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Quante cose che non sai di me
Mi è arrivata tra capo e collo una catena. Proprio perché ieri mi hanno detto che scrivo poco, accetto il gioco. Però senza rispettare le regole: non nomino nessuno. Perché sì.
1. Quando ero giovane mentre viaggiavo sull'autobus, avevo paura che qualcuno mi potesse leggere nella mente, e allora mi sforzavo di pensare cose intelligenti per non fare brutte figure. 
2. Il mio nick su ebay è comma22.
3. Non ho mai letto "Siddharta" né "Il giovane Holden".
4. Quando viaggio in auto mi piace cantare (e non guidare).
5. Mi viene da piangere quando penso a persone che non ci sono più o a "treni" perduti per sempre. (Praticamente tutti i giorni).
6. Ho una passione per gli annunci immobiliari con le piantine coi mobilini.
7. Quando vado in bagno mi chiudo a chiave anche se sono sola in casa.
8. Mi sarebbe tanto piaciuto avere una giacca di pelle con le frange lunghe (come Little Tony).
Tempi moderni
Non so se sia un bene, ma io continuo a stupirmi, perfino a scandalizzarmi. A volte.
Nello studio dove lavoro la gente si sposa e figlia. Scelte rispettabili. Quello che mi lascia perplessa è la sempre maggiore "ottimizzazione" degli eventi. Ho già parlato della spiacevole usanza che costringe, per fare i regali di nozze, ad andare in banca a fare un bonifico piuttosto che scegliere ceramiche o tovagliati.
Di conseguenza anche gli invitati si adeguano a questo andazzo organizzativo. Dato che tra cerimoni
a (ovviamente religiosa, perché esteticamente più soddisfacente), pasti e festeggiamenti il matrimonio diventa una vera e propria maratona, nemmeno si sposasse Lorenzo de' Medici con Clarice Orsini (1469), la maggioranza decide di saltare la parte più pallosa ma anche più significativa (quella in chiesa) e di partecipare soltanto ai bagordi mangerecci e ballerini (con animazione e karaoke). Quando faccio osservare che veramente il matrimonio è quello che si celebra nella prima parte della giornata, mi viene risposto che "mica posso stare tutto il giorno in giro". Certo, lo posso capire. E così si sceglie la parte più divertente. Sarà che per me "matrimonio divertente" è un ossimoro, ma la mia latente zitellaggine mi fa preferire altre attività ludiche, tipo il cambio di stagione degli armadi o fare la fila alle casse del supermercato.
Dopo qualche tempo (prima di separarsi) quando sta per nascere il frutto del loro amore, i genitori vanno in un negozio di articoli per neonati, e "mettono la lista", (dando per scontato che chiunque nei dintorni abbia intenzione di fare il regalo). Quindi non si dona più il braccialetto d'oro coi corallini, o il cucchiaio storto per la pappa, la lucina per la notte, la copertina coi puffi ricamati? Tutto dev'essere preselezionato, perfetto, funzionante, controllato, intonato e soprattutto mai sovrannumerario. (Stessa cosa per i figli).
Per me è una gran tristezza. Prima avevo il ruolo della zia che lavora a maglia, ora non faccio più golfini con le scarpine coordinate e il pizzo chantilly. Basta una banconota e la firma su un biglietto.
Ho preso una multa per divieto di sosta (col motorino). Mi sono permessa di togliere qualche decina di centimetri a un residente della zona C. Nemmeno con una macchinina a pedali avrebbe potuto infilarsi in quel pertugio, eppure mi tocca pagare 36,00 euro. Non lo farò più, non sapevo che non si poteva. Mi assolva, Vostro Onore.
Quasi quasi scrivo al Sindaco per chiedergli dove posso parcheggiare lo scooter di seconda mano, 4 tempi, per raggiungere la dolorosa sede di lavoro, e soprattutto chi mi aiuterà ad estrarlo dalle lamiere dei motorini adiacenti quando nel pomeriggio tornerò a prenderlo. Più di una volta ho dovuto implorare un passante, un operaio nelle vicinanze o un motociclista cortese. Perché io, vedi Leonardo, sono in là con gli anni e la forza nelle braccia non è mai stata una mia dote, e quando mi tocca arrampicarmi e divincolarmi per raggiungere la sella, mi innervosisco parecchio e penso anche molte parolacce. Inoltre se non ho lo spazio sufficiente per fare leva con le gambe e spingere lo scooter giù dal cavalletto, mi infurio e le parolacce le dico a voce alta.
Ne va del decoro della nostra storica città, Leonardo, ché i turisti saranno anche stranieri ma un'espressione, diciamo alterata, su un volto rosso di rabbia, quello, lo capiscono benissimo.
Io sono disposta a cambiare vita, se è necessario. Per il bene del Comune posso anche prendere una decisione drastica: smetto di andare a lavorare. Libero un posto sul bus, un parcheggio, non occupo il suolo pubblico. Lo faccio per Firenze, per il suo popolo, per i turisti e per i residenti della zona C.
Bari a Bari
Un gentile lettore (perché quando gli dico che ho scritto qualcosa, gentilmente viene a leggere) mi segnala questo articolo chiedendosi se non sia il caso di fare qualche considerazione. Vorrei essere Michele Serra per riuscire con arguzia e puntualità a redigere un'analisi intelligente del fatto. Siccome invece in questo periodo mi ero perfino dimenticata del blog e passo le ore su ebay a scovare porcellane da rivendere al mercatino, l'unica riflessione che mi sorge spontanea è che uno così io lo prenderei a ceffoni, e con lui il babbo, la mamma e probabilmente anche qualche altro ascendente di ambedue le casate.
Io qualche sbirciatina durante i compiti in classe l'ho data, così come ho suggerito a qualche compagno bisognoso. Ho provato anche io a costruire microsussidi con formule, tabelle e paradigmi da infilare nelle mutande (per la verità i paradigmi nelle mutande sono particolarmente fastidiosi, pungono). Bisognerebbe però che qualcuno, dopo averlo menato, spiegasse al giovane furbetto la differenza che passa tra un espediente che lo studente si è costruito come incoraggiamento (anche perché poi erano scritti talmente piccini che era quasi impossibile che potessero essere utilizzati), e un vero e proprio sistema truffaldino che passa anche attraverso le lezioni generosamente retribuite al Prof. Pollice. Chiunque si può scrivere i fogliolini, non tutti possono permettersi le mazzette da passare al Pollice di turno.
Ma ovviamente lo studente Antonio queste cose le sa, come le sa il padre che ha pagato. Son furbi loro, e hanno i soldi, e così lo studente Antonio sarà un laureato furbo, un medico magari non tanto preparato ma furbo, e poi da grande sarà lui a dare lezioni a pagamento ad altri furbi che si faranno impiantare dentro il cervello microchips che trasmetteranno alla mano le risposte giuste da scrivere (la tecnologia nel frattempo va avanti). Il circolo è banalmente perverso e l'idea di interromperlo è entusiasmante quanto disperante.
Vorrei sottolineare la gustosa e ingenua dichiarazione dello studente Antonio (che dio lo strafulmini) il quale, piccino, per sottolineare quanto abbia studiato per superare la prova così si è espresso: "non sono mai stato così tanto sui libri in vita mia. Sono bianco: se bastava pagare avrei passato l'estate a Corfù con i miei amici, e non in un villaggio a Polignano". E qui, giù, un manrovescio. Ti ci manderei io al villaggio a Polignano a te, a pulire i cessi col mastro lindo.
Per quello che mi riguarda ho sempre superato gli esami perché avevo studiato, anche se in quello di entomologia presi la lode perché piacevo al professore. Denunciatemi.
Viavai
Ci sono. Sfiorando l'irriverenza e con un certo orgoglio, doverosamente mesto, annuncio a tutti che ho fatto il primo punto al Fantamorto.
A proposito di decessi famosi, con tutto il rispetto per una dipartita umana, come fanno a dire che Sabani era un imitatore di razza? Che razza di imitatore era? Gli imitatori nella mia classifica degli intrattenitori detestabili vengono dopo solo ai ventriloqui, ai maghi e agli strozzapalloncini.
Qui a Firenze è in atto una rivoluzione atta a restituire alla città un aspetto decoroso: via i lavavetri abusivi (per i quali però si sta studiando la possibilità di un concorso ad hoc), via i graffitari e via chi si mette i pantaloni a vita bassa (pare che sia una legge già in vigore in Louisiana). In realtà uno dei tre provvedimenti me lo sono inventato io.
Ora, sempre nell'ottica di un restyling delle nostre città, potremmo eliminare chi mastica il chewing gum, chi è troppo grasso, chi è troppo magro, chi è brutto, chi mette il verde col celeste (che, come sappiamo tutti, è tipico del "contadin che si riveste").
(Sono tornata al lavoro. Urge trovare un'alternativa oppure un modo per farne a meno. Ne va della mia salute mentale. E con questo ho detto tutto).
Dimenticavo. Vorrei che bloccassero i distributori dei giornali gratuiti che si piazzano di fronte alla portiera dell'autobus quando si scende e ti schiaffano i fogli sotto il naso, e soprattutto quello che tutte le mattine mi chiede i soldi in via De' Gori mentre, già nervosa, sto andando a lavorare.
Finito. L'ho detto che sto uscendo pazza.