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Addio Maestro, bis
Ora diranno che il 30 luglio porta sfiga ai registi, soprattutto se intellettuali, cerebrali ed elitari. E novantenni, aggiungo io.
L'Antonioni più divertente che ho visto era un episodio del film "Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso... " di Woody Allen; probabilmente ho affrontato la visione del cinema di Antonioni in tempi non maturi (per me) ma i turbamenti della coppia borghese non mi hanno mai toccato molto. Ricordo però che venni trascinata alla proiezione di "Professione reporter" con un giovane Jack Nicholson (era nel film, non al cinema con me, anche perché quando Nicholson era giovane io non ero nata o quasi); un film pieno di silenzi e di misteri che mi affascinò e non mi fece nemmeno appisolare.
Nella foto, una scena tratta da "Deserto rosso", del 1964 con Monica Vitti, musa di Antonioni e anche un po' mia.
Addio Maestro
Ingmar Bergman è morto e la RAI lo commemora trasmettendo "Fanny e Alexander" (durata 188 minuti). Alle ore 23,30.
Questa l'irrinunciabile programmazione di prima serata, invece:
RAI 1: "Abbasso l'amore", film commedia con Renè Zellweger e Ewan Mc Gregor, nelle vesti di personaggi stile Doris Day e Rock Hudson (o Tony Curtis, o simile).
RAI 2: "Close to home", telefilm di avvocati.
RAI 3: "Evoluti per caso", in viaggio sulle orme di Charles Darwin con Patrizio Roversi e Siusy Blady.
Invito invece alla lettura di questo articolo che riprende la recensione di Woody Allen dell'autobiografia di Bergman del 1988. Notevoli anche i commenti dei lettori nel NYT.
Dedico infine un pensiero al Maestro scomparso, ricordando che - modestamente - anche io posso annoverare nel mio CV l'interpretazione (per me memorabile, cioè che ricordo solo io) di un monologo che io stessa avevo tratto da "Sinfonia d'autunno" (all'epoca si andava giù di videoregistratore, fermo immagine e blocco notes). Fu una scena drammaticissima, questo lo posso affermare con certezza. Forse anche più di quello che Bergman aveva previsto.
Un Oscar alla morte (post noir, ma non triste)
Oggi vorrei dare spazio a questo bel gattone ciccione che ha una caratteristica abbastanza inquietante, ma che nessuno mi venga a parlare di paranormale ché quella roba lì mi piace solo nei fil
ms, ché io sono donna di scienza e a certe cose non ci credo.
La storia completa del gatto Oscar la racconta un geriatra del Rhode Island Hospital a Providence (che è la città di Lovecraft, ma non facciamo voli pindarici) nel New England Journal of Medicine, e chi sa l'inglese se la può leggere da solo. Per quelli che alle medie hanno fatto francese invece (ma che aspettate ad aggiornarvi?) la notizia è stata ripresa anche dal Corriere della Sera.
A occhio e croce la spiegazione sta nella biochimica della morte (come si chiama, tanatochimica?), il felino potrebbe avere una qualche percezione di molecole collegate all'imminente trapasso; ma quello che sfugge è perché se ne stia lì in attesa del decesso. Formulo un'ipotesi. Il gatto è carnivoro. Forse è il richiamo della carne (intesa come braciole). Lo so che si vede benissimo che la bestia è ben pasciuta, ma qui si parla di capacità acquisite durante l'evoluzione e che attualmente, almeno da un gatto domestico, non vengono utilizzate. Meno che mai da un gatto che abita in un ospedale dove, si sa, non mancano le frattaglie fresche.
Ovviamente gli esseri umani preferiscono pensare a una vocazione benefica del gatto Oscar, che così facendo, accompagna i morenti nell'estremo viaggio. Una sorta di Caronte, molto più peloso. Un'idea, per così dire, carina.
La stessa idea che abbiamo avuto noi, più di dieci anni fa, quando, sulla tomba di mio padre mettemmo una sua foto con la gatta buonanima, quando era ancora cucciola, in braccio; non lo so per certo, ovviamente, ma penso che lui approverebbe.
Notizia con la morale
Brian May, l'ex chitarrista dei Queen, a 60 anni sta per ottenere il dottorato in astrofisica all'Imperial College di Londra con una tesi dal titolo "Radial Velocities in the Zodiacal Dust Cloud". Nel 1970 quando si formarono i Queen era ancora studente, e quando arrivò il successo May interruppe il dottorato.
Dopo aver concluso alcune osservazioni presso l'osservatorio dell'isola de La Palma (Canarie) Brian May esaudirà il suo desiderio tra due settimane. ''It was unfinished business,'' ha dichiarato ''I didn't want an honorary Ph.D. I wanted the real thing that I worked for.'' (Cioè, voglio una laurea vera, non una laurea ad honorem di quelle che danno alla gente famosa e che non vale niente).
Morale: non è vero che i musicisti rock sono tutti sesso, droga e rock 'n roll (o comunque non è detto che un po' di cervello non resti in funzione). Inoltre questa notiziola fa ben sperare circa le capacità della terza età, a cui sto cominciando a interessarmi da quando ho realizzato che alla soglia della pensione (quella di vecchiaia) non manca poi così tanto.
Infine vorrei dedicare un pensiero d'incoraggiamento all'astrombettista, che potrebbe quindi, tra una ventina d'anni, incidere il suo primo cd come solista.
Rebel rebel
Sono vittima di un'accusa infamante e falsa. Il mio capo si è infuriato perché, insieme a Stefano il tecnico, ho fatto notare alcune irregolarità presenti nello studio che potrebbero condurre a gravi conseguenze anche penali. Lui, il capo, ritiene che, essendo il proprietario può fare quello che gli pare, e che le leggi dei comunisti non le rispetta. Nella fattispecie si tratta della famosa legge maoista comunemente nota come "626". 
In base alla nostra attività sovversiva siamo stati accusati di remare contro, e di volere il male dell'azienda.
Ho perciò deciso che peste mi colga se dico ancora qualcosa di costruttivo e stamattina, come rito propiziatorio, ho spedito le domande per le supplenze (tanto so già quali sono le risposte: no, no, no. Uno per ogni classe di concorso).
Nel pomeriggio sono stata un'impiegata modello. Abbiamo avuto un incontro per una possibile collaborazione con un professore di chimica di una università con cui il mio capo non ha ancora litigato. Sono stata servizievole e devota, e ho anche offerto le bibite fresche, come ogni brava segretaria laureata in biologia dovrebbe fare. Questo professore ha illustrato alcune ricerche che sta conducendo, e a un certo punto ha parlato del fenomeno della "tixotropia", cioè quando in seguito a stimoli meccanici un gel diventa liquido. A me è venuto subito in mente il sangue di San Gennaro, ma ho taciuto, perché mi sono ricordata che alcuni dei presenti erano cattolici ferventi, molto ciellini e imparentati col capo.
Questo è l'ambiente in cui lavoro. Azienda a conduzione familiare, con pretese di eccellenza scientifica, figli parcheggiati, a volte anche i nonni. E io sono quella ribelle, perché ho letto il contratto di lavoro, conosco lo statuto dei lavoratori e anche qualche articolo della Costituzione.
Non oso immaginare cosa farebbero se sapessero che sono anche iscritta a un sindacato. Forse mi farebbero esorcizzare dallo zio prete (non lo so per certo, ma sospetto che prima o poi spunterà fuori anche uno zio prete).
Non ci voglio più andare. Non ci voglio più andare. Non ci voglio più... (ad libitum)
Regalie di nozze
Il modo di dire "m'inviti a nozze" nel senso che non aspettavo altro da quanto mi è gradito, con me non vale. Io gli inviti a nozze li accolgo con un sorriso, ma li declino.
Nelle ultime settimane ne ho ricevuti tre. Uno è stato per così dire facilmente espletato, dato che il lieto evento è avvenuto ragionevolmente lontano. Vorrei chiarire che non è per tirchieria, perché io i regali agli sposi li ho sempre fatti. Nella fattispecie ho volentieri contribuito all'acquisto di una macchina per il caffè che, dato il prezzo, immagino comprenda anche la piantagione in Brasile, la fazenda e tutti i fazendieri.
Un tempo quando due si sposavano avevano bisogno di tante cose, le tazze da the, il servito per la fonduta e la pentola a pressione. Ora che spesso gli sposi convivono da anni in case perfettamente arredate e accessoriate, l'uso è in disuso. E a me viene il muso.
Gli altri due inviti sono praticamente corredati da un conto corrente dove poter depositare la quota per l'agenzia di viaggi.
Lo dico senza tanti giri di parole: a me non piace dare i soldi per il viaggio di nozze. La trovo un'usanza di cattivo gusto. Se non avete bisogno di nulla, meglio per voi. Destinate i regali per una missione umanitaria, fate una donazione ai cani abbandonati, agli ex combattenti e reduci, ai pensionati con la minima. Ma che io debba aiutare due benestanti a fare un viaggio in Polinesia proprio non mi va giù.
A me piace l'idea romantica dei due sposi seduti al desco familiare, apparecchiato da parenti, amici e colleghi. Così mentre sorbiscono la minestrina, mentre bevono l'idrolitina, mentre consumano il pasto con gli occhi colmi d'amore, potranno sentire aleggiare intorno a sé il calore affettuoso dei loro cari. E questo si ripeterà ogni giorno, finché morte non li separi o vettovaglia vada infranta. E sì, ovviamente, fino alla separazione.
Mi pare molto più significativo di una quota pernottamento a Bora Bora.
Vacanzine romane II
Sabato mattina mi sono svegliata di buon'ora. Quando sono in vacanza l'ora buona è quando non suona la sveglia. Avevo proposto di visitare Palazzo Madama aperto al pubblico, e quello era il programma della mattinata.
Mentre l'astrombettista stava valutando la possibilità di aprire gli occhi e svegliarsi in vista di un temporaneo abbandono del letto, ho acceso la televisione in tempo per l'ultimo servizio del Tg1. Proprio la sera prima, mentre io facevo la lost-fan, non troppo distante dalla multisala di Cecchi Gori, c'era stata l'inaugurazione della mostra dedicata a Valentino, in presenza di una vagonata di vips in pompa magna. Mi s'è accesa la lampadina. "Andiamo a vedere la mostra!" ho detto al semidormiente, che ha emesso un grugnito dal significato "Se proprio dobbiamo...". Con l'entusiasmo disequamente distribuito ci siamo avviati, e passin passino siamo arrivati all'Ara Pacis, che è stato smontato e rimontato come un tavolo dell'ikea in un tripudio di acciaio, travertino, vetro e stucco.
Appena ho visto il tappeto rosso sulle scale ho sentito di essere nel posto giusto. Di fronte all'ingresso un gruppetto di persone con un inquietante cartoncino bianco in mano. Avvicinandomi ho avuto la conferma che la mostra sarebbe stata aperta al popolo pagante solo il giorno dopo. Somma delusione!
Ho sbirciato all'interno. "Guarda chi c'è" - ho detto all'astrombettista scarsamente interessato all'evento. (Lui è molto alto e forse per questo non nota mai niente e nessuno). "C'è Waltere". Poi ho riconosciuto la Fracci di schiena per il suo look total-white, calze e tulle compreso. Contenta lei.
Alle ore 10,00 il gruppetto si è mosso e un'hostess ci ha invitato a entrare. E qui è accaduto. Quando ho mormorato costernata (mi è venuta fuori una costernazione esemplare) che non avevamo l'invito, la signorina ha detto "Potete entrare lo stesso".
Gaudeamus igitur!
E così siamo penetrati in quel mondo di bellezza. Senza alcuna esitazione mi sono unita "a chesta cummitiva accussí allèra, d'uommene scicche e femmene pittate". Per la cronaca, spero che Veltroni se la saprà cavare meglio come guida di un partito perché come guida della mostra era parecchio moscio. Poco dopo ha salutato tutta la compagnia e se n'è andato.
Descrivere il godimento assoluto di fronte a quel popo' di magnificenza è un compito arduo. Non sapevo dove guardare, tutto era assolutamente bello. Perfino l'astrombettista ha ammesso una certa ammirazione per l'insieme dell'installazione. Però è andato in estasi solo di fronte ai busti di antichi personaggi nel Museo dell'Ara Pacis (sta passando una fase antico-romanofila per certe letture che sta facendo). Nemmeno il vestito rosso di Sharon Stone ha potuto tanto.
Tra luccichii e strascichi, plissè e rouches, qualche sporadico vip si faceva notare (poco). E' stato bellissimo.
Al ballo di gala poi non abbiamo partecipato, l'astrombettista aveva lasciato il vestito della banda a casa (è l'unico completo scuro che ha) e con le scarpe di tela da 9,90 euro il valzer lento non mi viene tanto bene.
Vacanzine romane (I)
Si è concluso sabato scorso nell'auditorium di via della Conciliazione a Roma, il primo RomaFictionFest, con la cerimonia di premiazione. Alla quale non ho assistito perché a quell'ora io ero a cena in trattoria vicino a piazza Navona, quindi non so né chi ha vinto né chi c'era.
Purtuttavia un piccolo bottino sono riuscita a portarlo a casa. Venerdì ero alla prima italiana della serie "Masters of Science Fiction" di cui sono stati presentati tre episodi. Prima dell'inizio della proiezione è entrato nella sala, incredibilmente semivuota, un signore pelato con una signora bionda. La faccia era molto familiare. La pelata pure. Solo che così pulito e senza cicatrici io non l'avevo mai visto. Eppure era uguale identico a quello della televisione.
Così ho colto l'occasione e molto disinvoltamente ho instaurato un significativo dialogo con Terry O'Quinn, che riporto fedelmente (al più presto saranno disponibili i sottotitoli in italiano).
Ironica (emozionata ed esageratamente sorridente): Hi!
John Locke (caritatevole con l'attempata fan): Hi!
Dopo di che si è seduto a due file di distanza con il piccolo codazzo di accompagnamento.
Ed ecco l'immagine di John Locke che fa ciao con la manina proprio a me medesima in persona.
Per la cronaca, l'episodio interpretato da O'Quinn era il peggiore dei tre, e da come è stato introdotto dallo stesso attore mi sa che non piace nemmeno a lui.
Poi racconterò di come mi sono imbucata alla mostra di Valentino con Veltroni che faceva da guida.
Non mi hanno voluto
Ho partecipato al concorso di Sorrisi e Canzoni TV per far parte delle giurie di questo Festival. Dovevo trovare il finale per una trama di Carlo Lucarelli, ma non sono stata scelta. Peggio per loro. Quando si ritroveranno a premiare Lino Banfi e Incantesimo capiranno quale popo' di competenza abbiano lasciato a casa. Io, svezzata coi Ragazzi di Padre Tobia, allevata con Belfagor e cresciuta con Love Boat. Io la fiction la guardavo quando ancora si chiamava sceneggiato. E non mi hanno voluto.
Ma io a casa non ci resto lo stesso. Per chi fosse interessato arriverò a Roma Termini domani alle 19,08.
Per convincere l'astrombet- tista ho dovuto fargli credere che vedremo dal vivo la dr.ssa Addison di Grey's Anatomy. Ovviamente è una bugia, in realtà l'unico incontro certo sarà con Wolverine (quello senza artigli).
E poi domenica mattina potrei vedere anche il papa. Oppure no. E qualcosa mi dice che sarà oppure no. Buona fine di settimana, speriamo che non faccia troppo caldo.
Fasci-opping
Si avvicinano i saldi estivi ed io vorrei rendere un servizio utile per la comunità, segnalando un esercizio commerciale esclusivo e per intenditori.
Sito presso un paesello della bassa padana (sedicente città), è ospitato in un capannone con ampio spazio antistante in cui i signori clienti potranno comodamente parcheggiare le proprie auto, tra un carro armato e l'altro (tutto vero, sono autentici veicoli militari). All'interno il vasto loft ci accoglie con colori maschi come il verde militare e il nero. Articoli appartenenti ai generi merceologici più disparati fanno affiorare nel compratore necessità mai confessate, dai badili pieghevoli a 12 euro, alle seghe per ossa a soli 6 euro.
Nel settore abbigliamento grande è la scelta di T-shirt, il cui unico inconveniente è che, appena le si indossa, scatta irrefrenabile l'esigenza di fare il saluto romano (che non è "se vedemo"). Introvabile la tuta mimetica con muschi e licheni in offerta a 100 euro, perfetta per pic nic e gite fuori porta.
Per favorire il benessere del cliente ed incoraggiarlo all'acquisto, il proprietario ha distribuito simpatici messaggi tra gli scaffali, di cui solo alcuni esempi è stato possibile ottenere, perché le foto di nascosto col telefonino mi vengono ancora tremolanti.
Naturalmente io stessa ho verificato l'assortimento dei prodotti in vendita, e sabato scorso, mentre valutavo l'eventualità di provare un vezzoso copricapo da marinaio, il compagno infiltrato astrombettista,
sfidando ideologie e convinzioni, ha acquistato una sospetta vanga semi arrugginita col manico storto. Alla mia richiesta, la spiegazione è stata quella che lui usa più volentieri "Costava poco". La vanga è stata archiviata con altri innumerevoli oggetti che costavano poco e che non saranno mai utilizzati.
Se dovessi scomparire e in giardino apparisse un improvviso cumulo, fate leggere queste righe alla polizia.