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Mister Spermatozoo
Grazie alle conoscenze che ho affettuosamente conservato nel prestigioso mondo scientifico italiano, mi sono imbattuta in questo articolo pubblicato nel numero di gennaio del Journal of Evolutionary Biology, in cui viene affrontato con serietà un tema assai interessante. Se il dovere della Scienza è quello di porsi di fronte alla realtà aprendosi al dubbio in cerca di risposte, in questo caso, riprendendo un vecchio proverbio, la domanda da porci è "L'abito fa il monaco?".
Per capire esattamente la genesi dell'indagine in oggetto, che riassumerò per i non anglofoni e i pigri, ho fatto una piccola ricerca anch'io. Marianne Peters è una giovane e simpatica biologa australiana che ha tanto studiato e tanto lavorato. Leggendo il suo CV ho riconosciuto tracce che io pure ho percorso anni addietro. Volontariato, studi sulla dieta dei pinguini, frequentazione del dipartimento di malacologia, tesi di laurea sul successo riproduttivo del Larus novaehollandiae (il gabbiano argentato che vive in Australia), e così via. Argomenti invidiabili, dal mio punto di vista; io avrei voluto studiare i delfini, ma poi dovetti ripiegare sui gatti perché in Arno c'erano solo dei gran talponi.
Comunque, dopo anni e anni di gavetta, la giovane dottoressa ha pensato "Sai icché... " lei non lo sa, ma ha dei lontani antenati di San Frediano e quindi ha pensato "Sai icché, io mi sono stufata. E se per il dottorato di ricerca mi inventassi qualcosa di un po' più stuzzicante?" Esisteva già un precedente studio spagnolo che sosteneva la correlazione tra la bellezza degli uomini e la qualità del loro seme. Qui urge una piccola precisazione. Non s'intendeva dire che gli spagnoli sono teste di... ma che, secondo lo studio effettuato, Banderas avrebbe degli spermatozoi formidabili in termini di numero, forma e motilità.
Insomma l'idea è garbata alla dottoranda, e così dalla sua tesi di dottorato è scaturito l'articolo in questione, che in italiano reciterebbe pressappoco così: "La bellezza maschile fornisce indizi della qualità del seme?" In pratica sono stati selezionati una certa quantità di maschi australiani in base alla loro prestanza fisica (e questa secondo me è stata la parte più gustosa dell'indagine), e le loro foto sono state mostrate a vari gruppi di donne che dovevano giudicarli (e anche questa dev'essere stata una bella fase, ma meno di quella precedente). Parallelamente è stato valutato un campione di seme di ogni bellone. (Gli hanno fatto uno spermiogramma, ma questo è meno divertente). Il risultato è che anche se uno è bello bello, non è detto che abbia degli spermatozoi sinuosi, flessuosi, natanti ed eleganti e soprattutto fecondanti.
L'indagine non è così peregrina come potrebbe apparire. Dal punto di vista evolutivo, si potrebbe pensare che uno bello ha più probabilità di trasmettere i suoi geni di uno brutto, e quindi si verrebbero a selezionare solo gli individui belli e con capacità di fecondare la femmina (che, dicono, è sempre lei che sceglie, ma su questo io ci farei un altro studio). Ma, la realtà è diversa e l'inghippo si risolve pensando al vecchio adagio popolare che dice "Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace". Quindi, siccome alle donne piacciono anche gli imprenditori bruttini ma che le facciano ridere, capita che perfino certi racchi, di cui non posso fare il nome, abbiano la capacità di inseminare l'attricetta di turno.
Vorrei concludere inviando un caro saluto a chi mi ha direttamente e indirettamente segnalato lo studio, e alla ricercatrice Marianne, augurandole di pubblicare altri articoli come questo, così potrò scriverci un altro post.
Il Giardino dei Finzi Contini
Raggiunta dalla chiamata, non alle armi, ma alla giornata della memoria, ho scelto di ricordare questo libro sull'argomento.
Devo confessare che più che esempi letterari mi erano venuti in mente film. Ma da un film al romanzo il passo, a volte, è breve. Giorgio Bassani scrisse "Il Giardino dei Finzi Contini" nel 1962 e la storia di un gruppo di giovani dell'alta società ferrarese, segnati dalle leggi razziali e dall'orrore della persecuzione nazista, vinse l'Oscar nel 1972 col film diretto da Vittorio De Sica.
Invito alla scoperta (o al ripasso) dei nomi di coloro che sostennero le leggi razziali, promulgate esattamente settanta anni fa. Potrebbero esserci delle sorprese.
Pet-ting therapy
Polemica nel Regno Unito perché l'autista di un non meglio identificato autobus non ha lasciato salire sul mezzo, da lui guidato, un giovanotto che portava al guinzaglio la sua fidanzata (del ragazzo, non dell'autista). Nella foto la spiegazione dell'apparente caso di discriminazione: non aveva la museruola.
Segnalazione per toscani e dintorni
Fino a domenica prossima in piazza Santa Croce a Firenze c'è il Paradiso. Non quello di Dante, che scruta sdegnoso il popolo dall'alto del piedistallo, ma quello godurioso della Fiera del cioccolato. Io ci sono andata oggi pomeriggio, dopo il lavoro, a digiuno. E' bastata la visione dei banchetti in mezzo alla piazza a scatenarmi la salivazione. Ho assaggiato, comprato, sgranocchiato, annusato.
C'era un sole tiepido, e mi sono sentita anche un po' felice (non contenta, proprio felice).
Uno stravagante portapenne
Riprendo volentieri la mia rubrica "Oggetti nella testa", per il caso del ragazzo americano di cui si è occupato il New England Journal Of Medicine. Ricordo che qualsiasi segnalazione di casi analoghi costituirà oggetto di interessamento da parte di questo blog, dato che mi considero ufficialmente collezionista di notizie riguardanti corpi estranei inseriti nella testa delle persone.
Satana è dappertutto
Sorprendente rivelazione: nell'Università ci sarebbero professori cornuti e fumatori.
Second life
Finalmente ieri sera, grazie alla potenza del nuovo pc, sono entrata in Second Life.
Che è una delle scemenze più colossali degli ultimi secoli. Ma questo è solo un mio parere, e poi ho visto troppo poco per emettere un giudizio ponderato e motivato. Quindi ribadisco che, di primo acchito, Second Life è noioso, inutile e, cosa peggiore di tutte, mi ha fatto sentire stupidissima. Intendiamoci, la faccenda è anche interessante, entro i limiti dell'interesse che si può avere per le migliori attività che fanno perdere il tempo. Devo dire che il primo impatto è inquietante, e sembra di essere in un manicomio. Ci sono questi omarini che si muovono in modo scomposto, fanno cose strane, sono mostruosi e vanno e vengono chissà dove e chissà perché.
Mi sono creata un avatar col culo grosso e i capelli viola, perché volevo che mi somigliasse in qualcosa. Si chiama Alexandra Shepherd, perché il cognome si può solo scegliere da un elenco e così ho voluto onorare un paio di personaggi dei telefilm. All'inizio non sapevo nemmeno come fare a camminare, poi ho imparato a volare e a sedermi. Volando sono arrivata in una specie di discoteca dove uno stava dicendo di essere un travestito anche nella vita reale ed elencava gli abiti da donna che possiede. Non so perché, ma mi sono sentita fuori luogo e ho ripreso il volo. Sono finita in un locale all'aperto, con le palme e gente che chiacchierava seduta intorno ai tavolini. Un tizio mi ha chiesto di ballare il tango con lui e poi mi ha chiesto se volessi fare del sesso. Siccome ancora non sono sicura che il mio avatar sia fornito dell'apposito apparato, ho preferito declinare l'invito, per non fare brutte figure.
Ho anche incontrato degli italiani, un uomo in smoking e un paio di donne, una con uno strepitoso vestito rosso. Mi hanno detto che loro ci passano le nottate lì. E si divertono pure. Non è che non ci creda, ma ho qualche dubbio che mi ci possa divertire anche io.
Dopo pochi minuti, per niente interessata alla conversazione, ho augurato a tutti la buonanotte e sono letteralmente sparita.
Nella foto, eccomi mentre mi sto cambiando d'abito, in volo sull'oceano.
Another time, another place
Sì, ieri era il mio compleanno.
E ho risentito tante voci dal passato più o meno remoto. Ci si trova d'improvviso in altri tempi e in altri luoghi, ci si sente con un pizzicorino allegro nel cuore e sembra di essere uguali a come si era. Ma non è vero, e alla fine, dopo l'ultima, inaspettata, strabiliante chiamata, sono ripiombata nel presente. Martedì abbiamo l'audit per l'ISO 9001 e in studio sembrano tutti impazziti. Mi hanno costretto a disertare l'incontro del corso d'inglese online che sto seguendo, però ho lavorato due ore in più, e con l'acquisto che ho appena fatto, tutto fa brodo.
Sì, ieri era il mio compleanno. Oggi no.
L'anno che è arrivato
I vantaggi del diventare vecchie:
- diminuiscono i rischi di prendere la meningite
- aumenta la probabilità che ti cedano il posto sull'autobus
- non si devono più comprare gli assorbenti*
- puoi contare sull'indulgenza degli altri perché sei vecchia
- dopo i 65 anni si ha diritto allo sconto sui treni*
...
Maledizione.
(* La cosa, per il momento, non mi riguarda).
Incontro
Oggi pomeriggio, nel mentre che ero alle Poste e stavo compilando alcuni bollettini per pagare una serie di bolli e tasse (sono ligia e osservante), alzando gli occhi per cercare di ricordarmi il codice fiscale, ho visto una signora che mi guardava. L'ho guardata anch'io. E' così che ci siamo riconosciute (funziona quasi sempre).
Era una professoressa del laboratorio dove ho prestato manodopera in passato. E' stata la mia prima capa, sempre molto in tiro, vispa e alla moda, sebbene all'epoca avesse già 45 anni (sic!). La signora è ancora piacente e vivace, e in pochi minuti ci siamo aggiornate sulle nostre vite. Ora è in pensione e se la gode.
Dopo 27 anni di convivenza è stata chiesta in moglie (dal convivente) e alla soglia dei 60 anni si è sposata.
L'ho raccontato a mia madre, la quale ha commentato "Hai visto, c'è sempre speranza".
Che avrà voluto dire?
Buoni propositi
Ieri sera, dopo 14 anni, ho rimesso piede (tutti e due) su un palcoscenico. Ho presentato il concerto di capodanno (come Peppi Franzelin) nel paese dell'astrombettista. (Musiche di Strauss, testi miei).
Spero che mi sia di buon auspicio perché entro quest'anno vorrei tanto poter presentare qualcos'altro. Le mie dimissioni, per esempio.
Peppè peppeè peppeè...
(post necessariamente lungo)
Probabilmente sarà un anno molliccio come gli altri, ma intanto questo 2008 è iniziato con una bottarella di vita.
Ho trascorso gli ultimi dieci fine anno a casa, in pantofole, con il conto alla rovescia dettato dalla tv e brindisi molto ristretti. Cosicché quando l'astrombettista mi ha proposto di provare una serata in discoteca (compresa di cenone al buffet) in riviera (romagnola) prima mi sono detta "Ommamma". Poi ho pensato "Perché no?". E mi sono venute circa una decina di risposte, tra cui, non mi piace la discoteca, non mi piacciono le feste obbligate e poi non so come vestirmi.
Per ritrovare una mia presenza in una discoteca bisogna risalire a quando gli anni '80 volgevano al termine e con essi i miei vent'anni. Già allora c'era troppo rumore e troppa gente per piacermi, ma era una cosa per giovani, ed io ero giovane, non potevo sottrarmi.
Insomma, ci siamo andati. La cena era alle 22,00, ed io, abituata ad orari da casa di riposo, già due ore prima avevo un certo languorino. Procrastinata l'uggia con un cappuccino nell'unico bar aperto in località Lido di Savio (prov. Ravenna), deserto come Dodge City quando stanno per arrivare i banditi, siamo tornati in albergo e, addobbati per l'occasione, ci siamo recati verso il luogo del festeggiamento. Dopo venti minuti di ricerca di un parcheggio, siamo riusciti a trovarlo a 300 metri di distanza (importante notazione perché legata alle mie calzature da di' di festa). Appena penetrati nell'ambiente semibuio mi sono ricordata perché i miopi preferiscono la luce. Il maitre (così è stato definito da una cameriera) ci ha accolti con quella esagerata falsa cortesia dei lavoratori in campo turistico-alberghiero, ma sempre meglio di un calcio in uno stinco.
Ci siamo collocati su divanetti zebrati nei pressi di un'altra coppia, in modo da avere diritto alla bottiglia di spumante per il fatidico brindisi.
Nota: adesso non solo si discriminano i single perché rompono l'equilibrio dei numeri pari, ma addirittura alcuni privilegi sono riservati ai gruppi. Tutta colpa del papa, come sempre.
Il cibo era ottimo e abbondante, ma dopo il risotto e le lasagne io ero bell'e pronta per la tisana della buonanotte. La sala era limitatamente piena di persone che, a occhio e croce (perché non ci vedevo tanto bene), non erano più giovani di noi. Anzi, diciamo che c'erano un sacco di babbioni. Un megaschermo trasmetteva le immagini di raiuno, e così anche quest'anno abbiamo brindato con quelli della tv (va bene cambiare, ma senza esagerare).
C'era una specie di dj. Un signore robusto che, poveraccio, ha provato in tutti i modi ad animare la festa. Prima con un giochino deficiente coi cappellini di carta (che io ovviamente ho disertato vistosamente) e poi, disperato, ha tentato la carta della Vecchia fattoria, ia ia oh. Io pensavo, ma non c'è neppure un VIP, che tristezza. Il signore robusto col microfono continuava a citare la provenienza dei presenti, e quando, con grande enfasi, ha dichiarato che c'era perfino qualcuno da Firenze, mi sono illusa di essere io la VIP della serata.
Poi è arrivata la mezzanotte, il trenino (a e i o u, ipsilon, etc.) e abbiamo cominciato a chiederci a che ora avremmo potuto lasciare la sala senza dare nell'occhio. Abbiamo concordato di resistere almeno fino all'una. Nel frattempo la luce violetta faceva risaltare la camicia bianca dell'astrombettista e le cuciture del cinturino del mio orologio, e questo mi ha intrattenuto piacevolmente per qualche minuto.
A un certo punto, siccome la maggioranza se ne stava seduta a suonare senza entusiasmo le trombette di cartone, il dj deve aver fatto qualche considerazione sulle pance e sulle rughe, e ha cominciato a evocare le hit parade degli anni '70 e '80. Ho resistito a "Oie como va" e al "Gioca Jouer", ma quando è partito "YMCA", i miei piedi devono aver pensato a un deja vu, e così sono scesa in campo. Siamo andati avanti fino a che il fiato mi ha retto, e dopo "Born to be alive", "Knock on wood" e "Don't let me be misunderstood" mi sono accasciata sulla zebra a forma di sedile.
Il popolo si agitava sulla pista da ballo, in un tripudio di sederi (e che sederi) fasciati d
i lamè, signori decisamente anziani con maglioncini girocollo, qualche esagerata con brillantini sulla testa, sugli occhiali, sui vestiti, sulle calze e più non vado oltre. Le due belle topolone, come abbiamo affettuosamente definito due signorine di un gruppo vicino, si dimenavano sotto gli occhi di improbabili tombeur des femmes.
Una cosa molto carina però è successa, e la racconto con una certa emozione. Per la prima volta ho ballato un lento con l'astrombettista, cosa che, siccome abbiamo vissuto le nostre adolescenze e giovinezze in territori differenti, non era mai successo prima. Lo so che non fa ridere nemmeno un po', ma a me è piaciuto tanto. (Peccato che per arrivare a mettergli le braccia intorno al collo mi ci devo quasi impiccare).
Poco prima dell'una sono entrate quattro popputissime ragazze vestite da veline, e questo ha rimandato di un po' il nostro proposito di lasciare la festa. Il tempo di approssimarci con nonchalance all'uscita e mi sono resa conto che, molto poco romanticamente, avevo i piedi in preda a fitte da tacchi alti (per la cronaca, quei cuscinetti di gommina da mettere nelle scarpe non funzionano). Ho arrancato fino all'automobile, e alle ore 1,35 eravamo in camera a vedere "Alien" su Italia1.
Poi stamattina siamo stati al mare a raccogliere conchiglie. L'abbiamo fatto davvero.
Buon anno.