lunedì, 28 gennaio 2008

Mister Spermatozoo

Grazie alle conoscenze che ho affettuosamente conservato nel prestigioso mondo scientifico italiano, mi sono imbattuta in questo articolo pubblicato nel numero di gennaio del Journal of Evolutionary Biology, in cui viene affrontato con serietà un tema assai interessante. Se il dovere della Scienza è quello di porsi di fronte alla realtà aprendosi al dubbio in cerca di risposte, in questo caso, riprendendo un vecchio proverbio, la domanda da porci è "L'abito fa il monaco?".

Per capire esattamente la genesi dell'indagine in oggetto, che riassumerò per i non anglofoni e i pigri, ho fatto una piccola ricerca anch'io. Marianne Peters è una giovane e simpatica biologa australiana che ha tanto studiato e tanto lavorato. Leggendo il suo CV ho riconosciuto tracce che io pure ho percorso anni addietro. Volontariato, studi sulla dieta dei pinguini, frequentazione del dipartimento di malacologia, tesi di laurea sul successo riproduttivo del Larus novaehollandiae (il gabbiano argentato che vive in Australia), e così via. Argomenti invidiabili, dal mio punto di vista; io avrei voluto studiare i delfini, ma poi dovetti ripiegare sui gatti perché in Arno c'erano solo dei gran talponi.

Comunque, dopo anni e anni di gavetta, la giovane dottoressa ha pensato "Sai icché... " lei non lo sa, ma ha dei lontani antenati di San Frediano e quindi ha pensato "Sai icché, io mi sono stufata. E se per il dottorato di ricerca mi inventassi qualcosa di un po' più stuzzicante?" Esisteva già un precedente studio spagnolo che sosteneva la correlazione tra la bellezza degli uomini e la qualità del loro seme. Qui urge una piccola precisazione. Non s'intendeva dire che gli spagnoli sono teste di... ma che, secondo lo studio effettuato, Banderas avrebbe degli spermatozoi formidabili in termini di numero, forma e motilità.

Insomma l'idea è garbata alla dottoranda, e così dalla sua tesi di dottorato è scaturito l'articolo in questione, che in italiano reciterebbe pressappoco così: "La bellezza maschile fornisce indizi della qualità del seme?" In pratica sono stati selezionati una certa quantità di maschi australiani in base alla loro prestanza fisica (e questa secondo me è stata la parte più gustosa dell'indagine), e le loro foto sono state mostrate a vari gruppi di donne che dovevano giudicarli (e anche questa dev'essere stata una bella fase, ma meno di quella precedente). Parallelamente è stato valutato un campione di seme di ogni bellone. (Gli hanno fatto uno spermiogramma, ma questo è meno divertente). Il risultato è che anche se uno è bello bello, non è detto che abbia degli spermatozoi sinuosi, flessuosi, natanti ed eleganti e soprattutto fecondanti.

L'indagine non è così peregrina come potrebbe apparire. Dal punto di vista evolutivo, si potrebbe pensare che uno bello ha più probabilità di trasmettere i suoi geni di uno brutto, e quindi si verrebbero a selezionare solo gli individui belli e con capacità di fecondare la femmina (che, dicono, è sempre lei che sceglie, ma su questo io ci farei un altro studio). Ma, la realtà è diversa e l'inghippo si risolve pensando al vecchio adagio popolare che dice "Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace". Quindi, siccome alle donne piacciono anche gli imprenditori bruttini ma che le facciano ridere, capita che perfino certi racchi, di cui non posso fare il nome, abbiano la capacità di inseminare l'attricetta di turno.

Vorrei concludere inviando un caro saluto a chi mi ha direttamente e indirettamente segnalato lo studio, e alla ricercatrice Marianne, augurandole di pubblicare altri articoli come questo, così potrò scriverci un altro post.

produzione neuronale di ironica | 28/01/2008 18:54 | commenti (15)

 
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