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Sto pensando se dare la mia disponibilità ad andare a lavorare fino a ferragosto, dato che tanto a' i'mmare 'un mi ci porta nessuno. Il problema è che io, nell'economia dello studio sono poco funzionale, cioè non servo a nulla. Attualmente sono addetta alla comunicazione aziendale.
Devo far pubblicare sui quotidiani locali l'annuncio che se a qualche tapino rimasto in città in pieno agosto, gli viene mal di denti e proprio non ce la fa più, può rivolgersi a "Al dente sano e bello. Risultato assicurato. Ambiente internazionale. Aria condizionata".
Stamattina ho passato in rassegna i maggiori quotidiani con la cronaca cittadina. Così ho dovuto sfogliare con una certa attenzione "Il Giornale", che il mio capo legge abitualmente insieme a "Libero". Ci siamo bell'e capiti.
Ieri in Senato c'è stata maretta, un tizio ha perfino buttato addosso a Marini il volume del regolamento. Così il simpatico episodio è stato riportato dal Giornale, che ha raccontato di come il senatore piemonese Malan (nomen omen) "si ribella e simbolicamente lancia verso lo scranno presidenziale il regolamento".
Simbolicamente vuol dire che una volta lanciato, se arriva sulla testa fa un male emblematico.
Prosegue l'autore di questo bel pezzo di giornalismo precisando che "La protesta di Malan non è ovviamente un'iniziativa estemporanea ma la conseguenza di una serie di decisioni considerate vere e proprie provocazioni". Cioè, dice il giornalista, non è che gli è venuto così, perché fin da ragazzo era impulsivo e scavezzacollo, ma era un po' che gli rodeva e che meditava una reazione esemplare. Che io sappia la premeditazione non è mai un'attenuante, semmai un'aggravante.
Il povero Schifani si è talmente agitato, poveruomo, che gli è preso un mezzo coccolone. Io dico che certa gente non ha il fisico e dovrebbe stare a casa.
La foto non ha nulla a che vedere con nessuno dei personaggi citati. Per questo ce l'ho messa. E perché mi ricrea lo spirito dopo tanta bruttura.
Grande fermento in studio. Il nostro capo, nonché padrone e signore assoluto, ha deciso che quest'anno il servizio di cure odontoiatriche continuerà ad essere erogato durante tutta l'estate grazie all'opera del nostro giovane dentista di bottega, che, giustamente, approfitta del periodo estivo per fare esperienza e un po' di soldi.
Apriti cielo! Incredule e attonite le maestranze indignate si sono appellate al sacro diritto delle ferie d'agosto, al grido di "io cio' d'anda' a' i' mmare co'i mi' ragazzo". Inutili i miei tentativi di illustrare i vantaggi delle ferie fuori dal mucchio. Avevo di fronte il mucchio, cosa potevo aspettarmi?
Quindi le sorti dello studio saranno affidate al giovane dentista di bottega e alla giovanissima brasiliana che si occupa dell'igiene ambientale (cioè pulisce in terra) e che è tanto brava e simpatica, ma parla ancora un italiano molto approssimativo.
Adattissima insomma per rispondere al telefono. A Rio de Janeiro.
Una storia penosa
Nel 1996 il signor Lennon (Charles, detto Chick), di anni 58, di Providence-Rhode Island (USA), si era fatto impiantare una protesi per risolvere una grave disfunzione erettile che lo affliggeva. Tale impianto consiste in una serie di piastre di plastica tenute insieme con delle spire di acciaio di tipo chirurgico, quasi come un rotolo di monete. Le molle premono contro le piastre e simulano un'erezione.
Non è che sia ben chiaro il funzionamento. Per quello che ne so, e che ho appreso durante un'esilarante sessione dedicata all'impotenza in un congresso di Andrologia medica, ci sono protesi che vengono azionate dal portatore quando ne ha bisogno. Del tipo che il protesizzato è lì con il/la partner, pigia la pompetta come quando si gonfia il materassino sulla spiaggia, e via... verso le vette del piacere carnale.
Quando ha finito, fa sfiatare la pompa e ripone lo strumento nel fodero.
A destra, un esempio di protesi a pompa.
Il signor Charles "Chick" Lennon però, ha un problemino. Certamente più grave di quello che l'ha portato a farsi inserire quell'aggeggio nel pene, con rispetto parlando. La protesi si è rivelata un vero pacco perché attualmente, all'età di anni 68, il signor Lennon non ne può più del suo pisello, dato che è da dieci anni che non riesce a farlo... come dire, tornare allo stato di riposo. Grazie (si fa per dire) alla protesi, è affetto da un priapismo incurabile.
Hanno fatto il processo all'azienda che aveva prodotto la protesi (e che è fallita poco dopo), perché il poveraccio ha subìto, e subisce tutt'oggi, dei danni mica da ridere. Cioè, sono da ridere, ma non per lui. Dice che la sua vita sociale è distrutta, che non sa come vestirsi. E, aggiungo io, avrà anche dei problemi durante la minzione, anche se in dieci anni avrà perfezionato la mira per dirigere il getto zampillante come una fontanella, dall'alto verso il basso, in base alla distanza e all'ampiezza dell'orinatoio.
Un esperto ha testimoniato che, nel caso del sig. Galletto Lennon, il problema è stato causato perché le molle non sono state regolate correttamente oppure perché la superficie delle piastre fa troppo attrito. In pratica il meccanismo si è inceppato, e siccome per mettergli la protesi gli hanno portato via i corpi cavernosi, ora non gliela possono togliere. Inoltre, questo disgraziato ha seri problemi cardiaci e un intervento potrebbe essere molto pericoloso.
Il risarcimento poi è stato fissato in quattrocentomila dollari, anche se il suo avvocato ha dichiarato che nessun uomo vorrebbe vivere così, per nessuna cifra.
Precisando che in generale sono molto dispiaciuta per l'infelicità altrui, e che anche in questo caso partecipo con umana solidarietà ai disagi che sta vivendo il signor Lennon, se non altro per il rispetto che porto al suo cognome, in fondo penso però che un po' gli sta bene. E la colpa è dei medici che, prima di arrivare a infilargli quell'attrezzo nell'amato pipino, magari lo potevano avviare alla bocciofila più vicina, spiegandogli le gioie di una vecchiaia serena e senza ingombri.
In principio fu il gatto (la carriera di una biologa ironica)
Poi vennero le nanomoli, i moduli, la customer satisfaction e i filamenti di tungsteno.
Oggi è il marketing e la comunicazione aziendale. Il mio capo ha deciso che mi devo occupare della campagna pubblicitaria dello studio. Io ho detto che non so come si fa. Lui ha risposto che mi devo informare e poi lo devo fare. Io ho ribattuto che c'è gente che lo fa di professione e io ho al massimo scrivo dei post sul mio blog. No, scherzo. Questo non glielo dico nemmeno sotto tortura, forse.
Ho in testa qualche ideina niente male.
Prima di tutto ai dipendenti verrà fornito un megafono con cui pattuglieranno ogni zona della città, invitando la popolazione a costosi interventi di implantoprotesi, venghino siori venghino a farsi trapanare le gengive dal mago dell'impiantistica. Prezzi alle stelle in un ambiente raffinato ed esclusivo, la segretaria farà la lapdance in sala d'attesa. I pazienti parteciperanno all'estrazione di un ottavo incluso senza anestesia.
Poi lo iscrivo all'agenzia di Lele Mora, così lo faccio invitare da Vespa, Marzullo, Costanzo e la Parietti. No, anzi, la Parietti no che quella è coscialunga ma è comunista e a lui i comunisti non ci piacciono neanche un po', andassero a lavorare quei bastardi.
E mi raccomando dobbiamo essere più visibili di quell'altro dentista, che sbuca da tutti i siti, da tutti i giornali e lo voglio anch'io il banner in internet. Informati come si fa ad averlo più lungo del suo.
Il clou della campagna sarà un colpo di teatro difficile da ignorare: una mongolfiera col suo nome incomberà su valli e colline. Un messaggio, un simbolo.
Un pallone gonfiato.
(Cercasi esperto di web marketing di buon cuore per consulenza urgente e gratuita).
Questo è l'uomo che mi tiene compagnia nell'ultimo periodo. Sta con me in ogni momento libero. Me lo porto anche a letto.
Si chiama Dennis Lehane, è di Boston e ha 40 anni (sempre piaciuti quelli più giovani). Sì, non è una gran bellezza (ha un che di Peter Lorre), ma tanto sui suoi libri non c'è la foto nemmeno nei risvolti di copertina. Scrive di misteri e ammazzamenti, con ironia. E i traduttori gli mettono anche la punteggiatura nel posto giusto, il che non guasta. Ho comprato tutti i suoi romanzi e li ho messi in ordine cronologico sullo scaffale; credo che gli scriverò per ringraziarlo, perché leggerlo mi diverte e allevia la pena di questa quasi estate. E magari mi dà qualche spunto per commettere il delitto perfetto (sogno un assassinio come quello sull'Orient Express, un omicidio di gruppo per il padrone odioso).
Invece la Cornwell, quella non mi piace. Nel romanzo che ho letto quando ho trovato la parola "attimino" non volevo più andare avanti. I personaggi fumano in continuazione e alla fine facevo il tifo per il serial killer, e non credo sia un buon segno.
Torno ad immergermi nel noir, così confortante nella sicurezza di una spiegazione nell'ultima pagina.