lunedì, 01 settembre 2008

Viaggio in Spagna 3: Barcellona.

Se a Valencia tutto è sotto l'egida di Calatrava, a Barcellona imperversa l'opera architettonica di Antonio Gaudì, uno che, ad analizzare grossolanamente quello che ha fatto, tanto bene col cervello non stava.

Come si dice in questi casi, il suo talento visionario ha lasciato a Barcellona numerose e caratteristiche costruzioni. Le opere di Gaudì, come tutti sanno (quelli che lo sanno) sono caratterizzate da linee curve, forme e strutture ispirate alla natura e rivestimenti colorati perfetti in un parco, curiosamente utilizzati nell'edilizia civile (abitazioni), intollerabile (a mio parere) in quello che però viene definito un capolavoro, che è il "Tempio espiatorio della Sacra famiglia", conosciuto in lingua catalana e/o castigliana "Sagrada Familia".

Trattasi di un originalissimo e unico esempio di "gotico floreale deco art-noveau cubista forse anche un poco dadaista con un tocco". Il tocco era Gaudì, appunto, che ha trascorso gli ultimi 15 anni della sua vita dedicandosi esclusivamente al progetto di questa enorme basilica.

I miei compagni di viaggio erano estasiati di fronte all'immane opera tutt'ora in costruzione. Io un po' meno. Avevo già visto la Sagrada Familia sedici anni fa, ma solo dall'esterno, stavolta ci entrata dentro e ho subito pensato a un incubo. 

Devo ammettere che come Tempio espiatorio è perfetto, fa proprio paura: c'è anche una statua che ricorda Belfagor il fantasma del Louvre. Il resto è di una grandiosità che tende a intimidire i credenti. A me venivano in mente i racconti di Lovecraft e Poe: secondo me quando sarà terminata la basilica, una forza demoniaca s'impossesserà del prete durante la consacrazione, e le colonne si animeranno, e si spalancherà il pavimento e tutti verranno ingoiati dall'abisso dove un mostro con mille bocche affamate risucchierà i fedeli espianti (participio presente di espiare).

Faceva molto caldo, quel giorno a Barcellona.

produzione neuronale di ironica | 01/09/2008 19:01 | commenti (6)

 
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