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Il velo impietoso
Questa è la storia di Haidar Mahdi, un terrorista super-ricercato iracheno. Di lui non ho trovato altre notizie, non so quanti anni abbia, che cosa abbia combinato. So solo che è stato catturato per un eccesso di vanità.
Un gruppo di terroristi iracheni doveva effettuare un viaggio su un camioncino. Il problema che si poneva era come poter passare inosservati e svignarsela alla chetichella. Notizie certe, che so solo io, testimoniano che la prima scelta fosse la simulazione di un corteo funebre, ma che sia stato proprio il super-ricercato Haidar Mahdi ad opporsi, perché avrebbe dovuto viaggiare chiuso nella bara e questo lo avrebbe messo in un forte stato di ansia.
Il gruppo ha quindi optato per fittizi festeggiamenti di nozze. Anche in questo caso ho avuto una soffiata che mi ha rivelato la volontà di Haidar Mahdi stesso di interpretare il ruolo della sposa. Pare infatti che, oltre che claustrofobico, il terrorista sia anche molto vanesio. Qualcuno del gruppo ha tentato timidamente di dissuaderlo, offrendogli in cambio la parte di uno dei testimoni, osservando come il bianco non donasse al suo colorito, ma Mahdi ha insistito di voler indossare l'abito da sposa col velo (anzi, pare che sia stata proprio la prospettiva del copricapo di pizzo a fare impuntare il super-ricercato).
Quando sono passati da un posto di blocco vicino alla città di Taji, la polizia ha visto il camioncino addobbato coi fiori, palloncini e le lattine attaccate ai parafanghi e lì per lì non si è preoccupata, ma l'hanno fermato lo stesso (si chiama posto di blocco apposta), forse anche per fare gli auguri a
gli sposi. E qui, dopo un momento di perplessità, hanno arrestato tutto il gruppo, paggetti e invitati compresi.
In questo momento Haidar Mahdi è in galera, e non sa capacitarsi di come abbiano potuto sgamare il suo travestimento. Ha già iniziato gli allenamenti per la prossima fuga: sarà una majorette della Banda Municipale di Baghdad.
Il piccolo principe
Non ce la faccio a ignorare la richiesta dei Savoia di 260 milioni dallo Stato italiano, come risarcimento per i 54 anni di esilio. Se non altro perché mi ha spinto ad essere d'accordo con Calderoli che ha subito chiesto di rimandare in esilio Emanuele col papi e la mami. Quello stesso Emanuele Filiberto che se la deve essere presa a male perché viene deriso per l'uso imperfetto dell'italiano. Non è colpa mia, ha detto, siete voi che mi avete costretto a studiare in Svizzera e per questo ho difficoltà coi verbi, i sostantivi, gli articoli e anche le preposizioni (semplici e articolate).
Mi rivolgo direttamente al principe.
"Fosse quello il problema, Filiberto. Una certa percentuale di italiani ha le stesse carenze, eppure a scuola ce li hanno mandati. Ci avremmo mandato volentieri anche te, anzi, potresti andarci ora, a ripassare la grammatica, le scienze, la geografia e la storia. Soprattutto quella, anche se il programma di terza viene sempre un po' tagliato per problemi di tempo. Ti consiglio una scuola per adulti, serale e pubblica, così di giorno potresti andare a lavorare, tanto per cambiare.
Oppure torna in Svizzera, ma non da esiliato, da emigrante. E siccome noi italiani teniamo in gran conto la famiglia, e non vogliamo che gli anziani restino soli, ti invitiamo a portare con te, oltre che moglie e prole (incredibile, si è riprodotto), quel faccendiere sparatore del babbo, con la mamma siliconata e supponente."
Non me la sento di essere troppo severa con questo ragazzo, in fondo, oltre ad aver frequentato lussuose scuole private svizzere, ha avuto anche la sventura di avere i due genitori che sappiamo. Come dice il proverbio: buon sangue, non mente. Si vede che loro hanno un buon sangue.
XXX
Ho notato un curioso caso di censura ieri sera a "Striscia la notizia". Nella rubrica in cui vengono segnalate le somiglianze tra personaggi famosi e opere d'arte, Giuliano Ferrara è stato riconosciuto nella statua del "Bacchino" o "Nano Morgante" di Valerio da Settignano (1560), posta nei pressi dell'ingresso laterale del Giadino di Boboli (Firenze). La statua in marmo raffigura il dio paffuto (che non è una bestemmia) a cavalcioni di una tartaruga. Nudo.
Forse temendo gli strali del Moige gli autori di Striscia han benpensato di celare le pudenda della statua, offuscando il pisellino marmoreo. La faccia di bronzo di Ferrara invece era in chiaro.
Consigli agli utenti
Se avete intenzione di commettere un omicidio, o anche se solo temete di poterlo commettere prima o poi, fate bene attenzione a quello che immettete in Internet. Evitate di farvi fotografare mentre imbracciate, seppur sorridendo, fucili, mitra o bazooka. Se proprio vi scappa di girare un filmino, non fatevi riprendere per mostrare a tutti quanto siete bravi a rivoltare le palpebre facendo affermazioni del tipo "Sono un vampiro"; se poi sparite dal luogo del delitto vi sgama perfino il RIS di Parma.
Accompagnarsi a Vicenza
Sabato sono stata in gita. In verità non era proprio una gita ma ho fatto in modo che lo diventasse. Il suonatore di trombe aveva un irrinunciabile impegno artistico a Vicenza, e approfittando del fatto che non ci ero mai stata l'ho accompagnato.
Mentre di mattina lui era al Conservatorio a provare, io ho visitato il Teatro Olimpico del Palladio. Mi piace visitare i teatri per almeno due ordini di motivi, uno più nobile, legato al mio passato recitante, soprattutto di testi classici, tra cui il famoso monologo di Medea, meglio noto come "Donne di Corinto" che ha fatto sghignazzare per anni il mio amico farmacista, anche se modestamente, piantata in mezzo al palco, tutta vestita di nero e coi riccioli della permanente sembravo Irene Papas, Maria Callas o un'altra interprete greca a piacere di cui non ho mai saputo il nome. Il secondo (motivo) è che si sta seduti.
Dato che le prove si prolungavano e che con lo stesso biglietto avevo il diritto di visitare la Pinacoteca, sono entrata anche lì. Dove una signora bigliettaia mi ha preso per forestiera e mi ha parlato in inglese; sarà stato il baschetto nero che mi dà un'aria un po' esotica. Per la cronaca ho percorso le sale della Pinacoteca in sette minuti netti, godendomi la solitudine e riflettendo che: a) se avessi voluto avrei potuto scrivere "Padano chi legge" su qualsiasi tela senza essere fermata da nessuno, b) che nel Cinquecento sarei sembrata smilza.
Non è per scarsa sensibilità artistica, mi piacciono i musei, ma preferisco dipinti di altre epoche e/o altro genere. E poi si era fatta una cert'ora e le prove erano finite.
I vicentini sono gentili e simpatici. Credo. Abbiamo chiesto a un passante per andare dove dovevamo andare dove dovevamo andare, e quello ci ha accompagnato dove doveva
mo andare, raccontandoci la sua vita. Era siciliano, impiegato al comune e fino a un anno fa (così ha detto) si occupava proprio di quella manifestazione a cui il suonatore avrebbe partecipato, ma per motivi di gelosia professionale l'avevano fatto trasferire. Ora io mi domando e dico, ma in mezzo alla piazza principale, proprio l'ex presentatore sedicente mobbizzato dei pomeriggi musicali della Sala degli Stucchi dovevamo beccare?
Tralascio la cronaca successiva. Non sono capace di raccontare con perizia sufficiente un concerto di musica barocca. Dirò solo che meno male che c'erano le trombe, perché liuto e clavicembalo sarebbero letali anche per un insonne caffeinomane cronico. Dietro di me una signora novantenne si è assopita lungamente, facendo temere il peggio.
Calorosi applausi per tutti.
Eroe per caso
Ma se una casalinga viene uccisa durante un litigio in un supermercato per accaparrarsi i surgelati scontati, da un colpo partito da un poliziotto avventato e disgraziato, poi le casalinghe più scatenate d'Italia scendono in strada a scagliare sassi contro i poliziotti, a incendiare le automobili, a fare un sacco di casino? E poi al funerale della casalinga sfortunata partecipa la cittadinanza commossa e i politici, mentre la stampa si interroga se non sia il caso di abolire i saldi di fine stagione?
Che cosa c'entri il calcio con la morte molto accidentale del ragazzo di Roma io non l'ho capito. Intendiamoci, per me potrebbero riconvertire tutti gli stadi in centri ricreativi per anziani, quindi la proposta di "GiggiRriva" di chiudere la baracca per un anno non mi scuote né mi turba. Anzi, ditemi dove si firma. Ma il ragazzo era un dj, allora dove sono i vari Tommy, Francy, Ago, Bibi, Alex, Fede, Linus, Max (alcuni me li sono inventati) che chiedono la chiusura delle discoteche, che vanno a spaccare i timpani alle forse dell'ordine, che bastonano i passanti e così via, in segno di lutto?
La verità è che c'è gente che si diverte a menare. Non il can per l'aia purtroppo, che essendo solo metaforico non farebbe male nemmeno alla bestia. Ho visto uno in tv ieri, grosso, rapato, cattivo, vestito di nero, che urlava come un ossesso con la bava alla bocca, e così a occhio, posso dire con una buona approssimazione che a quell'energumeno, del ragazzo morto, non gliene importa un fico secco.
Fantozzianamente
Noi da un mese in studio abbiamo un amministratore. E' anche il responsabile del personale e quindi ci scruta, ci controlla, ci sorveglia. Probabilmente dovrò lavorarci a stretto contatto, e quindi mi trasferiranno ai piani alti appena riusciranno a perfezionare i collegamenti telefonici e di rete tra i vari livelli della nostra organizzazione (livelli altimetrici).
Il nostro amministratore ha 30 anni e -pare- appartenga al gruppo di estremisti cattolici la cui sigla è uguale a quella dell'elemento chimico con numero atomico 17. Credo sia anche un po' timido perché non sorride mai e difficilmente guarda negli occhi mentre ti parla. E poi non saluta, al massimo emette una specie di grugnito. Le ragazze dello studio dicono che è maleducato, ma io credo che sia solo imbranato e pieno di complessi come Robertino (anche se il nostro è ammogliato e perfino con prole). A me non sta molto simpatico, anche perché riporta al capo ogni respiro che viene emesso da noi dipendenti; insomma è uno spione.
Ma siccome io sono dispettosa, ho trovato il modo per ridimensionarlo e divertirmi anche un po'. Faccio l'impiegata iperzelante. Mi chiede di fare una certa ricerca e una tabella riassuntiva? Dopo mezz'ora son lì con qua
ttro pagine di tabelle, scalpitante a chiedere udienza. Allora lui per levarmisi di torno di solito mi chiede qualcosa di più, un confronto tra i dati. Sissignore. Altra mezz'ora e altri schemi, percentuali e, quando voglio esagerare, vado giù dura con gli istogrammi. Il poveretto di solito a questo punto mi manda via e non osa chiedermi più nulla. Anzi, quando mi vede si mostra molto indaffarato. Così ritorno nella mia postazione ghignante e sicura che per il resto della giornata sarò lasciata in pace. Se devo fare un paragone mi viene in mente un personaggio di Alberto Sordi, il compagnuccio della parrocchietta, petulante e ossessivo che perseguitava la Signorina Margherita.
Ovviamente non sarò così per sempre, ma qualcosa mi devo inventare. Oltretutto sono rimasta praticamente sola, non c'è più nessuno con cui parlare veramente, le persone con cui mi trovavo bene sono state costrette ad andarsene e mi mancano. Devo mantenere i contatti di nascosto, e se il mio capo sapesse che io e la consulente di comunicazione e marketing, che è stata quasi defenestrata dall'amministratore, continuiamo a sentirci come amanti clandestini, forse verrei cacciata. Potrei godere dei benefici della disoccupazione, tipo il tempo libero e il sussidio, almeno per un po'.
Poi un giorno racconterò delle mie imprese tra siti web, campagne pubblicitarie online, parole chiave e domini. Una tragicomica parentesi in mezzo al grottesco quotidiano.
Gamma!
Cercando di gioire per le piccole cose, perché quelle grandi non mi danno motivi per farlo, segnalo il ritrovamento di documenti che temevo persi per sempre (come lacrime nella pioggia). Nel sito TNT-Village, che sostengo con entusiasmo e da cui attingo per quella cosa che si fa ma non si dice (si fa e poi si rifà), ho scoperto che è disponibile, oltre a una serie appetitosa di vecchi sceneggiati (Ritratto di donna velata, L'amaro caso della Baronessa di Carini), anche niente popò di meno che "La Biblioteca di Studio Uno". Roba che perfino io me la ricordo solo attraverso le repliche. Si tratta dei classici parodiati dal Quartetto Cetra attraverso canzoni riviste e corrette. Nei Tre Moschettieri, la regina era Nilla Pizzi (non so se mi spiego) che cantava sulle note de "L'edera" "Son qui, io sono ancora qui, che piango sulla federa" mentre lacrimava su un cuscino.
Ma soprattutto ho trovato un mito degli albori della mia adolescenza, uno dei rari casi di fantascienza italiana, egregiamente parodiato dalla coppia Mondaini-Vianello in uno sketch che, sarà stata la giovine età, mi fece tanto ridere. Finalmente potrò rivedere "Gamma", con Giulio Brogi (alias Enea, tanto per restare in tema) a cui, in seguito a un incidente automobilistico, viene trapiantato il cervello. Ma di chi era l'organo trapiantato? Che cosa accade al risveglio del pilota sottratto alla morte dall'avveniristico intervento? Da segnalare nel ruolo della dottoressa che deve rieducare il portatore di cervello altrui, Nicoletta Rizzi, che tutti ricorderanno... che qualcuno ricorderà... che io ricordo in "A come Andromeda", un'altra pietra miliare della mia cultura televisiva.
Per la cronaca, nella parodia la Mondaini faceva il lavaggio del cervello a Vianello, che al suo risveglio andava a casa della Carrà per ammazzarla. Bei tempi.