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Sul ponte (forse di Bassano)
Siccome il mio capo va a Nuova York, ho potuto prendere anche io qualche giorno di libera uscita (questa è la regola, le ferie vengono concesse solo quando lui non c'è. Ma ha da veni' baffone...).
Ne approfitto quindi per passare qualche giorno in più con l'astrombettista, il quale ha dichiarato che fino a cinque giorni di fila mi può anche sopportare (così funziona, un fine settimana è l'optimum. Ma ha da veni' baffone...).
L'intenzione è di fare una puntatina in Veneto; forse riesco a esaudire un fioretto che avevo fatto il giorno della maturità. Ma poi tanto il tema sul Palladio non uscì e quindi anche se non visito le Ville Venete è uguale.
(Vorrei avvisare Stefano che la discussione sulla puntata S03 E18 dovrà essere rimandata, ma che farò di tutto per mettermi in pari prima della numero 19).
Buon 25 aprile, buon 1° maggio. Viva l'Italia, viva la Repubblica.
Arti e mestieri
Ora sembrerà che io ce l'abbia coi giornalisti. Ma non è vero, nutro nei loro confronti un tenero sentimento di gratitudine per il duro lavoro che permette a tutti noi di conoscere la realtà, usi e costumi del mondo, nomi, cose, animali e musicisti francesi del Cinquecento (questa categoria era sempre scelta dal nostro amico D. che studiava musica, e ovviamente faceva punto solo lui).
Detto questo, riporto fedelmente un titolo letto oggi su un diffuso quotidiano:
Donna morsa dal cane
medici salvano braccio
Forse sarò distorta io, ma l'immagine che mi viene in mente è una scena alla E.R., il braccio avulso dal resto del corpo sul lettino del pronto soccorso, coi medici intorno che si affannano col defibrillatore. Biiiiiiii "Lo stiamo perdendo... Libera!" Bip Bip Bip. Il destino della signora per ora s'ignora. Il testo dell'articolo continua ad essere ambiguo:
"Con un intervento durato oltre sette ore, i medici sono riusciti a salvare il braccio della donna di 43 anni, morsa sabato scorso a Vigolzone (Piacenza) dal cane di sua sorella riportando gravissime lesioni".
Tutta questa enfasi sul braccio salvato fa temere il peggio per la donna.
Il finale è liberatorio:
"La paziente è ora in condizioni giudicate "buone" dai medici".
Di questo naturalmente siamo tutti lietissimi, sia per la signora che per il suo braccio, riportato a nuova vita dopo la brutta avventura in quel di Vigolzone.
(N.d.R. non è specificato di quale braccio si tratti, ma, dato l'incidente, si presume sia il sinistro).
Per un punto
TG1 delle 13,30 di oggi.
Parte il servizio sull'incidente aereo avvenuto durante l'esibizione dei Blue Angels nella Carolina del Sud. Uno degli aerei è caduto su un gruppo di case e (tra virgolette le parole così come sono state pronunciate dal giornalista fuori campo) "il pilota è morto da oltre cinquant'anni...". Forse il testo scritto proseguiva spiegando come da mezzo secolo non accadessero incidenti del genere. Il testo parlato invece suggeriva indirettamente la causa del disastro.
Quel pover'uomo alla guida dell'aereo ha fatto quel che ha potuto. "Sai icché? - deve aver pensato - io non mi sento per niente bene, in fondo sono morto da un sacco di tempo. Andate in malora tutti quanti, io precipito. Chi c'è c'è".
Tanti anni fa, quando la televisione era in bianco e nero e il grande fratello era solo nel libro di Orwell, le notizie le leggevano dei signori impettiti, con la voce impostata e la dizione perfetta. Facevano le pause al momento giusto, davano colore alle frasi rispettando la punteggiatura e prendendo i fiati. Poi venne fuori che solo i giornalisti potevano leggere le notizie.
Ho ancora nelle orecchie la voce cantilenante di Ferruccio Gard.
Da cui si deduce che saper scrivere non significa necessariamente saper leggere.
Campus bloody campus
Ieri un ragazzo coreano di 23 anni è andato all'università armato e ha ucciso 32 persone. Poi si ammazzato. (I due numeri sono speculari, l'indizio ci porta a riti satanici ed evocazioni senz'altro demoniache).
Ogni tanto succede negli Stati Uniti. C'è chi va a scuola con l'autobus e chi con la pistola. Del resto se uno è molto nervoso, ce l'ha con qualcuno e gli capita di pensare, faccio una strage, è facile passare dal dire al fare. Si va in un'armeria e si dice "Scusi, vorrei un'arma da fuoco per ammazzare la mia fidanzata e tutti quegli antipatici dei suoi amici ricchi". E il commesso "Ho proprio quello che fa per te, ragazzo". (Ovviamente, per la buona riuscita della transazione, la conversazione dovrà avvenire in lingua inglese).
Una volta sono stata in un campus simile a quello del Virginia Tech Institute, ero a Baltimora alla Johns Hopkins University. Lindo, bello, ordinato. Perfetto per un killer seriale o no. Niente a che vedere con l'Università che ho frequentato io. Nell'aula dove seguivo le lezioni del primo anno al massimo si moriva di freddo, oppure di noia.
Quando succedono queste cose, si pensa sempre "Ecco, in America è troppo facile comprare le armi", no? No. Quelli del GOA (Gun Owners of America), sostengono esattamente il contrario, con una logica che non fa una piega. Fa mille plisse'. Invece di dire rendiamo più difficile l'acquisto e il possesso delle armi, sostengono che si deve liberalizzare ancora di più l'uso delle armi.
Invece di avere un pazzo armato, meglio che tutti lo siano (armati, non pazzi). Come nel Far West, insomma. E le donazioni a questa bella combriccola di sparatori sono pure deducibili dalle tasse.
Briciole grammaticali
Non c'entra niente, ma mi è capitato di leggere in giro "donne incinta". Così, coll'aggettivo al singolare.
La volete capire che una donna è incinta e tante donne sono incinte?
Declinate, gente, declinate.
Cattività
Leggevo oggi di quei poverini bloccati in un paese lontano e tanto caldo, ospiti obbligati senza gli affetti dei parenti. In mezzo a gente estranea che parla una lingua sconosciuta, nutriti con chissà quali cibi di fortuna.
Stanno tornando in patria, per fortuna.
Una signora si lamentava perché avrebbero potuti alloggiarli in modo più dignitoso e confortevole, che diamine. Cioè, va bene essere bloccati alle Maldive, ma non su uno strapuntino all'aeroporto, almeno in un villaggio all inclusive.
Pensavo a come il latino abbia generato ospiti e ospedali, ostili e ostaggi. A come siamo tutti un po' ostaggi di qualcuno e di qualcosa. Talebani, guasti aerei, legami, legacci, non scelte e capi evasori.
(Questa settimana ho imparato molte cose su una ridente isola nell'Oceano Atlantico. Sono preoccupata. Non posso dire altro).
Libera nos
Il nuovo Ruini, Angelo Bagnasco, se n'è uscito qualche giorno fa, con un'infelicissima iperbole che paragonava le convivenze all'incesto e alla pedofilia. (Per la precisione ha detto che, ammettendo le coppie omosessuali, potremmo arrivare perfino alla legalizzazione dell'incesto e della pedofilia).
Qualcuno gli ha comunicato che dovrebbe vergognarsi per quello che ha detto, scrivendoglielo a chiare lettere sotto casa a Genova.
Leggo che il mondo politico compatto condanna l'offesa arrecata.
Io pensavo che si riferissero all'offesa che il cardinale aveva arrecato ai cittadini, e invece no. Gli hanno dato la scorta, non si sa mai che il dipintore anonimo dopo il muro gli venisse voglia di imbrattare anche il muso (con rispetto parlando, s'intende) del monsignore.
Che cos'è più offensivo, uno che scrive su un muro "Vergognati", oppure un personaggio pubblico che -pare da sobrio- non si è fatto scrupolo di fare certe dichiarazioni?
Siccome io credo che l'offesa sia un po' come la bellezza, non è assoluta, è personale e sta negli occhi/orecchie di chi guarda/sente, ce la meritiamo anche noi la scorta. La stessa, unica utile per il monsignore: un'abbondante quantità di tolleranza a lunga conservazione. Ché anche la nostra ormai sta per finire.