rigoroso. Ho conosciuto alcuni ex alunni di questa scuola e devo dire che tutti hanno confermato la diceria. Professori severi e di mentalità non aperta. Poi si sa come sono le voci, crescono, si amplificano, coprono anche verità diverse. Mica voglio dire che fosse così.

Oggi, nella sezione locale de La Repubblica, leggo che alcune studentesse hanno scritto una lettera per invogliare i ragazzi di terza media a iscriversi, perché non è vero che sia una scuola così pesante e noiosa, ci si diverte anche. E giù a dire quanto l'ambiente sia familiare e accogliente, e come sia bello andare tutti insieme nella pizzeria dietro la scuola (sospetto che l'iniziativa sia sponsorizzata).

Il finale è carino. Per convincere definitivamente le matricole citano due personaggi che in passato hanno frequentanto le loro auguste aule. Dicono vieni da noi e potrai diventare famoso come Giovanni Pascoli e Piero Pelù. Bella idea.

Si sono dimenticate però, le giovinette mittenti, di precisare che Pelù da quella scuola se n'è andato dopo il ginnasio. E che si è trasferito nel liceo (e nella classe, oserei dire) che ha donato al mondo le menti più sveglie e feconde dopo i grandi del Rinascimento, e che tutti ambiscono di frequentare perché potranno dire un giorno "Anch'io ho studiato nella stessa scuola di Ironica!" (Forza Miche!)

produzione neuronale di ironica | 26/05/2006 19:26 | commenti (16)
lunedì, 22 maggio 2006

Tornare da Vinci  (Appunti su "Volver" e "Il codice da Vinci")

I - Almodovar torna con una storia tutta al femminile con Penelope Cruz "Loren-like" e gli occhioni sempre colmi di lacrime. Una grande Carmen Maura. In questo film gli uomini sono solo presenze fastidiose, traditori e molestatori.

Nel complesso godibile e, a tratti, divertente. A mio parere non è all'altezza di "Tutto su mia madre" o "Parla con lei" però la cifra stilistica del regista spagnolo c'è tutta. (Ricordarsi di verificare che cosa sia la cifra stilistica). Da vedere.

II - Assicuratami della fedeltà al libro, dopo aver goduto della nudità flagellante di Paul Bettany sbiancato, ho perso conoscenza fino al provvidenziale intervallo. Le luci si sono accese e, stropicciandomi gli occhi, sono passata abbastanza agevolmente dal sonno alla veglia. A quel punto, fortificata del sonno ristoratore, ho resistito fino alla fine del film. Una visione inutile. (La prossima volta, se proprio si vuol vedere un polpettone, evitare lo spettacolo di mezzanotte).

produzione neuronale di ironica | 22/05/2006 16:00 | commenti (8)
giovedì, 18 maggio 2006

Boh?

Ci sono momenti nella vita di un uomo, e talvolta anche in quella di una donna, in cui ci si trova di fronte a un bivio.

Io sono in mezzo a un quadrivio.


Insomma ho smesso di scrivere perché sto pensando.



(L'immagine sembra strampalata, in realtà è azzeccatissima)
produzione neuronale di ironica | 18/05/2006 21:40 | commenti (18)
mercoledì, 10 maggio 2006

Comunque

La parola "comunque" può essere una congiunzione, e in questo caso regge un verbo al congiuntivo: es. comunque vadano le cose, devi avere pazienza; comunque sia, non cambio opinione. Il significato è "in qualunque modo".

Oppure può essere un avverbio e significa "in ogni modo, in ogni caso": devo partire comunque; con valore conclusivo: comunque, provvederemo noi.

Non so se l'ho notato solo io, ma c'è un'invasione di "comunque" in tv. La usano le veline, le vallette, i concorrenti dei reality, gli intervistati in strada. In generale la usano tutti quelli che parlano così, all'impronta, senza testi preparati, senza testa preparata, praticamente tutti.

"Ringrazio tutti quelli che hanno creduto in me e che mi hanno votato. Hanno capito che comunque sono sempre stato me stesso, anche con 50 telecamere puntate addosso"

"Il mio uomo ideale deve farmi ridere, perché comunque è la cosa più importante in una coppia".

Dev'essere una di quelle parole "prendi-tempo" che sono sempre servite a riempire i vuoti. Come il "cioè" dei tempi andati. Come quando invece di rispondere "sì", si dice "assolutamente sì", tanto per allungare la broda e far credere di aver detto tante cose invece di una sola. Non importa il contenuto ma quanta aria si tira fuori dalla bocca, insomma. Da cui il detto "tu parli solo per dar fiato alla bocca" quando uno dice un sacco di fesserie. Quindi se "comunque" dà fiato alla bocca, in tv si dicono un sacco di fesserie.

Non l'ho detto io, è la saggezza popolare.

produzione neuronale di ironica | 10/05/2006 19:39 | commenti (30)
sabato, 06 maggio 2006

Alta tensione

Siccome dalle 19,00 il blog non sarà accessibile, e temo fortemente che proprio a quell'ora mi scapperà di scrivere, provo a scaricare in anticipo la vescica scrittoria per prevenire spiacevoli perdite. Ché, se non si fosse capito, il periodo l'è di molto duro.

Mi rendo conto di essere monotematica, ma veramente il livello di stress ha raggiunto livelli di guardia. Secondo il modello psicoidraulico di Lorenz il mio serbatoio è quasi pieno, e sono imminenti manifestazioni comportamentali anche in assenza di stimoli esterni. Posso scattare per un nonnulla.

Stamattina sono stata svegliata dall'autospurgo che svuotava le fogne del condominio adiacente. Sono andati avanti per due ore. Oltre a chiedermi di che cosa si nutrano gli abitanti del numero 7, vorrei sapere perché intervenire proprio alle ore sette di un sabato mattina.
Ho visto l'addetto col tubone in mano che razzolava negli abissi e per un attimo ho pensato che lui sta peggio di me. In effetti è un lavoro di cacca quello.

Il mio non lo è, obiettivamente. Sto seduta su una poltrona di pelle rossa coi braccioli, indosso un camice per far capire che ho studiato più degli altri. Poi faccio molte altre cose, alcune utili ma non indispensabili ai fini dell'equilibrio universale.

Il problema è il datore di lavoro che ritengo di poter definire, con una buona approssimazione, come un individuo borderline. E non entro nei dettagli, benché alcuni possano sembrare inventati da uno sceneggiatore di sit-com in preda agli effetti di una qualche sostanza stupefacente.

Ma la cosa che mi dispiace di più non sono le scenate, le ferie non concesse, l'ansia riversata a carrettate addosso ai dipendenti. E' la fatica di vivere che non mi permette nemmeno di gioire quando è il caso di farlo. Perché non è vero che va sempre tutto male. Non mi ammalo dal 27 marzo, Berlusconi si è dimesso, il "trombettista" ha comprato casa, ha vinto il concorso per passare di grado e diventerà benestante.

Evviva.
Il clima è dolce oggi a Firenze. Uscirò di casa piena di speranza. Potrebbe succedermi qualcosa di meraviglioso.

Tipo essere portata via da un raggio luminoso.

produzione neuronale di ironica | 06/05/2006 13:32 | commenti (15)
giovedì, 04 maggio 2006

Donna moderna

Dopo una giornata lavorativa così, e conseguente visita al sindacato, perché prima di strozzarlo voglio vedere se trovo un modo meno cruento per ridimensionarlo (il padrone); dopo una giornata così, non posso fare a meno di nutrire malevoli pensieri per tutte le donne che hanno lottato per l'uguaglianza. Suffragette e femministe maledette.

Ma chi gliel'ha detto a quelle che io volevo essere indipendente e lavoratrice? Chi?

Cerco quindi un pescatore islandese, di qualunque età e corporatura, anche fisicamente repellente, che sia disposto a mantenermi e che m'impedisca di prestare opera lavorativa al di fuori delle mura domestiche. In cambio offro un'elevata competenza in ricamo, lavoro a maglia e decoupage. Sono disposta ad imparare a confezionare cibi e ad occuparmi delle faccende domestiche, compreso lo stiraggio di braconi scoloriti e il rammendo di reti da pesca. Assicuro una presenza discreta e silenziosa, e prometto di fornire (su richiesta) periodiche e moderate prestazioni sessuali, ovvero di tollerare attività esterne anche con professioniste del settore.

Si prendono in considerazione altre categorie di maschi quali talebani, quaccheri e tradizionalisti dai sani principi per cui la donna deve stare in casa a fare la calza. Fatemi stare a casa e vi farò calze, maglioni e berretti. Fatemi stare a casa.

produzione neuronale di ironica | 04/05/2006 18:29 | commenti (10)

 
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